Un uomo solo (al comando).

Non so se avete sentito l’intercettazione uscita oggi sul sito di RepubblicaTv (fonte) tra il presidente B. e il giornalista L. , ecco se l’avete sentita avrete senz’altro notato la totale assurdità del dialogo. Insomma, lui è un presidente, Il Presidente, Il Primo Ministro e lì diventa un “dottò” qualunque, un uomo vessato da un giornalista che lo disturba mentre lavora (piace pensarlo chino alla scrivania, per una volta), per farsi due chiacchere e dare consigli. Quantomeno strano che un giornalista chiami un politico non per avere notizie, ma per dare notizie, molto somiglianti a veri e propri ordini. Chi era Valter Lavitola al tempo dell’intercettazione? Un semplice direttore di un giornale una volta glorioso che oggi ha una tiratura vagamente esigua, quindi che influenza ha? che ruolo? che diritto avrà mai questa persona di disturbare un personaggio come B. impegnato a districarsi tra capi di stato e crisi economiche? Chi è in realtà il giornalista Lavitola? Magari un privato cittadino che chiama il presidente per dare consigli nell’interesse del paese, magari è un nuovo servizio offerto da Palazzo Chigi, ci sarà un numero verde!

E B.? la figura di B. in tutto questo è sconcertante. Sembra affranto, afflitto, parla con voce bassa, sussurando quasi, dice cose da uomo vessato da tutti, un uomo solo contro il mondo, assalito dai comunisti come dai fascisti, dagli imprenditori e dalle toghe. Non ne esce bene B. da questa intercettazione, non tanto per il contenuto in sè, quanto per la figura dell’uomo prima e del politico poi. Appare stanco, incapace di decidere e disposto ad ascoltare i consigli di una persona che non ha nessuna autorità per darglieli. Anzi sembra abituato a sentirlo, appaiono intimi “Un bacione dottò”. Eppure oggi Lavitola è latinante, obbligato a latitare da un signore a cui un tempo dava idee preziose. Questa è l’Italia di oggi, guidata da un uomo non solo inadatto a governare, ma anche visibilmente incapace a farlo, tanto da aver bisogno di un badante. “L’Italia merita qualcosa di meglio” scrive oggi sulla Stampa il direttore Calabresi (fonte) . “Povera patria” scriveva nel 1991 Franco Battiato, appunto.

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

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