Democrazie in scontro (II parte)

[I parte; Traduzione da El Pais]

Germania

I tedeschi si considerano vittime della crisi dell’euro. Credono di esser stati traditi e hanno paura che gli si chieda di pagare più tasse o accettare dei livelli più alti di inflazione per salvare l’euro. Tuttavia, in Germania esistono sentimenti contrastanti verso l’Unione Europea. L’Eurobarometro mostra che il 56%  dei tedeschi “non ha fiducia” nell’UE e solo il 30% ha un’idea “abbastanza positiva” dell’Unione. Dall’altra parte, il populismo per ora è contenuto: tutti i grandi partiti politici appoggiano l’euro e gli ultimi sondaggi indicano che tre quarti dei tedeschi sono contrari all’abbandono della valuta comunitaria. Poco tempo fa è nato un partito contro l’euro, Alternativa per la Germania, ma per adesso le proiezioni più generose lo danno al 2% dei voti nelle elezioni parlamentari a settembre. I tedeschi non avranno a cuore l’euro, ma non si può neanche dire che vogliano abbandonarlo. 

Francia

Per una volta, la Francia non è l’eccezione: da quando è iniziata la crisi, la fiducia nell’Europa è diminuita e la sua immagina è andata peggiorando. Nel 2012, il numero di francesi che “tendono a non avere fiducia” nell’UE è salita al 56%, contro il 41% del 2007. Questa opinione negativa sulla risposta dell’Unione all crisi ha già avuto ripercussioni nella politica francese: è senza dubbio un fattore importante il radicamento sempre maggiore del Fronte Nazionale, di estrema destra e violentemente antieuropeista, che ha influenzato tanto nel successo politico sia in quello mediatico del leader di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon. Tuttavia, se i francesi riuscissero a vedere una leadership presentabile, decisa e responsabile nell’UE o nell’eurozona, che dia priorità alla ripresa economica, presti attenzione alla riduzione del debito, alle strategie di investimento e alle politiche di crescita; e cominci a proporre un modello di benessere paneuropeo, allora potrebbe invertirsi la tendenza anti-UE. 

Gran Bretagna

Le percezioni dell’UE nel Regno Unito sono cambiate meno rispetto ad altri Stati membri: nel 2004, c’era già un scarsa fiducia nell’UE e una sua immagine relativamente negativa. La percentuale di quelli che “tendono a non fidarsi” sono passati dal 48% del 2004 a quasi l’80% nel 2012. Questa crescita, però, è iniziata molto prima della crisi e non sembra voglia cambiare tendenza anche se decrescesse.Visto che non sembra che il Regno Unito voglia unirsi alla moneta unica nel lungo periodo, sarà al terzo livello di un Europa a tre livelli (il primo formato dai membri dell’eurozona, il secondo dagli aspiranti ad esserlo e terzo da coloro che stanno ai confini, cioè, quelli che non entreranno nell’eurozona fino a quando potranno). Di conseguenza, la domanda dal punto di vista britannico è come mantenere la propria capacità di influenza dal margine dell’Europa. In concreto, è molto probabile che venga richiesto un nuovo accordo che garantisca i diritti di coloro che rimarranno fuori dall’eurozona.

Italia

L’austerità sta cambiando il senso di percezioni dell’UE tra i cittadini italiani, soprattutto tra i giovani, la cui disoccupazione ha raggiunto il 40%. Le ultime elezioni nazionali hanno dimostrato che gli italiani hanno perso la fiducia e la pazienza verso Bruxelles e Berlino e non credo più che la fine della crisi sia dietro l’angolo. Tuttavia, anche se la fiducia nell’UE è diminuita, la maggioranza degli intervistati continua a considerarsi cittadino europeo e si identifica nell’Europa. In un recente sondaggio, solo l’1% desiderava abbandonare l’UE. Al contrario, una grande maggioranza – soprattutto nel mondo imprenditoriale – vuole andare incontro ad una vera unione politica che sia più democratica e più sociale dell’Unione di oggi. Le elezioni non dimostrano che gli italiani voglio meno Europa, ma che vogliono un’Europa diversa: più flessibile e più simmetrica, meno ossessionata dall’austerità e più investitrice nell’economia reale.

Spagna

Per decenni, la Spagna ha creduto che i suoi rapporti con l’Europa riflettesse il dictat di Ortega y Gasset: “La Spagna è il problema e l’Europa la soluzione”. La spettacolare caduta senza precedenti di fiducia nell’UE da quando la crisi ha avuto inizio non è solo i risultato delle misure d’austerità. Dall’oggi al domani, gli spagnoli hanno dovuto subire riforme dolorose per aderire all’Unione Europea e quindi all’euro, oltre a superare il loro tragico passato. Ma ora, la mancanza di una visione chiara del futuro nazionale ed di quello europeo fa sì che i sacrifici richiesti a loro non colgano consenso e legittimazione. Gli spagnoli non incolpano l’Europa dalla crisi o non vogliono lasciare l’euro. Ciò che ha eroso la loro lealtà verso l’Europa e la fiducia in essa è che non hanno voce in capitolo e non possono discutere le politiche che chiaramente non funzionano. Gli spagnoli non sono diventati euroscettici, ma feroci eurocritici

Polonia

Per la prima volta, la percentuale dei polacchi che “non confidano” nell’Europa (46%) è maggiore di quella di coloro che “credono” nell’UE (41%), un segno degno di nota in uno Stato che si è sempre presentato come proeuropeo.L’UE ha ancora indici di gradimento maggiori rispetto a quelli dei Governi nazionali, il parlamento e la televisione pubblica. Ma l’Unione sembra aver perso la sua reputazione fattore di stabilità nel paese, che sta subendo una incredibile trasformazione sociale ed economica. In particolare, i polacchi si mostrano scettici rispetto al futuro della moneta comune e già solamente il 29% vorrebbe adottarla come moneta. Questi atteggiamenti pubblici pongono un dilemma alla classe politica, la cui ambizione è quella di unire il centro del potere in Europa. L’obbiettivo della Polonia, per i prossimi anni, sarà rimane il più vicino possibile al nucleo duro mentre difende l’integrità del progetto europeo nel suo insieme.

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