Chvrches – The Bones Of What You Believe

[Traduzione da NME]


Come tre individui, radicati nelle caledoniane tradizioni fatte in casa del post-rock e del twee-folk, siano riusciti a costruire lo scintillante edificio chrome-pop dei Chvrches, è tutt’altro che chiaro. Queste differenze hanno portato alcuni a mettere in discussione la purezza delle intenzioni del trio, ma i Chvrches sono – nello spirito, ma anche nel suono – ancora più indie delle band più indie in assoluto. Hanno registrato questo album di debutto da soli, nella stanza di Iain Cook, tenendo gli uomini della A & R a distanza fino a quando non sono riusciti ad ottenere l’album che volevano fare. Inoltre, mentre la maggior parte delle nuove band sono d’accordo su qualsiasi cosa basta che gli si faccia pubblicità, i Chvrches non hanno paura di mettere i piede per terra- in particolare quando si è trattato di individuare la cantante Lauren Mayberry , dolcissima , brillante e molto sveglia.

Se fossero anche solo la metà cinici di come i loro oppositori li descrivono, Cook e Martin Doherty sarebbero stati rinchiusi in uno studio, mentre Mayberry si sarebbe atteggiata da geisha del 23° secolo dando noiose interviste alle riviste di moda. A giudicare solo dalle canzoni, tuttavia, un certo grado di sospetto è forse comprensibile: i primi quattro singoli dei Chvrches ​​ (tutti presenti in questo album, anche se Lies è stato ri-masterizzato per ulteriori miglioramenti) sono così forti, che sembra inconcepibile che non siano state scritte da qualche oscura società segreta di uno svengalis electro-pop. Ma The Bones Of What You Believe ne ha molte di più di faville scoppiettanti. I Chvrches fanno musica per le “ore piccole”, ma è più spesso una varietà solitaria, piuttosto che sociale. Dietro la ruvidità del coro, The Mother We Share è un ritratto toccante di due fratelli anormali ma interdipendenti. Il temperamento del disco è indiscutibilmente scozzese: in un momento Mayberry ti incita “Take a good swing at me” con Gun; subito dopo, è “Incapable of saying it’s over“, quando Tether raggiunge il suo crescendo – la testardaggine esteriore mascherare un interiore malinconico.

C’è sicuramente una forte influenza anni ’80, ma c’è anche la grande canzone d’autore: la glaciale By The Throat potrebbe essere un singolo inedito degli Erasure, mentre Science/Visions trasforma il synth di Giorgio Moroder in un sacramento elettronico sinistro. L’ultima canzone , You Caught The Light (cantata da Doherty) è il tessuto connettivo tra la band di ieri e di oggi: le sue chitarre fosfoniche e signorili, la struttura tortuoso hanno molto in comune con i gruppi The Hours Unwinding o The Twilight Sad rispetto a qualsiasi altro termine di paragone dei Chvrches.

Insomma, anche se non tutte le tracce hanno l’immediatezza di Lies o Recover, non passiamo dire che ce ne sia una più debole. I Chvrches sono attaccati alle ossa delle loro credenze, e state per essere trascinate nel voler succhiare il midollo fuori da queste ossa. Buon ascolto!

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