Nulla di fatto: l’Italia sempre nell’impasse

[Traduzione da Liberation]

Partito da favorito, ieri l’ex primo ministro Romano Prodi ha fallito al quarto turno delle elezioni presidenziali italiane, una cocente sconfitta per una sinistra che lotta per far uscire la terza economia europea dall’impasse politico. Scelto la mattina stessa dalla sinistra, che ha il maggior numero di elettori, Prodi ha ottenuto solo 395 voti, lontano dalla maggioranza assoluta necessaria (504 voti dei 1007 votanti).

“Un altro schiaffo per il Partito Democratico (PD),” ha commentato il Corriere della Sera, mentre la prima forza di sinistra non è riuscita il giorno precedente ad eleggere l’ex democristiano Franco Marini, scelto in accordo con la destra di Silvio Berlusconi.


Per protestare contro la scelta di Prodi, la bestia nera, Berlusconi ha disposto al centro-destra di non partecipare al quarto turno, consiglio ampiamente rispettato dai suoi seguaci. Inoltre circa 200 attivisti, soprattutto di estrema destra, hanno manifestato davanti al parlamento. “Il diavolo veste Prodi”, aveva scritto sulla maglietta Alessandra Mussolini, senatrice e nipote del dittatore Benito Mussolini. Il nome dell’ex Presidente della Commissione europea di 73 anni è molto impopolare a destra soprattutto perché è l’unico ad aver battuto due volte Berlusconi.

“Non c’è più possibilità per Prodi”

Il Leader del PD, principale forza di sinistra, Pier Luigi Bersani, aveva optato per colui che ha governato il paese due volte (1996-1998 e 2006-2008), nel tentativo di ricompattare il suo partito, che l’accordo con la destra su Marini aveva rischiato di far vacillare. Tutto lavoro perso: 101 “tiratori scelti” (su 496 elettori di sinistra) non ha seguito le istruzioni di voto. “Non c’è più possibilità per Prodi”, ha analizzato il dinamico sindaco di Firenze, Matteo Renzi, diligente sostenitore del professore di economia.

Almeno la metà dei disertori hanno apparentemente votato per il candidato del Movimento 5 Stelle (M5S), Stefano Rodotà, costituzionalista di quasi 80 anni. Rodotà ha infatti ricevuto 213 voti, molto più che i 162/163 voti del “Grillini” , così vengono soprannominati gli attivisti del movimento dell’ex comico Beppe Grillo.

“Il PD non esiste più. La sinistra è distrutta “, ha dichiarato Maurizio Lupi, Popolo della Libertà (Pdl), mentre uno dei suoi colleghi ha confrontato la situazione col romanzo” Dieci piccoli indiani “di Agatha Christie, dove i personaggi muoiono una dopo l’altro. Subito dopo le elezioni, Bersani ha convocato una riunione di emergenza del suo staff, alla vigilia del quinto round di Sabato mattina.
Diversi scenari sono a sua disposizione

Si può scommettere su una candidatura più neutra, come il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, forte di 78 voti al quarto scrutinio e sostenuta da Mario Monti, che “potrebbe attirare altre forze politiche.”

O aderire al candidato M5S Stefano Rodotà, ex europarlamentare e soprattutto ex presidente del Partito Democratico della Sinistra (PDS, il PD è l’erede), fondata nel 1991 sulle rovine del Partito Comunista Italiano. “Se la candidatura di Prodi salta, quella di Rodotà rimane l’unica possibile” ha dichiarato Nichi Vendola, leader del SEL, alleato influente del PD.

Stesso parere da parte degli attivisti eletti del M5S : “Il Pd non deve perdere questa opportunità, deve convergere su Rodotà altrimenti questo sarà un gioco al massacro”, ha detto Roberto Fico, uno dei suoi deputati. Si può anche tornare a un candidato più probabile per attirare il campo di Silvio Berlusconi, per esempio, l’ex primo ministro Giuliano Amato.

Il direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, ha criticato il caos che circondava la strategia contraddittoria del PD. “Questo è il risultato di una mancanza di coraggio e di un’idea forte, chiara e comunicata in maniera convincente, ed è anche per questo che il PD non ha vinto le elezioni”, ha protestato.

Le elezioni hanno determinato un’equazione insolubile con la sinistra che ha la maggioranza assoluta alla Camera, ma non al Senato, divisi in tre blocchi di uguale forza: a sinistra, a destra e M5S. Che ha impedito la formazione di un governo per più di 50 giorni.

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