Le luci si spengono su Atene – parte 3

[Traduzione da El Pais, qui trovate la prima e la seconda parte]

Un’altro partito è quello dei Moloch, i cui membri sono stati reclutati tra le file dell’apparato statale greco e dalle sue imprese. Il partito si divide in due gruppi. Al primo, appartengono i funzionari e gli impiegati dei servizi pubblici e delle aziende statali. Nel secondo gruppo si trovano i sindacati. Il partito dei Moloch è il braccio extraparlamentare del governo e il garante del sistema di mercato, è composto principalmente da quadri e funzionari del partito. (…)

Il sistema ha una storia molto lunga, che arriva fino alla fine della guerra civile, negli anni ’50. Fu allora, quando i nazionalisti, vincitori della contesa, riempirono l’Amministrazione di compagni di trincea e fedeli confratelli. Era il premio per la loro lealtà agli ideali nazionalisti.

Dopo, nel 1981 – successivamente all’entrata della Grecia nella CEE – arrivò al potere il primo governo del partito socialista, il Pasok. (…) Secondo tale partito, dopo il lungo dominio dei partiti di destra, l’apparato statale era condizionato dal momento che rifiutava le forze liberali e risultava impossibile governare se le persone di fiducia dei socialisti non avessero occupato i posti chiave dell’Amministrazione. Tuttavia, non si fermarono solo ai posti chiave, e molto presto l’intero apparato era in mano ai membri del Pasok e ai suoi contatti. Quasi uno ogni ogni due militanti del partito ottenne durante quegli anni un posto nell’Amministrazione.

Da allora, tutti i governi hanno fatto di questa politica di raccomandazioni una religione, fino ai primi mesi della crisi. Fino ad allora c’erano abbastanza soldi, grazie alle sovvenzioni della CEE e più avanti dell’UE. Quando i soldi scarseggiavano, si coprivano i buchi a colpi di credito. La maggior parte dei membri del partito nell’Amministrazione non lavorava o faceva solo il minimo indispensabile. Una amica, ingegnere in un organismo statale, mi raccontava la sua esperienza: da un anno, era arrivato un nuovo collega in ufficio. Il primo giorno disse: “Cari colleghi e colleghe, ho dimenticato tutto quello che ho imparato all’università”. Non ha lavorato neanche un giorno e sembrava non contrariare nessun superiore.  

Ma il partito dei Moloch è diviso. Una parte si sentirebbe molto più comoda nel partito dei martiri. Si tratta di quei funzionari che non si sono presi il loro posto con una loro conoscenza nel partito, quindi decisero di formare una sorta di opposizione. Sono gli unici funzionari che lavorano davvero, a volte caricandosi dei doveri di due o tre colleghi membri di partito. Sono le vittime del sistema. (…)

Il quarto e ultimo partito della società greca è quello che più mi preoccupa. E’ il partito dei senza speranza: i giovani greci, seduti tutto il giorno davanti al pc, cercando in internet, disperati, un lavoro, ovunque esso sia. Non sono emigranti come i loro nonni, che negli anni ’60 andarono in Germania dalla Macedonia e dalla Tracia per trovare lavoro. Questi giovani sono andati all’università, alcuni hanno addirittura un dottorato. Tuttavia, quando terminano la loro carriera universitaria sono automaticamente disoccupati. (…)

Sarà a causa della recessione, dei mezzi di contenimento della spesa, dei tagli al debito o delle riforme, il fatto è che stiamo sacrificando tre generazioni in nome della crisi. Oggi sono i giovani che perdono più di tutti; domani lo saremo noi, perché in qualche anno ci mancheranno le forze per continuare a lottare. (…)

Le generazioni nate dopo il 1981 non sono cresciute in un’epoca di vera miseria, ma di falsa ricchezza e gli viene un attacco di panico non appena si insinua la parola “rinuncia”. La povertà risulta tanto aliena quanto il deserto.
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