C’è posto per Dio nel Big Bang?

[Traduzione da BBC mundo]
 
 
La scoperta del bosone di Higgs è ancora così recente che la messa in mostra al museo dell’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare (Cern) non è ancora stata fatta. Nell’opera esposta – un cortometraggio che proietta le immagini della nascita dell’Universo in un enorme schermo – il narratore si chiede: “Incontreremo il bosone di Higgs?”
Ora che finalmente è stato visto, ancora di più, nei primi momenti dopo il Big Bang – il Cern ha aperto le sue porte a eruditi che cerchino di affrontare da un altro punto di vista la domanda su come si creò l’Universo.
Il 15 ottobre, un gruppo di teologi, filosofi e fisici si è riunito due giorni a Ginevra per parlare del Big Bang. Cosa è successo, se persone di così diverse visioni riguardo l’Universo si sono viste per parlare? “Mi sono reso conto che era necessario discutere”, ha detto Rolf Heuer, direttore generale del Cern. “Abbiamo bisogno, come degli ingenui scienziati, di discutere con filosofi e teologi sull’epoca precedente al Big Bang. 

Scienza e fede

 
La prima persone a proporre la teoria del Big Bang è stato un sacerdote cattolico. Anche Georges Lemaitre era professore di fisica all’Università Cattolica di Lovaina quando, nel 1931, propose in un documento accademico che l’Universo in espansione avrebbe dovuto avere origine da un punto finito nel tempo. Per lui, i suoi interessi religiosi erano tanto importanti quanto la sua scienza; e ricoprì la carica di presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze dal 1960 fino alla sua morte, nel 1966. Charles Darwin crebbe nella fede anglicana e anche nei suoi diari di esplorazione sulla sua barca, il Beagle,si definiva “abbastanza ortodosso”. Nella sua biografia, Darwin scrisse: “Il mistero del principio di tutte le cose è insolubile per noi; per quanto mi riguarda, devo continuare a rimanere agnostico”.   
 

Prima del Big Bang

 
Uno degli organizzatori di questa inusuale riunione del Cern è stato Wilton Park, un forum mondiale istituito da Wiston Churchill. E’ un’organizzazione che di solito è associata a discussione di alto livello sulla politica globale, così come interscambi confidenziali riguardo temi di sicurezza internazionale, che sottolinea quanto il Cern  prenda seriamente in considerazione questo dibattito.
 
Ma la stessa idea di un “tempo prima del Big Bang” è un territorio impossibile per i fisici. E’ una zona di pura speculazione, prima del tempo e dello spazio come gli scienziati li intendono, e dove le leggi della fisica si sfaldano completamente.
 
Quindi, questo è un ambito in cui scienza e religione possono capirsi a vicenda?
 
Uno dei partecipanti più espliciti, Lawrence Krauss, un fisico teorico e direttore del Progetto Origini nell’Università Statale dell’Arizona, afferma che non può succedere categoricamente. “Qualsiasi persona ha l’impressione che con questa riunione ci siano scienziati interessati a Dio, ma non è così!”, ha sostenuto. “Non si può confutare la teoria di Dio […]. Il potere della scienza è incerto. Tutto è incerto, ma la scienza può definire questa incertezza. […] Per questo la scienza progredisce e la religione no”.
Ma il suggerimento secondo cui la scienza e la religione siano fondamentalemnte incompatibili è stato motivo di attrito durante la riunione. John Lennox, professore di matematica all’Università di Oxford, si dichiara cristiano. Pensa che il semplice fatto che gli esseri umani facciano scienza è un evidente prova dell’esistenza di Dio. “Se gli atei avessero ragione sul fatto che sia la mente a fare scienza…sarebbe il prodotto di un processo non guidato senza senso. […] Ora, se tu sapessi che il tuo computer è il risultato di un processo non guidato senza senso, non avresti fiducia in lui. […] Per questo, secondo me, l’ateismo mina la razionalità di cui ho bisogno per fare scienza”.

Ma questo dibattito di Dio vs scienza apparentemente insolvibile è stato solo una parte dell’incontro. Heuer ha dichiarato che desiderava che i partecipanti “sviluppassero un intesa comune” rispetto alla visione dei più. Ma lo stesso scambio di idee in alcuni momenti è stato difficile; scienziati e filosofi sono soliti parlare due linguaggi molto diversi.

Educarsi vicendevolmente

La scoperta di una “particella di Higgs” ha preceduto questo incontro religioso e scientifico.
 
Andrew Pinset è direttore di ricerca al Centro Ian Ramsey per la Scienza e la Religione dell’Università di Oxford. E’ anche un fisico esperto che alcune volte ha lavorato al Cern. “Dobbiamo educarci a vicenda rispetto ai termini che usiamo”, dice.  
 
Ad esempio, spiega, “i filosofi sono stati a discutere il significato della (parola) verità durante i secoli”. Ma per molti fisici, usare quella parola è un territorio scomodo quando si parla di ciò che si sa riguardo l’Universo e il Big Bang. Krauss afferma che la parola è al centro di “una delle differenze fondamentali tra scienza e religione […]. Chi è religioso crede di conoscere la verità”, sostiene, “e sanno già la risposta ancor prima della domanda. Invece, con gli scienziati è esattamente l’opposto. […] Nella scienza, anche se usiamo la parola verità, quello che veramente importa è se funziona. […] Questo è un tema sensibile, perché se sai la verità, non è necessario che tu combatta con questa domandina sul fatto se funzioni o meno”.
 
Nonostante la barriera di visioni opposte del mondo e i lessici incompatibili, Pinsent crede che collaborare con la filosofia possa aiutare la scienza ad affrontare in miglior modo le domande più grandi. “Non ci sono stati nuovi progressi concettuali nella fisica in un quarto di secolo”, afferma.
Aggiunge che questo avviene in parte perché la scienza in isolamento “è molto buona per produrre cose, ma non per produrre idee”. Invoca Einstein come esempio di scienziato veramente filosofico. “Iniziò a farsi le domande quando era bambino”, ha chiarito Pinset, “ad esempio, come sarebbe cavalcare un raggio di luce?”. 
 
Heuer accetta l’idea di portare la filosofia al Cern stesso: “non andrei molto lontano come lasciarli qui a fare esperimenti”, scherza, “ma non avrei nessun problema ad avere un filosofo residente”. 

Troppo specializzato?

 
La stessa idea di un “tempo prima del Big Bang” è un territorio impossibile per i fisici. La principale conclusione dell’evento è stata: continuare a discutere. “Affrontiamo un problema all’interno della nostra cultura di iperspecializzazioni”, ha segnalato Pinsent. “Questa ignoranza rispetto ad altri campi può provocare problemi, come una carenza di coesione sociale”.
Anche se Krauss ha detto che nella riunione sembrava a tratti come se ci fossero “persone che non potevano comunicare cercando di comunicare”, vede qualche valore in questo scambio esoterico. “Molte persone di fede vedono la scienza come una minaccia. […] Non credo che la scienza sia una minaccia, così come è utile per gli scienziati mostrare che non la si debba vedere necessariamente così”.
 
Come ha detto un collaboratore durante l’incontro: “La religione non si unisce ai fatti scientifici, ma da forma alla nostra visione del mondo”. E siccome il Cern sta cercando indizi su come si formò il mondo in principio, desidera vedere come le sue scoperte possano incastrarsi in qualche concetto di visione del mondo.

 

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