Sono gay e sono un uomo come il Presidente Putin (Parte I)

[Traduzione da Snob]

Фото: Арсений Несходимов

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Ksenija Sokolova (KS): Anton, due settimane fa, sugli schermi di “Kontr Tv” tu hai fatto quello che viene chiamato “coming out”, ossia una dichiarazione pubblica della tua omosessualità…

Anton Krasovskij (AK): Non ho detto solamente “Io sono gay”. Ho detto “io sono gay e nonostante questo sono un uomo come voi, miei cari spettatori, come il presidente Putin, come il premier Medvedev, come i deputati della Duma”. La parola “uomo”, in russo ha poca importanza, nessuno l’ha notato. Ma tutti si sono preoccupati sul fatto che fosse “la stessa cosa”.

KS: Sono riuscita a trovare diverse interpretazione riguardo alle tue parole, ma non sono riuscita a trovare la puntata del programma su internet.

AK: Eh già. Lo hanno cancellato ovunque, in modo che le mie parole potessero diventare manipolabili.

KS: Come si chiama il programma?

AK: Era il nostro format del venerdì Angry Guyzzz e la puntata si intitolava “Come l’ultima volta”. Io stesso ho pensato al nome, sebbene sapessi perfettamente che quella fosse l’ultima volta, senza nessun “come”.

KS: E’ un Talk Show?
AK: Non proprio. Su “Kontr TV” noi, o meglio, loro hanno già un format di intrattenimento per il venerdì sera. Si invitano diverse persone stravaganti che fanno battute e divertono il pubblico in studio.

KS: In che momento hai deciso di buttare tutto fuori?
AK: E’ successo nel momento in cui stavo chiudendo il programma. Dissi: “Sono gay, e sono un uomo proprio come voi, come il nostro presidente, come il premier…”, e così di seguito. Alla fine ho aggiunto che, probabilmente, il lunedì sarei dovuto andare per il libretto del lavoro, ma che in ogni caso dovevo dire tutte quelle cose. E proprio lunedì mi hanno chiesto di andare a prendere questo libretto del lavoro.
KS: E’ stata una dichiarazione spontanea sotto l’influenza del momento o ti sei preparato prima un discorso da fare?
AK: Non posso certo affermare di essermi preparato seriamente in anticipo. Ma quando sono andato in onda, ovvero due ore prima dell’accaduto, sapevo già quello che avrei fatto. Per darmi un po’ di coraggio mi sono bevuto trecento grammi di whisky. L’ho capito quando stavo conducendo il programma “Obojma” (la gabbia), dove si discuteva la legge contro la propaganda omosessuale, che la Duma stava per approvare. Per me è stato molto imbarazzante condurre quel programma.


KS: Perché?


AK: Perché mi sono sentito un ipocrita. Ed io non sopporto in assoluto gli ipocriti. Il significato della storia di cui adesso stiamo discutendo, sta nel fatto che io combatterò tutta la vita con me stesso. E questo, che tu chiami, coming out è una battaglia quotidiana con se stessi, con la propria ipocrisia, con le proprie menzogne e con la propria vigliaccheria. 

Фото: Арсений Несходимов


KS: Come si è evoluta la vicenda dopo la fine del programma Angry Guyzzz?

AK: La vicenda si è evoluta molto impetuosamente. Con gli applausi del pubblico e dei miei colleghi, sono entrato in camerino, dove ho fottutamente pianto ancora per venti minuti.

KS: E che cosa ha fatto il direttore del canale Sergej Minaev, che ti avevo chiesto di lavorare a “Kontr TV”?

AK: Lui mi chiese di lavorare in una canale web, io ho scelto il nome. Quello stesso giorno era il compleanno di Sergej Minaev. Quindi ha considerato questo pandemonio un brutto regalo di compleanno. Minaev si trovava a Parigi e, quanto avvenne il fatto, a quanto pare ha chiamato il capo del Cremlino. Il capo gli ha detto: Allora Sergej, cosa vuoi fare? Te lo avevamo detto che le persone creative sono così. Non ci si può fidare di loro. Sottintendendo, a quanto pare, che Sergej Minaev non sia un artista, uno scrittore ma un efficiente manager. 
KS: E’ difficile non essere d’accordo con questo punto di vista. Tutto ciò che Sergej Minaev ha venduto, ha avuto successo. 
AK: Lui è un brav’uomo. E’ una delle poche vere brave persone che ho incontrato nei miei, quasi, 40 anni di vita. 
KS: Non ho nessun motivo per dubitarne. E dopo che cosa è successo?
AK: In seguito mi hanno bloccato momentaneamente l’accesso a tutti i miei account aziendali, e alla posta. Letteralmente, subito quella stessa notte. E non solo hanno cancellato la mia sagoma dal sito, ma anche tutti i programmi, come se non ci fossi mai stato. Momentaneamente! Il giorno seguente ho scritto a Minaev, che era completamente esterrefatto. Perché quando chiesi loro di mettere un banner sul sito, c’è voluta mezza giornata, invece per questo una tale velocità. E’ stato subito chiaro: quando vogliono, possono! Ora è tutto sembra tornato normale, ma non si capisce bene il perché.
KS: Sergej Minaev ti ha chiamato?

AK: No. Non l’ha fatto. Non mi ha chiamato nessuno. Solo un romanzo in un SMS dal direttore generale dell’azienda Sergej Komarov. Naturalmente non era un SMS da Komarov, ma da Minaev. In parole povere c’era scritto che lunedì sarei potuto passare a prendere le mie cose. Poi, domenica, quando tutti noi ci eravamo calmati, ripresi e avevamo capito che si doveva lavorare, abbiamo iniziato a pensare come se niente fosse accaduto, e mantenere lo status quo. Ma a quel punto, io non volevo salvaguardare più niente. Mi sono state offerte diverse alternative che non potevo in nessun modo accettare.

KS: Perché?

AK: Perché il significato del mio gesto non risiede nel fatto di aver voluto drammaticamente annunciare a tutti: “Cari amici, sono frocio”. Ma l’ho fatto perché nelle ultime settimane ho iniziato a sentire come se lo spazio intorno a me diventasse sempre più indefinito, e in mezzo a quella realtà nebulosa mi sono sentito come “il riccio nella nebbia“. Perché era come una nera, oscura e opprimente sospensione, che non si capiva quando si sarebbe frantumata. E sarebbe stato molto strano e perfido ricevere soldi da persone che hanno creato questa situazione. Il paradosso è che io capisco la loro logica, ma è lontana anni luce dalla mia. E in silenzio prendono i loro soldi, sbraitando in cucina contro Putin o Volodin, io li considero ripugnanti. E’ abominevole prendere i soldi di qualcuno e poi per quegli stessi soldi sputtanarlo.

Фото: Арсений Несходимов


KS: “La nebulosità dello spazio” che descrivi, trasmette abbastanza precisamente l’atmosfera del talk show “Obojma”, dedicato alla legge contro la propaganda gay che tu hai condotto.



AK: Probabilmente guardando la puntata, sarai rimasta sorpresa di scoprire come intorno ci fossero belle e piacevoli persone, di cui non immaginavi nemmeno l’esistenza?

KS: No, in genere, io non serbo grandi aspettative circa la qualità del materiale umano. Ma guardando il programma, ero profondamente e sinceramente solidale con te. Mi è sembrato che stessi in piedi in mazzo ad una massa di demoni in agitazione. Mi è sembrato che, sedendo davanti allo schermo, potessi sentire la puzza.
AK: Sì, la situazione è simile. Ed è sempre così! Qualsiasi trasmissione che io abbia condotto, mi sono sempre sentito al centro di una colonna di fumo di ipocrisia. E il motivo non sta nei programmi, ma nel fatto che, assumendo l’incarico, ad esempio, il direttore di un altro canale di stato, e in questo caso, tra l’altro, non solo di stato, ma addirittura del Cremlino, io sto cercando di giocare lo stesso gioco.
KS: Che cosa intendi dire?
AK: Forse mi capirebbe Ksenja Sabčaka. Forse anche Leonid Parfenov. E tanti altri ancora. E’ una lotta tra il proprio conformismo, l’amore per un delizioso Chablis e una certa verità che irrompe improvvisamente, da cui non si riesce a fuggire. Arriva un momento in cui tutti ti sembra così chiaro e cristallino, e pensi con nostalgia: “Oddio, il chablis è così buono”, e poi esci e dici tutto quello che devi dire. Ricordi quando Leonid Parfenov fece quel discorso al Vladislav Lis’ev Award? 
Era evidente come Parfenov non volesse farlo,come non volesse mettere nei casini Ernst, che aveva perfettamente a che vedere con lui. Ma lui doveva dirlo, per questo la forza è stata maggiore. Per inciso, quando Minaev tornò da Parigi, disse: “Ecco, mi è capitato il mio Parfenov”. Questa è la pura verità, perché ho capito di aver tirato nel vortice della mia battaglia personale Sergej; perché ho capito di aver deluso, forse, altre persone, persone dell’amministrazione, così come persone a me più vicine e care, ma non potevo più starmene lì come se niente fosse. Mi sentivo terribilmente in imbarazzo davanti a loro.

KS: Ma conoscendo te stesso e la tua natura, perché ti sie messo a lavorare per quel canale? Era evidente, che fosse stato creato per la propaganda.

AK: Quando sono stato assunto dall’emittente, capii subito che faceva parte di un progetto del Cremlino. Sebbene negassero il fatto, dopo una settimana era chiaro che fosse proprio il Cremlino. Ed io, naturalmente, passo dopo passo ho giustificato me stesso. Più o meno mi dicevo così: e va bene, sarà del Cremlino, e meno male, ci sono le risorse, i soldi, combatteremo ovunque contro gli stupidi e i coglioni. Poi ho iniziato a capire che mi stavo trasformando involontariamente in un propagandista del Cremlino. E la parola più importante non è “Cremlino” ma “propagandista”. Io non ho mai voluto fare propaganda a nessuno. Io non appartengo a nessuna delle parti coinvolte nel conflitto tra il Cremlino e l’intellighenzia. Io credo veramente che sia Putin, sia Navlnyj, sono l’anello della stessa cazzo di catena, perché Putin è dove serve a Navlnyj. 

KS: A me sembra che il significato dei giochi in sé, che descrivi, stia nel fatto di riuscire ad andare anvanti nella vita rimanendo una persona per bene. Che, in generale, in condizioni civili è normale e naturale. Dimmi, secondo te, se nella Russia contemporanea un giornalista può avere successo, diventare ricco o per lo meno agiato, senza commettere gesti, per i quali la gente onesta prova imbarazzo?
AK: Credo proprio di no. Perché l’essena della professione del giornalista è racchiusa nel far dire alla gente la verità. E qui, o dici la verità o ti guadagni da vivere. Allora non sei un giornalista, ma un informatore. Un venditore di info-intrattenimento. 
KS: E dove sta il limite?
AK: Il limite è uno stipendio di oltre 10.000$. Una volta che inizi ad ottenere una cifra superiore, allora non sei più un giornalista, ma un imprenditore. Hai a che fare con il proprietario, i cui desideri sei obbligato a realizzare o a evitare.

[Continua]

 

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