L’importanza della scelta

Lo scandalo intercettazioni fa tremare il mondo anglosassone e arriva come una bomba in questa tiepida estate. Uno degli uomini più potenti del mondo finisce sulla graticola per reati gravissimi, un intero sistema mediatico e di pensiero sta per sfracellarsi al suolo irrimediabilmente. Arresti eccellenti, pezzi grossi, alta politica, polizia, tutti coinvolti in un tiro macabro al massacro che si gioca e si è giocato sulle spalle di tutti, dei “vips” come della royal family, degli attori, dei ministri, dei bambini. Sui vivi come sui morti. Tutto questo indigna profondamente l’opinione pubblica, portando alla chiusura (obbligata) di un settimanale storico, ad arresti ed infinite indagini interne, esterne, parlamentari, manageriali, polizesche, dilettantesche, tutti pronti a levare il dito o a lavarsi dall’onta, infame, della colpevolezza. E’ la solita vecchia storia delle tre S “sangue, sesso e soldi”, questo è quello che vende, questo è quello che ci offrono. Questa volta l’asticella si è alzata troppo, dicono, spingendosi fino ad un limite che non poteva essere valicato. Ma pensandoci bene non è poi così diverso da quello che viene trasmesso sugli schermi della nostra videocracy o stampato sulla nostra carta straccia. Centinaia di ore spese a guardare le vite spezzate della “giovane Sara” (Scazzi), della “povera Melania” (Rea), della “piccola Yara” (Gambirasio), decine e decine di programmi che si ostinano a mostrarci il volto peggiore della vita con una violenza che si dimentica dell’orrore e si abbandona al feticcio della morbosità. Tutta questa televisione, questa stampa da quattro soldi indossa l’abito della notizia, ma è frutto della (sotto) cultura che si vende per qualche punto di auditel o per una maggiore tiratura. Non c’è nulla che si avvicini all’informazione, meno che mai alla formazione, nei tanti contenitori pomeridiani che impestano le nostre tv. Se è vero che siamo quello che mangiamo, è anche vero che siamo quello che leggiamo e che guardiamo, l’informazione di un paese è il metro della sua civiltà. Stiamo molti attenti a guardare con disprezzo quello che avviene altrove se prima non sappiamo vedere quello che succede in casa nostra. Teniamo ben presente che Sky è “incumbent” delle tv private in Italia: da un lato Murdoch-loSqualo e dall’altro Berlusconi-il Caimano. Noi in mezzo a difenderci e a chiederci se quello che ci danno assomiglia a quello che vorremmo scegliere se ne avessimo le possibilità. Sembra chiaro che la privacy non sia più una priorità nella società dei social network in cui si vuole sapere tutto di tutti, ma quando la pietà e il rispetto del dolore altrui non sono più un valore, allora questa stessa società inevitabilmente regredisce e con essa ogni singolo uomo.

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