Il grande sciopero europeo: servirà a qualcosa?

[Traduzione da El Mundo]

 
Oggi, 14 novembre, la Spagna affronterà il suo secondo sciopero generale in otto messi nel mezzo della complicata situazione economica – in recessione – con un nuovo record per la disoccupazione (che già supera il 25%), tutto sommato all’incertezza sulla richiesta di aiuti e sui piani di tagli che minacciano di minare ulteriormente la crescita e di aggiungere nuove fatture sociali. I sindacati chiamano di nuovo tutti a raccolta per paralizzare il paese a causa delle politiche di Mariano Rajoy e delineare questo appello all’interno di una giornata di “lotta europea”. In questi giorni, sono stati indetti scioperi generali anche in Portogallo, Malta, Cipro e Grecia. Guardiamo indietro di cinque anni per esplorare questi e altri paesi e scoprire fino a che punto hanno fatto ricorso a scioperi generali per cercare di provocare un cambiamento di rotta e se, in certi casi, ci sono riusciti.
 

Grecia

La Grecia è, senza dubbio, il paese europeo che più ha ricorso al meccanismo dello sciopero generale per protestare contro i tagli. I sindacati ellenici hanno indetto 26 giornate di blocco totale da quando è scoppiata la crisi nel 2010. Alcune proteste sono state prolungate da 24 ore, come succede tradizionalmente in Europa, a 48. La loro frequenza era così rapida che, in alcune occasioni, passava un giorno da uno sciopero all’altro. 
 
Ad Atene, le marce di protesta contro l’austerità sono state più bellicose. Le immagini dei frequenti scontri tra i manifestanti radicali e la polizia hanno fatto il giro del mondo. Ci sono state anche delle vittime: tre persone sono morte del maggio del 2010 dopo l’incendio di una succursale bancaria da parte di un gruppo di radicali. Nell’ottobre del 2011 è morto un sindacalista per un arresto cardiaco dopo essere stato colpito in una gamba duranti i disordini e lo scorso 18 ottobre un altro manifestante ha avuto un arresto cardiaco, anche se al di fuori dei disordini.
 
Dopo due piani di salvataggio e due rispettivi piani d’austerità stipulati con i creditori internazionali del paese, molti greci hanno l’impressione che le loro proteste non siano servite a niente: “Qui vieni ad urlare, ti liberi, credi di aver fatto qualcosa, e poi non cambia nulla”, si lamenta durante la manifestazione dello sciopero generale dello scorso 18 ottobre Dimitris, ingegnere informatico disoccupato. Quella è stata la quinta volta nel 2012 che i sindacati greci convocavano uno sciopero generale. “La troika ha continuato ad imporre l’austerità, i nostri salari continuano a diminuire e la disoccupazione e le tasse aumentano. Per quale motivo protestiamo?”, si chiedeva.  
 
Molti greci pensano già di prendere una decisione più drastica: uno sciopero generale che si prolunghi per giorni. Tuttavia, infruttuose esperienze passate nel settore industriale e le riserve dei due sindacati principali, GSEE e ADEDY, sembrano prendere in considerazione questa possibilità. Nonostante siano state improduttive, le manifestazioni ad Atene raccolgono, tuttavia, diecimila persone circa. Una nuova giornata di protesta è prevista per il prossimo 14 di novembre. 
 

Italia

 
In Italia ci sono state numerosissime manifestazioni, scioperi e mobilitazioni di tutti i tipi negli ultimi cinque anni. Ma c’è stato solo un’unico e solitario sciopero generale, che tra le altre cose è risultato molto scarno (ma non significa che sia stato un totale insuccesso). Ci fu giusto un anno fa, il 12 dicembre 2011, indetta dai principali sindacati del paese contro i mezzi d’austerità approvati dall’allora neo esecutivo legato alla figura di Mario Monti. Il problema è che lo sciopero si è protratto per tre misere ore – dalle 11 alle 14 – e, inoltre, non ha coinvolto i trasporti pubblici, per cui autobus, metro, aerei e treni hanno funzionato come di consueto. In fine, lo sciopero non ha avuto grande risalto… 
 
Di fatto, ha avuto più ripercussione lo sciopero che la settimana seguente ha visto come protagonisti gli impiegati degli autobus e dei treni pubblici, provocando grandi problemi di mobilità in numerose località. Questo perché dal 2007 ad oggi, l’Italia è stata lo scenario di una moltitudine di scioperi e manifestazioni, ma divise per settori e categorie professionali. 
 

Portogallo

 
In Portogallo sta diventando una specie di tradizione il fatto che le votazioni in Parlamento sul Bilancio di Stato siano accompagnate da uno sciopero generale. Le misure di austerità a cui sono ricorsi in seguito i governi, tanto in precedenza quello socialista che quello attuale socialdemocratico, nelle ultime legislature per cercare di ridurre, senza esito, l’elevato deficit pubblico, hanno ottenuto l’unione delle forze dei due principali centri sindacali del paese – Lavoratori (UGT) e Confederazione Generale dei Lavoratori Portoghesi (CGTP) – come successe nel 1988, quando fu indetto il primo sciopero generale della democrazia portoghese, contro il governo conservatore di Aníbal Cavaco Silva, attuale presidente del Portogallo.
  
Il 24 novembre 2010, UGT e CGTP hanno chiamato a raccolta i lavoratori per paralizzare il paese contro le azione del socialista José Sócrates davanti alla pressione dei mercati internazionali rispetto al debito sovrano portoghese (con interessi al di sopra del 7%) anche se il Portogallo ancora non aveva chiesto aiuti esterni. In concreto, i sindacati portoghesi hanno mobilitato soprattuto il settore pubblico, dopo che i Conti pubblici includevano, per il 2011, la riduzione del 5% di media dei salari pubblici milleuristi, oltre al congelamento delle pensioni.
 
Proprio un anno dopo, i sindacati hanno indetto il secondo sciopero generale, ma in quella occasione contro il governo di coalizione di destra, il cui leader è l’attuale primo ministro socialdemocratico Pedro Passos Coelho. Già con l’intervento del FMI e la Commisione Europea, con lo stesso obbiettivo di riduzione del deficit. il Governo ha annunciato una tassa straordinaria del 50% sullo stipendio di Natale per tutti i lavoratori, oltre ad eliminare, nel 2012, la tredicesima e il pagamento delle ferie ai funzionari pubblici e ai pensionati.    
 
Con l’inizio dell’anno, l’aumento dell’IVA su diversi prodotti e servizi, così come l’aumento del prezzo dei trasporti, del ticket sanitario, del gas e della luce, la CGTP ha indetto il secondo sciopero generale contro il governo di Passos Coelho, questa volta senza l’appoggio dell’UGT. Il blocco è stato fatto lo scorso 22 marzo. Ora, il Bilancio di Stato del 2013, che il ministro delle Finanze portoghese ha definito il più restrittivo, tornerà ad essere il motivo del prossimo sciopero generale in Portogallo, il 14 novembre. L’UGT non asseconderà questa situazione di stallo, a causa dell’aumento e della creazione di nuove imposte e della riduzione delle pensioni. 
 

Francia

 
E’ servita a poco la mobilitazione contro le riforme delle pensioni presentata da Nicolas Sarkozy nel 2010. Allora la Francia scese in strada per protestare contro la decisione di aumentare l’età minima della pensione da 60 a 62 anni. Mossi dagli otto sindacati del paese, i cittadini gallici hanno portato avanti la loro bandiera nel marzo del 2010 per poi sotterrarla nell’autunno dello stesso anno, quando il Parlamento approvò la contestata norma, che l’Eliseo difendeva come unica soluzione per poter mantenere il sistema pensionistico.
 
Le mobilitazioni si riprodussero a contagocce e continuarono per diversi mesi. Quello di ottobre fu il mese più attivo: per settimane sono state paralizzate le reti ferroviarie, stradali e i vari servizi pubblici. Il 12 dello stesso mese (settimo giorno di sciopero) più di 3 milioni e mezzo di francesi hanno partecipato alla manifestazione, secondo i sindacati, anche se il Governo ridusse la cifra di un milione. Una dozzina di raffinerie di petrolio si unirono alla protesta e parcheggiarono le loro macchine per dimostrare il loro rifiuto. Rimasero chiusi anche istituti e centri educativi. Non servì a nulla: dopo aver passato l’iter parlamentare, la norma fu convalidata il 9 novembre dal Consiglio Costituzionale.
 

Germania

 
In Germania, lo sciopero generale è vietato. E’ considerato un tipo di politica e non può essere effettuata, secondo la Legge Fondamentale, salvo se si tratti di una mobilitazione di resistenza davanti a violazione dell’ordine democratico. Non sono possibili anche gli “scioperi selvaggi” perché vanno contro questo principio basico della ricerca del consenso che ha dominato le relazioni lavorative in Germania nel dopoguerra.
 
La filosofia, incluso nel conflitti più duri, è quella di cercare un accordo alla buona, nel bene o nel male, o arrivare all’arbitraggio. Nel caso di scioperi lavorativi – ad esempio l’ultimo è quello dei lavoratori pubblici, che hanno sollecitato, dopo anni di salari congelati, un aumento del 6,5% fronte al 3,3% che offre il datore di lavoro – devono essere pattuiti, registrati davanti alle autorità competenti e annunciati con un certo anticipo. Non è permesso che colpisca tutto il paese allo stesso tempo, ma solo le Länder o zone concrete    
 

Regno Unito

 
Molti slogan sono belli, con giochi di parole e pochi insulti. Striscioni colorati e quell’ossessione tipica dei britannici di mascherarsi, anche se è per andare a manifestare contro i tagli al welfare del Governo, aggiungono qualcosa di eccentrico e sofisticato alle proteste. L’ulitmo sciopero generale del Regno Unito è stato indetto nel novembre 2011, quando tre milioni di funzionari e impiegati pubblici sono scesi in strada per protestare contro i tagli alle pensioni e austero bilancio approvato dal Governo di David Cameron. 
 
In quell’occasione, i sindacati aspettavano che questa misura di pressione  provocasse il più grade sciopero del settore pubblico dal famoso “inverno del malcontento” del 1978-1979, quando milioni di lavoratori paralizzarono il paese per reclamare miglioramenti nell’ambito lavorativo. Un mese dopo, nel febbraio del 1979, Margaret Thacher vinceva le elezioni e approvava vari decreti per indebolire i sindacati. Dallo sciopero generale dei minatori nel 1926, che durò nove giorni e rafforzò il Governo conservatore di Stanley Baldwin, questo tipo di “chiamata generale” è proibita nel Regno Unito. Ma in pratica, i sindacati pubblici hanno il diritto di organizzare manifestazioni, anche se con restrizioni e sfumature giuridiche. L’ultimo sciopero generale nel 2011, fu definito un “insuccesso” da Cameron, che non fece marcia indietro sul suo piano di riforme delle pensioni. A differenza di altri paesi europei, la federazione dei sindacati del paese, Trade Union Congress, ha optato per non indire un altro sciopero generale ma convocare lunghe manifestazioni nel fine settimana, come quella del passato 20 ottobre, per evitare di incidere sui servizi di base e sull’economia.
 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...