La storia è importante

[Traduzione da El Pais]

Un giornalista televisivo, qualche giorno fa, mi ha chiamato per chiedermi perché Israele ha risposto ad Hamas con l’uso delle forza e non con altre modalità. Ci ho messo un po’ a digerire la domanda. In fine dei conti, sembrava evidente che, dopo gli incessanti attacchi coi razzi provenienti da Gaza, dove Hamas governa, Israele non aveva altra alternativa che mettere in moto la macchina dell’esercito. In questo modo ho ripassato un po’ di storia con lui. Non c’è dubbio che, ai giorni d’oggi, sono pochi coloro che hanno la pazienza di fermarsi a rivedere la storia, soprattutto in Medio Oriente, dove sembra sempre infinitamente complessa e controversa. Bene, per comprendere la situazione attuale, è necessario conoscere certi precedenti, e alcuni fatto sono incontestabili.

Gaza non è mai stata un’entità sovrana. In epoca più recente, tra il 1948 e il 1967, era sotto l’occupazione egiziana, senza che Il Cairo concedesse mai l’indipendenza. Dopo la Guerra dei sei giorni del 1967, scatenata dalla minaccia del Cairo e Damasco di voler distruggere Israele, lo S 

tato ebraico ne uscì vittorioso e prese, con riluttanza, il controllo di Gaza.

Nel 2005, senza nessun interlocutore palestinese a portata di mano con il quale negoziare il passaggio di Gaza ad un governo palestinese, e dato che l’Egitto si era rifiutato di tornare a prendersi la responsabilità della Striscia, il primo ministro israeliano, Ariel Sharon, ordinò in forma unilaterale la ritirata delle truppe e dei coloni israeliani. Con questa azione, diede ai locali la prima opportunità della loro storia di autogovernarsi. Nell’arco di due anni, Hamas ha preso in mano l’assoluto controllo della situazione. Hamas è legato ai Fratelli Mussulmani. I suoi statuti proclamano chiaramente i suoi obbiettivi, tra cui l’eliminazione di Israele e l’imposizione della legge della Sharia in tutti i luoghi in cui lui il suo governo potrebbe estendersi.

Ovvero, Israele, che con la sua ritirata nel 2005 confidava nel riuscire a avere un po’ di tranquillità sulle sue frontiere verso Gaza, si è ritrovata al contrario un regime vicino che importa armi di contrabbando e organizza attentati terroristici con l’odiato Stato ebraico.

Alcuni hanno accusato Israele del tentavo di asfissiare Gaza. Non è vero. Ad Israele interessava avere uno Stato prospero e pacifico lungo le sue frontiere meridionali. Ma non è stato così. Le cifre sono preoccupanti. Da Gaza sono stati lanciati letteralmente mille razzi, missili e mortai mortali, dei quali quasi 600 solo dal 14 novembre.

Naturalmente, il semplice fatto che Hamas sia riuscito a ottenere arme letali, sempre più sofisticate e di maggiore autonomia, confuta l’assurda motivazione di chi assicura che Gaza è “una prigione imposta da Israele”. Che tipo di “prigione” è quella che permette l’introduzione di milioni di armi mortali nel suo territorio grazie ad Iran, Sudan e ai beduini contrabbandieri del Sinai – che trafficano armi provenienti dalla Libia e altri paese – e che utilizzano contro il presunto carceriere? Era molto chiaro che Israele non aveva altra scelta che reagire davanti alla pioggia di proiettili, sempre più intensa, lanciata da Gaza. Dopotutto, la prima responsabilità di un Governo è garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Cosa farebbe sicuramente la Spagna se subisse attacchi costanti di missili provenienti da un paese vicino che promette di distruggerla? Perché Hamas ha deciso di intensificare in questa occasione la sua aggressione contro Israele? Mi permetto di avanzare tre motivazioni.
 
In primo luogo, Hamas credeva che, con l’ascesa dell’islam politico, sarebbe finita la sua emarginazione. Il nuovo regime egiziano è formato da membri dei Fratelli Mussulmani. L’emiro del Qatar poco tempo fa è stato in visita a Gaza, dando così legittimità ai suoi governanti. Il primo ministro turco ha espresso solidarietà ad Hamas, così come la Tunisia.
 
In secondo luogo, Hamas ha malinterpretato Israele. Questo, di solito, succede con i regimi dispotici. L’ha confuso l’acceso dibattito che può svilupparsi in un paese democratico con debolezze come Israele, credendo che gli israeliani stessero per dividersi, invece di unirsi, a proposito della risposta energica da dare ad Hamas. 

Terzo, ricordando il Rapporto Goldstone portato avanti dall’ONU dopo l’ultimo conflitto a Gaza (che il giudice Goldstone, a posteriori, ha dichiarato errato in buona parte), contando sull’insieme di critiche verso Israele prevedibili in certi mezzi di comunicazione, con le associazioni per i diritti umani pronti a saltare all’azione contro le presunte nefandezze dello Stato israeliano – ma che allo stesso tempo conservano un silenzio imbarazzato sui diritti umani degli israeliani -, Hamas pensava che Israele rimanesse isolato.     

Ha commesso un errore di calcolo. Siano quel che siano, le divisioni politiche attuali in Israele, il paese oggi rimane forte, unito e capace di resistere. Vari politici molto rispettatitati, dagli Stati unita al Canada, dalla Gran Bretagna alla Germania, hanno capito subito e con estrema chiarezza la distinzione tra l’aggressore, Hamas, e la vittima, Israele.  
Ora la comunità internazionale si riunirà per esaminare il sollecito dell’Autorità Palestinese di un maggior riconoscimento da parte dell’ONU, i fatti accaduti dopo il 14 novembre dovrebbero essere una ragione in più per ragionarci sopra prima di farlo.

Non solo è che una tale misura, passando sopra i negoziati di pace, avrebbe arretrato ogni prospettiva di accordo di due stati  tra israeliani e palestinesi, ma l’Autorità palestinese non ha alcun potere nella Striscia di Gaza, governata da Hamas, e allora quale “stato” dovrebbe rappresentare?

La storia è importante. I fatti, anche. E, naturalmente, lo è anche la chiarezza morale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...