MEMORIALE DI UNA TRAGEDIA: Nord-Ost. 10 anni. Il niente!

[Traduzione da Slon]
 
 
 
Il ricordo più nitido di quella notte in cui ho vegliato sul “Nord-Ost'” sono quel freddo acuto, umido e sepolcrale; quelle piogge, a volte, mescolate con la neve; la giacca impermeabile, foderata di pelo; un paio di bicchieri di cognac, offerti da Tolik Fedorov, compagno di studi e famoso giornalista di cronaca nera.
Allora lavoravo per un giornale, che attualmente non esiste più, e il turno di giorno era stato dato ad alcuni ragazzi del reparto, mentre a me il destino aveva riservato il turno di notte.
E, riguardo al “Nor-Ost'”, lo stand-by delle telecamere era continuo e le notizie nulle. Fatta eccezione per le visite sul posto, all’interno, della gente che ha cercato di fare qualcosa.
Ora ricordo che in quasi tutte le volte in cui ci siamo visti con Anna Politkovskaja, ci è capitato spesso di parlare al buio. Una volta fu particolarmente divertente alla “Novaja Gazeta”, a cui allora non facevano irruzione nel sistema informatico, ma in modo banale tagliavano la corrente,  per “farci andare” a casa .

Il mio amico Sasha, che al tempo lavorava per Ren-Tv, si è dimostrato un uomo astuto perché, ancor prima che mettessero il blocco intorno al “Nord-Ost'”, riuscì ad affittare un appartamento con le finestre che davano su quel centro culturale, a posizionarci una telecamera, a fare scorte di videocassette e batterie per riprendere tutto in modo continuo. Tutto in stand-by.
 
Fu solo più tardi, solo dopo l’assalto, descritto magistralmente da Michail Michajlin su «Ъ», Sasha ha analizzato al secondo i video. Si è imbattuto in una scena, nel momento in cui un gruppo di forze speciali  portano fuori un corpo,  quasi avvolto in telo mimetico, e lo adagiano a destra dell’ingresso. In seguito i soldati si riuniscono in gruppo e si consultano. Un uomo si separa dal gruppetto (una donna, abbiamo capito in seguito), si avvicina al corpo, tira fuori una pistola e spara. Il colpo si sente debole nella registrazione.
 
Abbiamo consegnato questo video a Muratov della “Novaja Gazeta”. Lo ha guardato diverse volte, poi ha acceso tutti i “disturbatori per le intercettazioni” nel suo ufficio e ha chiesto con una faccia spaventata : “Che cos’è stato?”.
 
Per qualche motivo l’aveva chiesto a noi. In seguito, attraverso il giornale, l’ha chiesto a chi di dovere.
 
Da allora non c’è stata risposta.
 
Molte domande sono rimaste senza risposta.
 
Le forze di polizia operative, con cui mi è capitato di lavorare, ad alcune domande hanno dato risposta, ma sono state solo delle gocce in un mare.
 
Anche se l’informazione più importante che hanno comunicato allora fu l’esplosione al McDonalds a Sud-Ovest della città, dove anche sono morte delle persone. Io sono corso là, e in seguito ho parlato con il capo del reparto moscovita anti-crimine. Proprio lui mi ha detto, in seguito, che l’esplosione è stata un’azione che anticipava la tragedia del “Nord-Ost'”. In quell’esplosione ha fatto riversare le principali forze di sicurezza e le macchine ai posti di blocco controllavano solo quelli che uscivano dalla città. Fu allora, secondo una della versioni, che in città furono introdotte anche le armi e gli esplosivi per l’attentato al “Nord-Ost'”. Insomma, l’operazione ha avuto diverse fasi.
 
Mi ricordai, che dopo le esplosioni delle case a Mosca chiesi informazioni ai corpi operativi, che ogni settimana, in quel periodo, sequestravano due-tre pistole, importate dalla Cecenia. A volte sequestravano direttamente in stazione sui treni appena arrivati. Io chiesi: “per quale motivo vi siete persi così tanto esogeno?
 
Mi hanno risposto: “Noi non abbiamo niente a che vedere con tutto ciò –  e indicavano il cielo con un dito.
 
Poi pensai ancora alle esplosioni delle case e alla versione ufficiale di come fu portato l’esogeno dalla Cecenia a Mosca: i terroristi non potevano pensare ad una cosa più stupida. Allora iniziai a cercare se ci fosse un luogo più vicino a Mosca dove poter trovare l’esogeno. E c’era. Nei dintorni di Mosca. Il magazzino si trovava sotto la protezione delle strutture del ministero degli esteri. Quando ho chiesto se furono fatte delle analisi comparative del materiale esplosivo degli scantinati delle case con l’esogeno proveniente dalla regione di Mosca, i poliziotti mi hanno detto che non era stato fatto nulla di simile. E non l’hanno fatto in seguito. Perché, in primo luogo, non hanno potuto portare dei campioni al magazzino, che essi stessi proteggono, dal momento che la loro tutela è stata rimpiazzata dal personale della Sicurezza dello Stato, che non lasciano passare neanche un cane sul territorio. Neanche un cane in uniforme. In più gli stessi poliziotti sono stati spinti lontano dalle indagini.

Ricordo ancora la moglie di uno della Tv, del gruppo dell’allora NTV, che fu al “Nord-Ost'” e riprese i terroristi. La chiamata avvenne un paio di giorni dopo l’intervento della Polizia, e la moglie disse che quando all’interno avvenne la sparatoria, uno dei terroristi – lui non è capitato nell’inquadratura e non ha voluto capitarci – era senza maschera.

In seguito, il marito della donna vide l’uomo tra la folla di persone che si era radunata intorno al gruppo di telecamere, quando fu fatta al “Nord-Ost'” l’intervista ad un generale che ha fatto il resoconto sulla brillante azione per il salvataggio degli ostaggi. In quel momento, il giornalista e il terrorista si guardarono attentamente l’un l’altro. E sua moglie mi chiese cosa si doveva fare.   
 
Io risposi: “Bisogna rivolgersi all’ufficio di Sicurezza Nazionale”. Forse dissi una cosa stupida…
 
Non so se lui ci sia andato o meno e se questo episodio ha influenzato l’andamento delle indagini. Non lo so. Come non so, rispondere a questa domanda: c’è qualcosa che ha influenzato questo percorso?
 
Le domande sono disgustose. Rivoltanti…
 
A che punto si trova, in questo momento, l’inchiesta sul “Nord-Ost”? Oggi, in tutti i giornali è scritto: A NESSUN PUNTO!
 
E’ rimasto il silenzio.
 
E il dolore…
 
Il silenzio e il dolore.
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