Braccia rubate all’agricoltura

I calciatori scioperano e il popolo di facebook (e non solo) si indigna. Questo post spopola nelle bacheche dei vari profili: Mio caro calciatore, potrai permetterti di scioperare quando: 1) il tuo stipendio mensile non superi i 1000 euro mensili. 2) quando la tua sveglia,comprata a 0.50 centesimi dai cinesi ti suonerà 6 giorni su 7 alle 6:30 del mattino. 3) Quando inizieranno ad arrivarti le bollette di luce,acqua,gas,telefono,assicurazione auto,bollo auto,canone TV, ricariche del cellulare a TUE SPESE… Ecco,allora potrai PERMETTERTI di scioperare…. MERDA!!

Oppure: CALCIATORI CHE SCIOPERATE SENZA AVER MAI LAVORATO UN GIORNO (seguiti dalla foto qui a lato)

Insomma, a molti non va giù questa presa di posizione dei calciatori. Tanta delusione da uno sport (come altri) mosso, ormai, dal puro senso degli affari: milioni e milioni spesi per acquistare giocatori, un meccanismo che snatura la passione che l’Italia ha nel gioco del calcio. Ma questo non è mai stato un segreto e purtroppo ci abbiamo convissuto fino ad ora senza (o quasi) battere ciglio.
Ma naturalmente, c’è sempre la goccia che fa traboccare il vaso: i giocatori si rifiutano di accettare l’inserimento, nel contratto, di una “clausola” che prevede che i giocatori, oltre ai normali contributi, versino (COME TUTTI GLI ITALIANI)  il contributo di solidarietà (nel caos in cui tale legge venga posta in vigore).

I giocatori, vengono pagati spropositati milioni, ad esempio 17 milioni, di cui 7, vanno a finire allo stato, mentre i restanti entrano puliti nelle loro tasche (che sono ben 10 milioni). Viene tutto gestito, naturalmente, dal datore di lavoro (il presidente o chi per lui della squadra). Con il contributo di solidarietà, le tasse da pagare sarebbero maggiori, ma non si sa ancora bene quanto, visto che il disegno di legge non è ancora chiaro.

Ci sono però anche altre questione, messe in evidenza da Calciopro:

  1. Contratto flessibile con introiti legati ai risultati. L’Aic lo vuole flessibile solo al 50%, la Lega di serie A lo vuole per intero, compresa l’automatica riduzione degli stipendi in caso di retrocessione in serie B;
  2. Professionalità al 100%. Secondo la Lega il calciatore deve fare solo il calciatore, per l’Aic è libero di svolgere un’altra professione durante il tempo libero;
  3. Il comportamento dev’essere rigido ed eticamente irreprensibile per la Lega anche fuori dall’orario di gioco o allenamento, mentre per l’Aic i calciatori devono essere liberi di fare quello che vogliono durante il tempo libero;
  4. Le terapie fisiche devono rimanere circoscritte allo staff del club per la Lega, mentre per l’Aic i calciatori possono farsi curare da chi vogliono (come già avviene con gli specialisti come Martens che cura i più grandi campioni di qualsiasi club);
  5. Le sanzioni per la Lega devono essere pagate dal club in modo automatico, per l’Aic invece bisogna sempre rimettersi alla decisione del collegio arbitrale. Inoltre l’Aic vuole avere mano libera nelle sanzioni ai propri calciatori, svincolandole dall’ingaggio (attualmente non si può superare il 30% dello stipendio);
  6. Il presidente del collegio arbitrale dev’essere scelto esternamente dalla Lega; tramite sorteggio interno dall’Aic;
  7. Per la Lega un allenatore può allenare una squadra in due gruppi distinti, per l’Aic i calciatori devono invece stare tutti uniti;
  8. Il punto più dibattuto è l’ultimo, quello dei trasferimenti. Per la Lega un calciatore non può rifiutare il trasferimento ad un club dello stesso livello di quello in cui si trova attualmente e che gli garantisca lo stesso stipendio, se il suo club di appartenenza si accorda per la vendita del cartellino. In caso di rifiuto, il contratto si intende rescisso automaticamente con una multa da pagare da parte del calciatore che ammonta al 50% del suo stipendio. L’Aic si oppone totalmente a quest’iniziativa.

Beh, forse la presunzione, da qualsiasi parte si guardi è molta quanto l’ipocrisia. La colpa non è solo dei giocatori, ma anche dei presidenti che li comprano e dei tifosi che non si indignano abbastanza. L’Italia degli eccessi dà il suo volto peggiore (sempre che ne abbia mai avuto uno migliore). In questi momenti in cui la società civile diventa sensibile a queste tematiche, in cui si sentono presi in giro, il gioco del calcio rischia di subire un duro colpo. Forse molti hanno ragione che i calciatori non dovrebbero guadagnare cifre così esorbitanti: tanto loro, anche se scioperano, vengono pagati; un normale lavoratore, scioperando, si priva dell’importo di quella giornata di lavoro.

A voi il giudizio.

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