Uno sguardo al 2014

[Traduzione da Euronews]


Solitamente il passaggio tra un anno e l’altro è ricoperto di speranze. Diventa qualcosa di reale per ciascuno di noi, come individui, per le comunità a cui apparteniamo, per interi paesi. Diventa qualcosa di reale, se si festeggia il nuovo anno il 1 ° gennaio, o il Norouz, o la Festa di Primavera, il Capodanno cinese. E – possiamo dirlo? – diventa qualcosa di reale per l’umanità nel suo complesso. Come lo scrittore inglese Samuel Johnson ha detto, “i voli naturali della mente umana non sono da un piacere all’altro, ma da una speranza all’altra”. Oppure bisognerebbe rifarsi più alla saggezza di Friedrich Nietzsche? Il filosofo tedesco vedeva la speranza come “il peggiore di tutti i mali, perché prolunga i tormenti dell’uomo”. Lasceremo a voi decidere se si tende a vedere la bottiglia mezza piena o mezza vuota!

Parlando di noi, qui, a euronews, non possiamo negare di aver messo un po’ di speranza quando abbiamo selezionato gli argomenti che avremmo portato alla vostra attenzione per la nostra pagina “World in 2014”. Quel marchio speciale di speranza “realistica” di cui impariamo a nutrirci quando si trattano affari internazionali.

La speranza di vedere la comunità internazionale raggiungere finalmente il popolo siriano e porre fine a una guerra civile che ha creato la più grave catastrofe umanitaria della storia moderna. Abbiamo dato un’occhiata all’Egitto, alla Tunisia e alla Libia, i primi paesi della primavera araba, sperando di trovare il modo consensuale per avanzare verso una ricostruzione democratica delle loro società. Abbiamo concentrato poi l’attenzione sull’Iran e sull’accordo nucleare ad interim; abbiamo marciato verso nord, verso l’Afghanistan, alla scoperta dell’incredibile intuizione di Churchill, più di un secolo fa, circa la guerra nella regione, sperando che il 2014 potrà porre fine a tre decenni di continue guerre che hanno segnato in modo indelebile generazioni di afgani.

Abbiamo spostato l’attenzione sulle elezioni del Parlamento europeo, chiedendoci quali sono le probabilità che la scelta del futuro capo della Commissione europea rifletta maggiormente l’opzione politica del popolo europeo. In seguito, abbiamo fatto un grande salto verso est, in India, dove la democrazia più popolosa del mondo, sarà messa alla prova dei voti nel 2014. Più a est, abbiamo visto da vicino la disputa territoriale tra Cina e Giappone.

Attraversando il Pacifico, abbiamo messo piede sul suolo americano  valutando se le elezioni di medio termine statunitensi confermeranno il destino di Obama. E ci siamo spostati a passo di samba verso il Brasile, dove il calcio ci coinvolgerà tutti non solo per ballare “Juntos num só ritmo”, ma anche per prestare attenzione alle crescenti disuguaglianze che devono affrontare le economie emergenti.

Un salto al di là dell’Atlantico, abbiamo raggiunto le verdi rive della Scozia, ancora una parte della storia del Regno Unito, ma per quanto tempo? Poi ci siamo diretti verso le coste del Mar Baltico, dove la Lettonia sarà 18° membro della zona euro “nel bene e nel male, in ricchezza e in povertà, in salute e nella malattia”.

Per quanto riguarda i dilemmi digitali che hanno catturato la nostra attenzione…speriamo riescano a catturare anche la vostra!

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