L’incubo democratico

[Traduzione da The Economist]

Per chi la critica, l’Unione Europea è nata nel peccato: un progetto ideato da e per le élite, privo di legittimità democratica. Tutti i tentativi di rendere buono il “deficit democratico”, un termine coniato nel 1970, sono falliti. Elezioni dirette del Parlamento europeo (PE)? L’affluenza alle urne è scesa da quando sono state istituite nel 1979. Dare un potere reale al parlamento? Il parlamento non ha mai avuto così tanto peso, ma la fiducia nell’UE è a un minimo storico .
 
La crisi economica in Europa si sta rivelando un grave problema cronico. Una ragione è che, in particolare nella zona euro, Bruxelles si sta intrufolando sempre più profondamente nella vita nazionale, immischiandosi in tutto, dai bilanci alle pensioni e alla formazione dei salari. Un altro motivo è il contraccolpo atteso dagli elettori nelle elezioni del prossimo maggio al PE. Ci saranno grandi vittorie per i partiti anti-europei e anti-immigrati di tutti i colori – dai nativisti dalla lingua tagliente del Partito Indipendentista britannico ai criminali neonazisti greci di Alba Dorata. I partiti euroscettici potrebbero vincere alle urne in Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi, e potranno avere buoni risultati in Finlandia e in Italia , e in più mite apparenza potrebbero vincere dei seggi per la prima volta in Germania.

Il senso di allarme è palpabile. François Hollande, il presidente francese, afferma che l’ascesa di nazionalisti ed euroscettici potrebbe portare a “regressione e paralisi”. Enrico Letta , il primo ministro italiano, ha calcolato che gli euroscettici potrebbero vincere fino a un terzo dei seggi. Radicali e populisti sono un gruppo eterogeneo, preferendo fare discorsi che influenza politica, così i centristi dovrebbe essere ancora in grado di ottenere ruoli parlamentari importanti. Forse l’influenza più grande sarà l’avvelenamento della politica interna, che potrebbe ostacolare il processo decisionale dei governi.

Come far fronte a tutto questo? Letta è tra chi vuole spronare le forze pro-europee trasformando l’elezioni europee in una elezione per il prossimo presidente della Commissione europea. Le principali “famiglie” politiche europee, le ampie coalizioni di partiti nazionali che dominano il parlamento, affermano che organizzeranno ogni campagna politica dietro un candidato “presidenziale”. I socialisti sembrano propensi a scegliere Martin Schulz, l’esuberante presidente tedesco del PE. I verdi stanno pianificando delle primarie aperte. I conservatori , destinati a rimanere il più grande raggruppamento, sembrano essere ancora in un vicolo cieco.

I sostenitori sperano di iniettare entusiasmo, rafforzare il mandato democratico della commissione, concentrando tutto sulle tematiche europee, e alzare la posta in gioco per evitare che il voto si trasformi in una protesta contro i governi nazionali impopolari. A meno che non ci sia qualche politico sangue-e-budella, dicono, i cittadini si rivolgeranno ai populisti .

Eppure l’Unione europea non è uno Stato, e la Commissione non è un governo. Essa ha il diritto quasi esclusivo di proporre una nuova legislazione, che deve essere approvata sia dal Consiglio dei ministri (che rappresenta i governi) che dal PE. Ma è anche un servizio civile, poliziotto del mercato unico e cane da guardia della concorrenza. In una nuova pubblicazione, il Centre for European Reform (CER), un gruppo di esperti britannico, sostiene che la Commissione “ha bisogno di agire come arbitro nel gioco politico, non come il capitano di una delle squadre”.

I leader nazionali hanno sempre nominato il presidente e gli altri 27 commissari, e non vorranno che vengano dettati dal Parlamento europeo, che la maggior parte considera come un fastidio . Il Trattato di Lisbona ha reso confuso con mailizia tale processo: si dice che i leader dovrebbero proporre un presidente “tenendo conto” del risultato elettoral , il candidato “viene eletto” dal PE. La disputa su chi sceglie, e controlla, il Presidente della Commissione può causare più ingorghi a Bruxelles di quanto potrebbero mai fare dei chiassosi euroscettici.

Una commissione più faziosa rischia di perdere credibilità nelle sue funzioni semi-giudiziari, come le decisioni sugli aiuti agli Stati (ad esempio, il salvataggio delle banche) e di far rispettare le regole antitrust. La Commissione ha acquisito maggiori poteri per esaminare i bilanci nazionali e le politiche economiche, e raccomandare sanzioni . Si propone di essere la massima autorità per la liquidazione delle banche. I primi ministri e presidenti vogliono consegnare fucili caricati a un presidente della Commissione apertamente  schierato?

L’UE ha bisogno di commissari migliori, ma l’elezione del presidente potrebbe restringere il campo. I primi ministri in carica non rischierebbero il proprio incarico nazionale per un mandato europeo, la scelta sarebbe ricaduta su politici senza lavoro o membri di Bruxelles. E gli elettori è certo che rimarranno delusi. Il Presidente della Commissione non decide le questioni che gli stanno più a cuore. Votare contro l’austerità in Parlamento non cambierebbe il fatto che i creditori fissano le condizioni per i salvataggi.

L’enigma irrisolvibile

L’Unione europea è in parte un’organizzazione internazionale ibrida e in parte una federazione. Non ci sono soluzioni chiare per l’enigma democratico. Un presidente semi-eletto potrebbe offrire la peggiore combinazione: troppo di parte per conservare la fiducia dei leader nazionali, troppo debole per guadagnarsi la fedeltà dei cittadini che potrebbero pensere di eleggere il presidente d’Europa, ma otterrebbe solo un debole segretario generale.

Una elezione diretta ha un senso se alla Commissione dovesse mai essere concessa l’autorità federale, inclusi i poteri di imposizione fiscale. Anche così, potrebbe avere bisogno di rinunciare a una parte delle sue funzioni regolamentari e tecnocratiche. Per ora Tesori rimangono strettamente nazionale. Eppure il problema della legittimità è pressante. Una risposta potrebbe essere che i parlamenti nazionali facciano un lavoro migliore di supporto dei ministri per tenerli aggiornati sulle decisioni che prendono a Bruxelles. Il CER propone un “forum” di parlamentari nazionali che esamini le azioni dell’UE in cui il PE non ha voce, per esempio, nell’elaborazione di pacchetti di salvataggio.

I politici europei non possono prevalere in nessun modo quelli nazionali in termini di legittimità e di interesse pubblico. Così è per i leader nazionali che non possono condurre la lotta contro gli euroscettici: smettere di incolpare l’UE per tutti i mali, difendere i benefici dell’integrazione, correggere i suoi difetti e, nella zona euro, spiegare le riforme necessarie per rimanere nella moneta unica. Sarebbe un grande errore lasciare che gli euroscettici sostengano le bandiere nazionali per sé stessi; la bandiera stellata dell’Unione europea non è sostituibile.

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