Kyotoku-maru, un naufragio senza fine

[Traduzione sa Libération]

E’ diventato il monumento emblematico della città. Una nave da pesca di tonni lungo 60 metri, collocato come un pesce fuor d’acqua a 750 metri dal mare, nel mezzo di una zona residenziale. Ma gli abitanti di Kesennuma (a 490 km a nord di Tokyo) non vogliono più questo Totem di 360 tonnellate. E’ ancora troppo doloroso il ricordo dello tsunami dell’11 marzo 2011, che ha portato qui il Kyotoku-Maru N°18. La città portuale aveva 75.000 abitanti prima del disastro, ed è stato pagato un prezzo pesante: più di 800 morti e quasi 1.200 dispersi, circa 18.000 persone sono state uccise dallo tsunami in tutto il nord-est del Giappone.

In un primo momento, hanno eliminato la terra intorno alla struttura in metallo di colore blu e rosso, annerita dalle fiamme del fuoco che ha distrutto gran parte della città all’indomani dell’onda devastante. Hanno ripulito i detriti che ingombravano il pavimento, messo pesanti travi metalliche per sostenere lo scafo, da cui un nastro giallo sottile proteggeva la zona circostante. Si cercava di fare un memoriale per lo tsunami, e già i visitatori erano accorsi da tutto il Giappone per fotografarlo, deporci una corona di fiori e raccogliersi in preghiera. Ma a seguito di un lungo dibattito, la questione è stata sottoposta al voto del popolo, e il loro verdetto è stato definitivo. Circa il 68% ha votato per sgomberare da Kesennuma questo colosso che a loro “richiamava costantemente l’attenzione verso questo terribile disastro”. Solo il 16% avrebbe voluto tenerlo al suo posto. Tra di loro, Shigeru Sugawara, il sindaco, che è stato un forte sostenitore di questo progetto ed è stato deluso per l’aver perso “un simbolo visibile di quello che è successo, che [lui] voleva lasciare alle generazioni future.”

Altri già rimpiangono la manna di visitatori che, dopo aver fotografato il Kyotoku-maru, si fermavano per fare shopping. Mentre gran parte della costa devastata dallo tsunami è ancora in rovina, temono che Kesennuma diventi una città fantasma, in assenza di attività economica.

Prima del 11 Marzo 2011, il porto di Kesennuma era conosciuto per la pesca intensiva dello squalo: 14 000 tonnellate di squali nel 2009. Da qui partiva il 90% delle pinne di squalo vendute in tutto l’arcipelago, ed esportate a Hong Kong e in Cina. I turisti accorevano qui d’estate in pullman affinché gli venisse servita la zuppa di pinne, considerata essere la migliore del paese. Ma il museo degli squali, che ospita 45.000 visitatori l’anno, è ancora chiuso. Quindi tutti sperano che, con o senza una barca, la vita finalmente riprendere per il popolo di Kesennuma. Una nuova vita attende anche la Kyotoku-maru, che sarà smantellata da una organizzazione non-profit e in seguito riciclata.
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Questa lingua è ancora nelle prime fasi di sviluppo e non ha ancora raggiunto il livello di qualità standard delle nostre altre lingue.

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