Si cerca il leader della sinistra

[Traduzione da El Mundo]

Cinque aspiranti, un solo posto: quello del candidato premier alle elezioni nazionali della prossima primavera per il Partito Democratico (PD), la formazione che, ad oggi, tutti i sondaggi danno come vincitrice. I votanti del centrodestra italiano sono chiamati oggi ad eleggere alle primarie (mediante previa iscrizione e una quota di 2 euro) il capolista per la prossima campagna elettorale e con molta probabilità, almeno sulla carta, il successore di Mario Monti come capo dell’Esecutivo. I contendenti sono: Pierluigi Bersani, segretario generale del PD; Laura Puppato, parlamentare della regione Veneto; Matteo Renzi, sindaco di Firenze; Bruno Tabacci, deputato e membro della Giunta del Comune di Milano; e Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia.

Tuttavia, e salvo sorprese con la maiuscola, la lotta si ridurrà in realtà a due contendenti: un ex comunisti di 68 anni, amante dei sigari, rappresentante della vecchia guardia, l'”establishment” del PD. Renzi, invece, ha 37 anni, si presenta come il Barack Obama della sinistra italiana e ha fatto fatto della rottamazione della vecchia classe politica la sua promessa più importante in queste primarie. Probabilmente per questo, per il fatto che vorrà mandarli in pensione e a casa senza troppi complimenti, alla vecchia guardia del PD non va già Renzi. Lo accusano di essere più liberale del centrodestra ricoperto dentro il corpo di uno di sinistra. “Renzi ha capito la radice del problema: la sinistra italiana ha un’immagine antiquata”, sostiene Stefano Folli, analista politico del quotidiano Il Sole 24 Ore. “La sua grande intuizione è stato scommettere per una moderna sinistra riformista, ma si è fermato a metà del cammino”. 

2 euro per votare

La campagna elettorale è stata abbastanza dura, incluso con scambio di insulti. I sondaggi danno come vincitore Bersani con 10 punti sopra Renzi, ma gli analisti politici assicurano che quanto più alta sarà la partecipazione, tanto più si ridurrà la distanza tra il segretario generale del PD e il sindaco di Firenze.
Quello che sembra chiaro è che nessuno dei candidati supererà il 50% dei voti. Se fosse così, nell’arco di una settimana (il 2 dicembre) si terrà il ballotaggio definitivo delle primarie del PD tra i due candidati più votati a questo primo turno (Bersani e Renzi, secondi tutti gli indizi) che si affronteranno in un duello all’ultimo colpo.

Un totale di 9000 seggi elettorali che rimaranno aperti dalle 8 alle 20, sono stati posti in tutta Italia affinché i votanti di centrosinistra possano partecipare a queste primarie per eleggere il candidato premier per il PD. Per poter votare bisognerà pagare 2 euro (per il costo dell’organizzazione) e presentare un certificato elettorale che attesti di essere simpatizzante per il centrosinistra. Per ottenere tale certificato è necessario registrarsi nelle sedi del partito o attravero la pagina web. Fino ad ora, si sono già registrate per votare n milione di persone, ma è anche possibile farlo al momento del voto, per questo le cifre dei partecipanti potrebbero essere diverse.

Il PSD si aprì alle elezioni primarie per eleggere il suo capo partito nel 2005. In quell’occasione si presentarono sette candidati e parteciparono 4,3 milioni di persone che, con il 74,17% dei voti, decisero per l’elezione di Romano Prodi. Prodi, in seguito, vinse le elezioni nazionali e divenne primo ministro. Il vincitore di queste primarie ha la stessa possibilità di diventare capo dell’Esecutivo italiano. Sempre, è chiaro, che non debba misurarsi contro Mario Monti, l’attuale primo ministro. 
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