SPECIALE CRISI POLITICA: Il colpo di grazia

[Traduzione da El Pais]

Venerdì sera, il primo ministro italiano, il socialdemocratico Enrico Letta, ha messo nell’angolo Silvio Berlusconi, allo stesso tempo rivale conservatore e partner di Governo, sfidandolo a dire in Parlamento davanti a tutti gli italiani, se era disposto a rinnovare la fiducia nell’esecutivo o se, come ha fatto per due mesi, avrebbe condizionato il suo sostegno per una soluzione ai suoi problemi con la giustizia. Non 24 ore dopo, il vecchio giocatore d’azzardo della politica italiana ha preso il suo pugnale, questa volta sul serio, e ha costretto alle dimissioni tutti i suoi ministri provocando (5 dei 15 previsti dall’attuale Governo) , come ha fatto ritirando la fiducia al governo di Mario Monti alla fine del 2012, una crisi assoluta di governo.

La mossa politica di Letta è stato buona, ma Berlusconi è molto Berlusconi – «è il miglior politico italiano”,  ha ammesso amaramente persino il centrista Mario Monti dopo essere diventato la sua vittima. Il fatto è che Venerdì, al ritorno da un viaggio ufficiale in Canada e negli Stati Uniti, Enrico Letta ha concordato con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di porre un ultimatum al leader del Popolo della Libertà (Pdl) Berlusconi, che da quando è stato condannato a quattro anni di carcere per frode fiscale (di cui solo uno è stato scontato e comunque non in carcere) nel caso Mediaset, sta minacciando di far cadere l’esecutivo se espulso dal Senato, come – a proposito – prevede l’attuale legge contro i politici corrotti condannati.

Nei giorni scorsi, inoltre, l’escalation verbale di Berlusconi e dei suoi uomini è salita al punto di etichettare come “colpo di stato” la presunta persecuzione giudiziaria e politica che, secondo Il Cavaliere, a cui è stato sottoposto negli ultimi tempi.

Dopo aver ottenuto l’approvazione dell’arrabbiato presidente della Repubblica – il “Colpo di Stato” a fatto infuriare davvero il vecchio comunista – il Primo Ministro ha deciso che tutte le misure che il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto prendere il Venerdì notte, sarebbero state rinviate per vedere se il condannato Berlusconi avrebbe chiarito il Lunedì o Martedì in Parlamento, ciò che avrebbe voluto fare della sua vita politica.

Tra le misure che l’ultimatum di Letta hanno impedito di prendere è stato il rinvio del l’aumento dell’IVA dal 21% al 22% a partire dal 1° ottobre. E qui è dove Berlusconi si è aggrappato per mascherare il putiferio politico.

A metà pomeriggio di Sabato, alla vigilia del suo 77ª compleanno, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha avvertito: “Ho invitato i Ministri del Pdl nel governo di valutare la possibilità di dimettersi immediatamente per evitare di essere complici, e non rendere complice lo stesso Pdl, di ulteriori odiose umiliazione  imposte dalla sinistra verso gli italiani ( … ). La decisione presa da Enrico Letta di congelare l’attività di governo, ha determinando in tal modo l’aumento dell’IVA, è una grave violazione dei patti alla base di questo governo e contraddice il programma presentato al Parlamento dal Presidente del Consiglio stesso”.
 

Pochi minuti dopo che la notizia è andato in onda, Angelino Alfano, il vice primo ministro, ministro degli Interni e delfino Berlusconi, ha annunciato che lui e i ministri Nunzia De Girolamo (Agricoltura) , Beatrice Lorenzini (Sanità) , Maurizio Lupi (Infrastrutture e Trasporti) e Gaetano Quagliariello (riforme costituzionali) avevano già presentato le dimissioni.

Una lettera congiunta ha chiarito, nel caso ci fossero dubbi, che nel Pdl conta solo la voce del suo padrone: “Dopo l’invito del Presidente Berlusconi in merito alle dimissioni ( … ) crediamo non ci sono le condizioni per rimanere nell’esecutivo”.

Una volta verificata l’entità della confusione provocata in quel momento, il primo ministro ha pubblicamente accusato al leader del PDL di mentire: “Berlusconi , per cercare di giustificare l’atto folle e irresponsabile di oggi, avente per oggetto solo questioni personali, cerca di cambiare le carte in tavola utilizzando la scusa dell’IVA”.

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