XX secolo

[Traduzione da El Pais, Almudena Grandes]

Un disordine problematico e febbrile, cantava Gardel, e in effetti così è stato [N.d.T.: l’autrice si riferisce ad una canzone argentina contro la guerra]. Dal 2013, tutti gli errori, le virtù e le contraddizioni di un secolo marcato, dall’inizio alla fine, dall’intensità, sembrano avvolti da una tonalità seppia, sbiadita, delle vecchie fotografie. Tuttavia, queste ultime settimane mi hanno insegnato che quello era il mio secolo.

Intorno a me, si moltiplicano le voci che si oppongono all’intervento in Siria, senza condizioni, senza  spaccature, senza il minimo margine d’errore. So che lo fanno con le migliori intenzioni, che pregano per la pace proprio come il Papa; che si oppongono alla guerra per principio, proprio come me. So anche che Assad è stato un alleato importante per gli Stati Uniti; che una vittoria dei ribelli quasi certamente si tradurrebbe in un altro Stato islamista; che l’ascesa islamista, è a sua volta conseguenza di una politica estera statunitense ispirata all’intollerabile, ma ampiamente tollerata, arroganza di Israele.
 
Ma, perdonatemi, credo che nella situazione attuale vengono apprezzate nuove peculiarità proprie del XXI secolo, un tempo caratterizzato dall’indolenza, la passività e l’indifferenza e, soprattutto, da una spaventosa assenza di ideologie, al di là dell’invicibile mattarello del neoliberalismo eretto come unico pensiero globale. Quindi, mi sembra di percepire che, sempre con le migliori intenzioni, si usano parole antiche per avvolgere una realtà vuota. Sullo sfondo c’è Assad, un dittatore, un tiranno, un omicida seriale che sarà l’unico a beneficiare di non intervento. Questa è una delle poche cose di cui sono certa, e non sarà permesso uno scontro che gli permetta di massacrare il suo stesso popolo.
 
Per il resto, posso solo avere dubbi, contraddizioni, nessuna certezza rassicurante. Nel bene e nel male, già lo sapete, sono una donna del XX secolo.   
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