Chi è il prossimo?

[Traduzione da Novoe Vremja]

Il Comitato Investigativo della Federazione Russa ha prorogato fino al 6 marzo l’indagine del caso sui “disordini di massa” avvenuti in Piazza Bolotnaja, a Mosca. Al leader della sinistra Sergej Udal’cov è stata accusato di “organizzazione di disordini di massa”, e due suoi colleghi, Kostantin Lebedev e Leonid Razvozžaev sono già stati arrestati per lo stesso reato e ora si trovano nel carcere di Lefortovo.

I servizi segreti hanno intrapreso un’operazioni senza precedenti in territorio ucraino, dovendo rapire in quel territorio Razvozžaev: gli attivisti per i diritti dell’uomo chiedono che venga in definitiva accusato di alto tradimento. Nella stessa settimana, la Duma in due sedute ha subito varato un progetto di legge sulle modifiche degli articoli di “alto tradimento”, “spionaggio”, “rivelazione di segreti di stato” e sulle ammende per le ONG. Come fu al tempo dell’URSS, i contatti con qualsiasi “organizzazione straniera o internazionale”, grazie ad un’interpretazione del tutto arbitraria delle loro attività, potranno essere ritenuti tradimento verso il Popolo, con tutte le pene detentive che esso comporta, mentre gli attivisti per i diritti umani hanno sostenuto che le “agenzie straniere” agiscono secondo altri interessi.

 
Ora, le mozioni estive dei deputati risultano chiare: hanno accelerato i tempi per approvare leggi repressive proseguendo così con l’esilio dimostrativo dal paese dell’ufficio della USAID (United States Agency for International Development), con il rastrellamento dei media, con la diffusione di video di spionaggio sui canali federali; è  l’anello di una “cazzo”, come l’hanno ribatezzata sui social network, di catena. Lo stato, sapendo che il consenso per Vladimir Putin sta crollando inesorabilmente, sta preparando le basi per un processo farsa, progettato non solo per intimidire l’opposizione, ma per far capire davvero a tutti che: chi non è con noi e contro di noi.
 
Il processo, iniziato nel 2000 con l’elezione dell’agente del KGB alla carica di presidente del paese, la distruzione sequanziale di qualsiasi alternativa politica, un quasi totale controllo sul sistema dei media, il collasso del sistema giudiziario, ed infine il definitivo sequestro delle principali funzioni del clan di tutte le forze dell’ordine, è logicamente giunto al suo stadio repressivo.
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