Tadeusz Mazowiecki (1927-2013)

[Traduzione da El Pais]

L’ eroe sconosciuto della transizione post-comunista, Tadeusz Mazowiecki, è morto all’età di 86 anni. Mazowiecki divenne il primo premier non comunista dell’Europa orientale dopo la seconda guerra mondiale, ricoprendo la carica dal settembre 1989 al gennaio 1991. Un intellettuale tranquillo – che i vignettisti polacchi raffiguravano come una tartaruga – simboleggiò la fine del comunismo come Lech Walesa, ma durante il suo governo, in Polonia, la fase transitoria da una dittatura comunista a democrazia liberale fu irreversibile.

Nato in una famiglia cattolica di sinistra, il loro adattarsi alla Polonia comunista fu difficile. Membro di associazioni cattoliche, alla fine degli anni Cinquanta, si è unito all’opposizione tollerata dai comunisti a cui concessero anche una piccola rappresentanza in Parlamento che veniva controllata. Mazowiecki è stato eletto deputato in Parlamento nei primi anni Sessanta, fino a quando i comunisti si accorse che era troppo critico, proibendogli di rinnovare la sua posizione negli anni settanta.

Con un atteggiamento sempre più intransigente nei confronti del governo, Mazowiecki oltrepassò il limite nel mese di agosto del 1980, quando sostenne lo sciopero nel cantiere navale di Danzica e divenne consigliere del nuovo Sindacato Autonomo dei Lavoratori, Solidarność,  e del suo leader, Lech Walesa. Dopo che i comunisti abbatterono Solidarność nel dicembre 1981, introducendo la legge marziale, Mazowiecki fu imprigionato. Dopo essere stato rilasciato, continuò la sua attività in Solidarność a favore della democrazia e altri gruppi.

Dopo l’accordo tra il governo e Solidarność, la Polonia ottenne le sue prime elezioni semi- competitive (solo il 35% dei seggi erano eleggibili democraticamente) nel blocco comunista , aprendo la strada a una transizione graduale verso la democrazia.

Considerato un uomo di consensi, Mazowiecki fu eletto come primo capo di governo non comunista dal 1945, ma dovette affrontare sfide interne e internazionali formidabili. Nel 1989 la Polonia era più libera rispetto al resto del blocco sovietico, ma era immersa in una profonda crisi economica. Il Partito Comunista, inizialmente, mantenne una posizione forte all’interno dell’apparato statale, garantendosi il controllo di settori strategici, tra i quali l’esercito e le forze di sicurezza. Il Generale Jaruzelski, l’architetto della legge marziale, fu eletto presidente dal Partito comunista e dei suoi alleati. La Polonia era ancora nel Patto di Varsavia, era circondata da stati comunisti e migliaia di truppe sovietiche rimasero nel paese.

Mazowiecki ha affrontato questi compiti con tranquilla determinazione. Un uomo di poche parole, non era uomo da grandi discorsi, annunci o iniziative pionieristiche. Si è limitato a lavorare con metodo e con pazienza, raggiungendo progressivamente i suoi obiettivi. È rimasto in carica poco più di un anno, ma in quel periodo lanciò le riforme politiche ed economiche che hanno gettato le basi della democrazia che si consolidò in Polonia durante gli anni seccessivi.

In politica estera, è riuscito a portare la Polonia in Occidente attraverso la diplomazia prudente che ha suscitato l’ostilità dei sovietici, mentre ampliava l’ambito di sovranità della Polonia. Altrettanto cruciale è stato il suo ruolo nella riconciliazione tra la Polonia e la Germania dopo il 1989, una relazione che è diventata uno dei pilastri degli allargamenti della NATO e dell’UE. In questo modo, la Polonia aderì ad entrambe le istituzioni.

In molti modi, Mazowiecki, con la tenacia del suo lavoro silenzioso e la ben che minima preoccupazione per la sua immagine mediatica, va controcorrente rispetto alla politica attuale. Mentre alcuni ridicolizzato la sua immagine modesta da tartaruga, è chiaro che, dopo tutto, le tartarughe possono vincere la gara.

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