Metamorfosi

La mia forza scivola nuovamente in una rabbia senza ritorno che ha accecato gli occhi con i suoi lampi di luce. La tensione provoca scintille così definite che potrebbero portare presto ad un corto circuito. Ogni meccanismo potrebbe incepparsi e portarmi ad una follia malata. Il mio database trasmette informazioni sconnesse, i fili stanno bruciando all’interno e tutto il mio sapere civile si trasforma in una ignoranza aggressiva: quell’istinto animale che non mi rende una totale macchina da combattimento. I cip hanno iniziato a morire in una agonia anomala, provando dolore. Ogni goccia di acido secca sotto la pressione del surriscaldamento. La crosta compatta emette l’odore della fine di ogni funzione di default e i miei occhi si opacizzano, diventando grigi e spenti. Nella mia gabbia sociale tento di escogitare un modo per la fuga, prima dello spegnimento totale. Una volta il latte purificava gli ingranaggi, ma il serbatoio non eroga più la soluzione adeguata per il giusto rinnovo di potenza. Tutto marcisce e le vie vitali si intasano per una morte cerebrale che ormai sembra inevitabile.


La mia rabbia muta in pazzia: una dote tanto umana da risvegliare i miei organi vitali, facendo scorrere il sangue nelle mie vene secche. Ecco farsi avanti l’ossuta nudità del mio essere umano: una fragilità inquieta che ha disimparato a vivere. Tutta l’adrenalina scuote il cervello cercando di mutare la follia compulsiva in normalità crescente. Gli occhi si accendono di una luce malsana, da purificare: ignettati di rosso fuoco, emettono un gemito di frustrazione, un grido di liberazione. Lo stomaco si contrae, si contorce per la fame secolare che lo ha tenuto a bocca asciutta. La mia pelle arida è posata sullo scheletro, senza lasciare spazio a nessuna fantasia nell’immaginare la situazione estrema della mia resurrezione. Sono il dente marcio nella bocca del sistema che ha osato mangiare il frutto proibito dell’onestà, per inghiottirlo senza pietà.

L’aria stagnante è insopportabile da respirare: i miei polmoni inspirano a fatica nell’asma cronica fossilizzatasi nei miei bronchi. Le mie membra tremanti passano tra le sbarre, ma cadono appena fuori, sotto il peso della misteriosa forza di gravità, lasciandomi senza fiato. Han venduto l’anima, lasciando che il mio corpo subisse il mutamento da automa. Ora ho riscoperto il mio corpo, le mie vane possibilità. Devo aspettare che anche il mio spirito si liberi dalle catene per raggiungermi e darmi la forza necessaria per continuare questa fuga-suicidio. Essere lo schiavo con consapevolezza, ma non poter far niente per cambiare le cose. Spesso mi è mancato il coraggio, soffocando la mia essenza umana. In questo momento sono il fallimento di un enorme progetto di controllo, una speranza per qualcosa che nasce nel cemento. Sento le convulsioni del cuore legate alle convulsioni della mia anima che vaga impotente, cercando di trovarmi.

Apro febbrilmente gli occhi bianchi, vetro venato. Mi trascino nella direzione che mi suggerisce l’istinto: il pavimento è gelido, viscido. Guardo dritto davanti a me e scorgo quel raggio di sole ormai dimenticato. Lo raggiungo e mi lascio baciare dalla sua luce. La mia anima percepisce le deboli vibrazioni, sente i battiti soffocati del mio cuore. Rimango inerme come un ramo spoglio e secco, aspettando impaziente una nuova scossa di vita. Quello spirito fantasma si libera tra le nuvole, si carica di forza e mi punta come un falco verso la preda. L’impatto è forte: l’unione libera luce accecante. Ritornare alla vita è sempre una prova audace che spesso non porta ad un lieto fine. Rimango steso per qualche attimo, nella confusione del risveglio: apro gli occhi con timore, ma eccoli tornati a riflettersi nell’azzurro del cielo, liberi da qualsiasi costrizione. Chiedo ora alle nuvole di regalarmi un sogno puro. Piove la notte ed io dietro di lei, cerco di seguire il fuoco, volando come una rondine verso la sua nuova primavera.

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