La crisi non è affare di tutti

I capi di governo, quelli di paesi in difficoltà economica grave, che arrancano nell’economia cercando di strappare almeno una crescita dell’1% annua, si trovano a dover fare i conti con le tasche dei propri cittadini, ma non con le tasche proprie. Le politiche di austerità (a cui l’Italia non è, ancora, dovuta ricorrere) stringe la cinghia fino a quasi togliere il respiro.
In Italia non si sta di certo una favola, non siamo un paradiso (neanche fiscale), eppure la classe politica reclama soldi come se nulla fosse: giusto oggi, trovo un’inchiesta di Repubblica che indica come molti partiti (anche quelli che ora non esistono più e che non siedono più in parlamento) prendano ancora milioni di rimborsi spese per le vecchie elezioni. Faccio solo alcuni esempi (per tabelle completa, qui):

Forza Italia: 96 milioni (nel 2010)
DS: 74 milioni
Margherita: 42 milioni

Insomma, tutti soldi che potrebbero essere risparmiati, ma che invece tutti reclama a gran voce, anche se gli assetti politici sono cambiati, e di gran lunga. E gli Italiani tirano a campare.

La chiave di tutto è nel comma di un articolo accuratamente nascosto nelle pieghe delle legge mille proroghe che viene discussa e approvata in parlamento il 2 febbraio del 2006. In quella norma sta scritto che il rimborso elettorale (che la legge numero 157 del 1999 fissa in un euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali da dividere percentualmente in base ai voti ricevuti) spetta ai partiti anche in caso di chiusura anticipata della legislatura. Dunque, lo Stato continua a versare i soldi ai partiti per tuti e cinque gli anni, anche se il parlamento è stato sciolto. Adesso, la legge è stata corretta, ma le nuove regole varranno solo a partire dalle prossime elezioni.[cit.]

Si è sempre più parlato di diminuire i parlamentari italiani che guadagnano uno sproposito rispetto alla media dei partner Eu. Ma se la psicologia dell’azione è: diminuire per far guadagnare di più a chi è presente, allora non ha senso. Bisognerebbe cambiare parecchi meccanismi ormai consolidati da anni, sia a destra che a sinistra. Sono sempre tutti d’accordo quando c’è da votare aumento dei rimborsi, di stipendio o approvare che dopo una legislatura di 5 anni, un deputato possa andare in PENSIONE!!!

Tre miliardi di euro. Sono i soldi pubblici che i partiti italiani hanno incassato in sedici anni: il tesoro nascosto della Seconda Repubblica. Una cascata di denaro prelevato dalle tasche dei cittadini e trasferito nei forzieri che sostengono la macchina politica del nostro paese. E stiamo parlando soltanto dei fondi elargiti dallo Stato a partire dal fatidico 1994, anno di svolta dopo la tempesta di Tangentopoli, segnato dall’introduzione del sistema maggioritario.[cit.]

Beh, cosa aggiungere di più. PANCIA MIA FATTI CAPANNA!!!

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