Viktor Golishev, Salinger e i pescibanana [PARTE I]

[Traduzione da Colta]

Victor Golishev ci racconta delle traduzioni che ci hanno fatto conoscere George Orwell, Truman Capote, William Faulkner, F. Scott Fitzgerald, Charles Bukowski e il quinto libro di Harry Potter.

Il primo racconto che tradussi fu di Salinger, quello sui pescibanana. Ci sono state delle grandi dibattiti su cosa fossero questi pesci: c’erano diverse ipotesi a riguardo. In realtà, questo pesce esiste davvero, lo trovai in un dizionario. Eppure, prima di allora non ne sapevamo nemmeno l’esistenza. Venni a conoscenza di Salinger in modo molto strano. Avevo un amico con cui studiavo all’Università. Mi parlò di un certo Saliger (chi sapeva pronunciarlo allora?) e mi diede da leggere un libro di suoi racconti, che gli avevano probabilmente regalato. Poi mi diede da leggere Il giovane Holden. In quell’epoca, nessuno lo aveva mai tradotto né letto qui (in Russia). Questi racconti li tradussimo velocemente e in seguito li facemmo pubblicare, ma nessuno li voleva comprare. Poi lo scrittore Boris Balter, lo pubblico sulla rivista Nedelja, facendolo uscire un anno dopo averlo ricevuto. Tutti erano dubbiosi se fosse il caso di stamparlo o meno, dal momento che sparavano al protagonista uccidendolo. Così ci misimo a tradurre quando qui non c’era traccia di nessun Salinger. Il racconto si traduceva molto facilmente, in tre giorni riuscii a tradurne metà. Tuttavia, lo correggemmo a lungo, ma la lezione fu positiva.

Ma su Fitzgerald, fatemi pure fuori, non ricordo nulla. Capite? Che differenza fa? Non ricordo neanche i suoi racconti che ho tradotto. Ma mi ricordo ancora di Salinger, perché è migliore come scrittore. Per me e non solo. Da allora, l’ho sempre letto e quasi tutti hanno letto Il giovane Holden. Lui è riuscito ad entrare nelle viscere dei giovani adolescenti che non riescono a relazionarsi con il mondo degli adulti. Da questo libro non si può scappare da nessun’altra parte, è un classico. Ha sollevato un problema da sempre esistito. Quando lessi questo libro, in età già adulta (22 anni), ha avuto un effetto molto forte su di me. Ci sono molti termini gergali, ma è tutto sempre molto chiaro. Così tutte le parole venivano scelta senza il bisogno di cercare nel vocabolario dei termini gergali. 

Ora, però, ho alcune pretese verso di lui. Alla fine, Salinger divenne uno scrittore abbastanza di merda. Ovunque c’era questa sensazione di aristocrazia spirituale e di personale superiorità, a tratti ingiustificati e dannosi per lui stesso. Infatti, la sua biografia ha seguito in qualche modo tutto questo: anche lui andò nella sua stanza, rivelando così il suo buddismo. Allora pensai che lui sarebbe stato scrittore ancora per poco, che avrebbe terminato velocemente la sua carriera. Io e il mio amico Eric Nappelbaum, con il quale tradussi i racconti, andammo a pranzare all’albergo “Lendingradskaja” e al tavolo c’erano alcuni turisti stranieri. Parlando con uno di loro affermai che Salinger avrebbe smesso presto di scrivere. Ma non ricevetti nessuna risposta. 

La letteratura straniera nei miei anni giovanili, l’ho conosciuta in maniera del tutto casuale. Eric Nappelbaum aveva sempre dei libri. Forse glieli regalava la donna inglese da cui prendeva lezioni di lingua. Anche mia madre (la traduttrice Elena Galisheva) prendeva sempre dei libri della Inostranka (casa editrice russa) ed io li prendevo a lei. C’erano dei mercatini di libri d’antiquariato in via Kachalova (ora Malaja Nikitskaja), e poco dopo un’altro negozio in via Petrovca, lo Sheakespear. Poi andando ospite a casa di un amico, trovai un mucchio di libri per terra. Vidi Faulkner per la prima volta. Ma tutto molto casualmente. In quel periodo, secondo me, c’erano libri di gran lunga migliori di quelli in circolo oggi. Nelle bibblioteche, ora, c’è un aria malaticcia, non sono maturate. Al tempo, l’intera esistenza veniva inibita, e ti trovavi dei libri che non avevi mai letto prima e che non erano mai stati tradotti. Allora i libri avevano un significato enorme, era l’unica via di fuga nella vita. Ora siamo sommersi da molte cose: chi va in giro, chi vede dei film. Prima invece, oltre ai libri non c’era nulla. I film si potevano contare sulla punta delle dita. Per questo mi ricordo ancora di Tarzan.

Non so quali libri fossero di moda allora. Se Faulkner era di moda? Sì, lo era. Ma d’altra parte, ti pestavano se ti buttavi in qualcosa che fosse alla moda. So chi in seguito divenne di moda: Vonnegut, ad esempio. Da bambino lessi un sacco di libri di fantascienza. Forse neanche tanti, ma gli stessi li lessi dieci volte. Ora invece non ne leggono più. I ragazzi che traducono in Università con me, leggono Fantasy. I gusti sono molto cambiati. So che quello che a me piace, non serve più a nessuno.

Per molto tempo non pensai alla traduzione come occupazione principale. Traducevo qualche racconto all’anno. I primi racconti, li editò mia madre. In un primo momento lì corresse in maniera molto incisiva. Ma finì ben presto di farlo. Quando mi licenziai e iniziai a tradurre, cominciai a pormi delle domande: ti basteranno i soldi fino alla prossima volta, che ti pubblichino o meno? Pensavo inoltre di poter tornare a fare l’ingegnere. O l’insegnante, ad esempio, sebbene farsi assumere come insegnante era abbastanza difficile, infatti non fui preso come insegnate di fisica. Capii in seguito che ero stato tagliato fuori da tutto il resto. 

Non ci sono autori preferiti, ma grandi autori. Ad esempio, io credo che il miglior romanzo americano di sempre è Moby Dick. In adolescenza, amavo Mark Twain. Per l’intelligenza, per l’umorismo, per la cupezza, per tutto questo insieme. Solitamente è abbastanza cupo. Non bisogna tradurre ciò che è già stato tradotto. E’ una questione secondaria e bisogna avere una grande considerazione di sé stessi, per pensare di pote tradurre meglio. Mi è capitato una volta di tradurre una cosa già tradotta. A me non sembrava di poter tradurre meglio, ma lui credeva di sì. E’ stato un tormento, perché mettersi a lavorare col pensiero di tradurre meglio di qualcun altro è impossibile. Non è uno sport.


Io ne conobbi molti che odiavano i testi degli altri. Era molto facile riscontrarlo: prima esisteva un sistema di recensioni interne, e si era costretti costretti a scriverli sui propri colleghi. A volte li vidi e lessi quanto le persone fossero piene di invidia e gelosia. I traduttori sono anche persone del genere. Tra gli scrittori succedo la stessa cosa.

In generale, leggendo le prime due pagine, capisci se vuoi continuare a leggere il libro. Dopo la terza capisci se vuoi tradurlo: per una serie di dettagli, per il modo con cui le frasi sono scritte, per il ritmo. Confrontare le traduzioni di un libro è lavoro piuttosto noioso, perché il libro non funziona come frase unica, ma come entità unica. Se si legge bene o no. La brutta traduzione può essere premiata, e nella traduzione possono non esserci delle imprecisioni. Tale imprecisione si determina quando non riesci a tradurre qualcosa.
E’ successo tutto per caso. Vedi qualche bel racconto o romanzo e lo traduci. Soprattuto, non c’era molta scelta. Ciò che ti piaceva, lo traducevi. Non quello che avevi selezionato. La domanda era come si era arrivati al libro. Non lavoravo su ordinazione ma è capitato di lavorare su uno o due romanzi, su richiesta di amici redattori. Ho sempre scelto io e ho sempre creduto che già questo fosse un affare da accollarsi, non sempre di successo. A volte passavi sette anni a tradurre un libro che poi non volevano pubblicare. Ma allora era possibile. Adesso è praticamente vietato perché, allora era coinvolta l’idelogia, ora invece si basa tutto sui soldi. Tutti pensano a guadagnare.
Certo, sapevo che alcuni libri non sarebbero mai passati di moda. Ad esempio, Orwell in quegli anni non poteva essere pubblicato. Tradussi 1984 nel 1987, ma lo conoscevo da tempo. L’avrei preso vent’anni prima se non fosse stato proibito solo tenerlo in casa. Non era mio, lo presi in prestito da qualcuno, non sicuramente in biblioteca. La sua traduzione non durò a lungo, un anno; ma fu molto tormentata. Ti siedi davanti al libro e in un momento vieni risucchiato dal suo orrore. Ti prende facilmente quando la traduzione esce senza problemi. In seguito, mi ammalai per lungo periodo. Poi ad un certo momento, anche Steinbeck non poteva essere tradotto. Perché quando ci fu la guerra in Vietnam, volò nel paese elogiando le truppe americane, e noi eravamo attenti a tutto.
[FINE PARTE I] 
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