La povertà rende più stupidi

[Traduzione da Slon]

Intuitivamente, è chiaro che la maggior parte dei problemi che bisogna risolvere in condizioni di stress per coloro che non guadagnano abbastanza per vivere mina la possibilità di poter ragionare chiaramente e, di conseguenza, prendere decisioni adeguate; ma i risultati di uno studio pubblicato su Science, illustra a cosa sia realmente legato.

I sociologi hanno da tempo riscontrato che le persone povere sono più proponesi a non fare uso di medicinali, non sono inclini a seguire delle indicazioni e tendono ad essere genitori meno attenti, ma rimane poco chiaro il collegamento causa-effetto: la povertà provoca stupidità o viceversa?

Per chiarire questo punto, lo psicologo Eldar Shafir della Princeton University insieme ad alcuni colleghi ha condotto degli studi in India. Ad esempio, i propietari di aziende agricole per la raccolta di canna da zucchero nello stato di Tamil Nadu, a sud del paese, ricevono la maggiorparte del loro compenso una volta l’anno, dopo il raccolto. In questo modo, gli abitanti locali cambiano repentinamente il loro status da molto poveri a molto ricchi per gli standard indiani.

I ricercatori hanno visitato 464 agricoltori in 54 villaggi prima e dopo la raccolta. Ad ogni visita, davano agli agricoltori due diversi test sulle capacità cognitive. I risultati relativi al periodo di povertà hanno mostrato che in media le persone presentavono un QI di 13 punti in meno rispetto al periodo di ricchezza. Lo stesso effetto è stato osservato anche su una persona privata del sonno per 24 ore. La mancanza di denaro impedisce alle persone di comprendere i compiti più semplici che capirebbero con molta facilità se non preoccupati dal problema delle loro finanze.

La spiegazione più plausibile è che la persone hanno una capacità limitata di capienza mentale e le difficoltà finanziarie intasano così tanto lo sfondo cognitivo che il resto del cervello non basta per compiere gli altri compiti. In questo modo, dal team di ricercatori, sono state avanzate due soluzioni: la prima, più astratta, secondo cui il problema risiede non tanto in quei cervelli ereditati dai nostri antenati, quanto nelle circostanze. Se le si domina, allora si può uscire dal circolo vizioso di “povertà-errori-povertà”.

La seconda è pienamente applicabile: se il governo (o qualsiasi altro benefattore) vuole aiutare i meno abbienti attraverso politiche sociali, in primo luogo deve evitare moduli di coordinamento di 30 pagine. Tutti coloro che hanno bisogno di soldi, con grande probabilità commetterebbero degli errori nel compilarlo e sprecherebbero le ultime risorse intellettuali per correggere i documenti. Questo li renderebbe ancora più vulnerabili.

Tutto ciò è stato grosso modo compreso dalle persone ragionevoli, ma i burocrati non sempre hanno a che fare con loro, e questa, signori, è una prova scientifica.

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