Il pm: Berlusconi colpevole, c’è la prova

Ecco un articolo di oggi del Sole 24 Ore:

Silvio Berlusconi è colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Sono le sei del
pomeriggio quando il pubblico ministero Fabio De Pasquale pronuncia le parole
che preludono alla richiesta di condanna per l’ex presidente del Consiglio,
accusato di corruzione in atti giudiziari per aver pagato 600mila dollari
all’avvocato inglese David Mills in cambio di testimonianze reticenti nei
processi All Iberian e tangenti alla Guardia di finanza. «Per l’accusa –
scandisce De Pasquale – è certo al di là di ogni ragionevole dubbio che questo
denaro è un regalo di Silvio Berlusconi a David Mills» perché quest’ultimo «gli
evitasse un mare di guai. Mills schermò Berlusconi, nascondendo l’origine della
provvista. In un certo senso fece scomparire il cadavere».
A otto anni
dall’inizio del processo, e dopo continue interruzioni dovute alle leggi ad
personam, De Pasquale tira le fila nella sua requisitoria partendo dalla
sentenza delle Sezioni unite della Cassazione che ha prosciolto Mills per
intervenuta prescrizione del reato ma ha accolto le conclusioni dei processi di
primo e secondo grado, in base ai quali l’avvocato inglese è stato condannato a
quattro anni e sei mesi di reclusione. «C’è la prova della responsabilità di
Berlusconi – dice il pm – e sta nella sentenza della Cassazione», che secondo
l’articolo 238 bis del codice di procedura penale «non è solo un contenitore di
materiali probatori ma è essa stessa una prova». Poi De Pasquale elenca i punti
fermi della sentenza, che – ricorda – ha verificato «la sussistenza del reato di
corruzione in atti giudiziari» di Mills. Parte da quello che definisce «il
fulcro della reticenza di Mills», e cioè aver schermato la vera proprietà delle
società del comparto B del gruppo Fininvest. «Il primo regalo di Berlusconi a
Mills – prosegue De Pasquale – fu per aver tenuto lontano il gruppo Fininvest da
Horizon», la società dove confluirono i proventi della vendita di Telepiù, il
canale televisivo che Berlusconi non avrebbe potuto controllare in base alla
legge Mammì. Tra Mills e Berlusconi – aggiunge il pm – ci sono due operazioni
importanti: il cosiddetto «dividendo Horizon» e il «regalo di 600mila dollari,
che si sviluppa in un coacervo di commistioni tra patrimoni di Mills e di Diego
Attanasio in un’enorme lavatrice che prende il nome di studio Marrache», la
società di Gibilterra che gestiva parte dei soldi amministrati dall’avvocato
inglese.
Ma è sulla lettera di Mills al chartered accountant Bob Drennan che
la requisitoria si sofferma. In quella missiva Mills riferiva di aver ricevuto i
600mila dollari per aver tenuto «mister B.» fuori da un mare di guai durante le
sue testimonianze. De Pasquale esclude che «mister B.» sia l’ex manager
Fininvest Paolo Bernasconi perché – scandisce – «Bernasconi è innocente». E
afferma che quella lettera è «una confessione stragiudiziale», che Mills non
immaginava sarebbe finita nelle mani delle autorità inglesi e italiane. «Le
prove raccolte in questo dibattimento – osserva De Pasquale – sarebbero di per
sé sufficienti» per stabilire la colpevolezza di Berlusconi, al di là della
sentenza della Cassazione, anche perché – per il pm – la difesa non è riuscita a
trovare «un alibi» se non ribadire la tesi che i soldi provenivano dall’armatore
Attanasio.
De Pasquale parla per due ore e proseguirà la requisitoria
mercoledì 15, ma sulla prossima udienza pesa un macigno lanciato dai difensori
di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo secondo i quali «questo tribunale
non è imparziale». Dopo che il tribunale aveva respinto la richiesta di
ascoltare un’altra sessantina di testimoni e di leggere gli atti utilizzabili
per la discussione («Una richiesta che mi riporta a 20 anni fa, quando nei
processi di mafia era usato questo formalismo», ha detto De Pasquale), Ghedini e
Longo hanno protestato: «Dovremo valutare se permangono le ragioni per la
permanenza di questi difensori». Insomma, c’è il rischio che i legali rimettano
il mandato al termine della requisitoria o che sia lo stesso Berlusconi a
decidere di farlo causando un nuovo stop al processo. 
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