Una bandiera arcobaleno per i giochi Olimpici

[Traduzione da Colta]

Alexander Bard, musicista e filosofo svedese, famoso per i gruppi Army of Lovers e Vacuum, ha parlato durante l’aperturo del Gay Pride di Stoccolma. Tutto il discorso verte sull’omofobia in Russia e su come bisogna trattarla.

Signore, signori e tutti coloro che stanno nel mezzo! Vi do il benvenuto al Pride di Stoccolma e al Pride
moscovita qui a Stoccolma. A solo un’ora di volo verso est dalla nostra
capitale c’è uno dei più grandi e bei paesi al mondo: ci vivono circa
143 milioni di persone, molte di più che in Svezia. Parlo di un paese in
cui sono sempre stato me stesso, che mi ha accettato, così come ha
accettato la mia musica e i miei libri con grande curiosità e calore.
Parlo della Russia, un paese a cui mi rivolgo come ad un amante.
Soprattutto perché mi fa davvero male quello che sto per dire ora, qui. Perché la crescente persecuzione omo-, bi- e transessuale nella Russia di Putin è uno dei più crudeli e barbari esempi di discriminazione verso gruppi di persone in Europa dai pogrom nazisti degli anni ’40.
Con il sostegno della politica omofoba di Putin – con le sue leggi che incoraggiano le persecuzioni organizzate dei nostri fratelli, delle nostre sorelle e delle nostre fratelle in Russia – alcuni uomini eterosessuali
russi oggi hanno ripreso le loro percosse su alcuni adolescenti
omosessuali andando fieri delle loro atrocità e pubblicando il video
per  intimorirci e zittirci.

Da che parte sta Fredrik Reinfeldt (primo ministro svedese – NdR)? E dov’è Stefan Löfven (leader dei socialdemocratici, candidato premier per l’opposizione – NdR)? E soprattutto dov’è il movimento sportivo svedese? Dopo anni di assicurazione sul fatto che avrebbero preso a cuore e avrebbero iniziato a fare qualcosa per per la diffusa omo- e transofobia
nell sport svedese – dov’è ora il movimento sportivo svedese nel
momento in cui si necessita davvero un intervento per dimostrare che le
loro belle parole valgono davvero a qualcosa?

Tutto questo perché tra pochi mesi inizierà la più grande attrazione propagantistica di Putin: le Olimpiadi invernali di Soči. Il comitato olimpico svedese e il ministro della cultura e dello sport Lena Adelsohn Liljeroth si danno manforte, non protestano neanche un secondo, quando questa struttura propagandistica viene costruita attraverso la macchina organizzarice di un Comitato Olimpico Internazionale (CIO) corrotto, guadagnondosi questa orribile reputazione grazie al pranzo con i dittatori e con i grassi funzionari che si sono intascati l’onoroficienza.
Cari amici, come svedese provo vergogna che Gunilla Lindberg,una delle più importanti figure del CIO, oggi sia il segretario generale del Comitato Olimpico di Svezia, la quale  non osa dire una parole contro le barbarie omofobe di Putin. Avete una coscienza, Signora Lindberg? Siete soddisfatta di aver guadagno e preso per questo, denaro sporco di sangue da Putin?
Ebbene, quando il movimento sportivo ancora una volta tradisce il movimento LGBT cosa ci rimane da fare? Voglio fare un appello direttamente alle atlete e agli atleti svedesi. A differenza dei buffoni che siedono al CIO, voi siete in grado di compiere un atto eroico. Ecco una richiesta sulla base del consueto coraggio civile.

Il pattinatore di short track neozelandese, Blake Skjellerup,
ha annunciato oggi che andrà alla parata di apertura delle Olimpiadi
con la bandiera arcobaleno tenendo per mano un altro uomo. Ed ora mi
rivolgo alla squadra olimpica svedese: avete il coraggio di accettare la
sfida, il coraggio di andare per mano donna con donna, uomo con uomo
sventolando con orgoglio la bandiera arcobaleno alla cerimonia di
apertura dei giochi olimpici invernali di Soči proprio di fronte al
dittatore Vladimir Putin? Perché se non si ha abbastanza coraggio, meglio non andare là e non sostenere questo spettacolo vergognoso.
Impariamo dalla storia. Nel 1936, in Europa, la maggioranza eteronormativa ignorava le proteste LGBT
ed ebree e sostenevano seriamente che le Olimpiadi di Berlino sarebbero
diventate il festival del mondo. Ma noi tutti sappiamo cosa è successo
quando Adolf
Hitler prese la parola per diffondere le proprie idee di odio in tutto
il mondo utilizzando l’arena olimpica. Non ripetiamo ancora questo
errore nel 2014 e non concediamo ad un altro invasato dittatore un nuovo
spazio patinato per ideologie di odio.
Ma una causa comporta una conseguenza: chi ci impedisce di iniziare a boicottare Samsung, Volkswagen e Panasonic, tre grandi sponsor delle olimpiadi invernali e i più potenti collaboratori di Putin? Perché non pretendiamo una politica di trasparenza sulle questioni LGBT da tutte le aziende, organizzazioni
e nazioni? Noi stessi abbiamo messo un ostacolo lungo la strada della
lotta per i diritti universali dell’amore: la persona che si ama.
Per finire, voglio dire che il governo russo ha vietato il Gay Pride a Mosca per i prossimi 100 anni. In questo contesto, siamo onorati di poter avere il Gay Pride moscovita qui a Stoccolma. E tra 101 anni celebreremo una grande festa di libertà, un pride stoccolmese e moscovita, insieme a Mosca. Signor Putin, sarò schietto con lei: non ci fermeremo mai. La battaglia per i diritti dell’amore dell’uomo non può essere fermata.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...