La Svizzera sfida l’Europa

[Traduzione da Liberation]


Il
50,3 % degli elettori ha votato a favore del testo che reintroduce la
soglia d’immigrazione rispetto alle esigenze dei contingenti nazionali.
Questo rischia di rendere tese le relazioni tra la Svizzera e l’UE.

Domenica, in Svizzera, ha vinto il “Sì” per mettere fine all'”immigrazione di massa” e per reintrodurre
il tetto massimo di entrate. Il 50,3% degli elettori, secondo i
risultati ufficiali, dopo la chiusura delle urne a mezzogiorno, ha
votato a favore di questo testo definito “contro l’immigrazione di
massa”.

L’affluenza è stata particolarmente
elevata, il 56% , molto superiore alla media del 44 % normalmente
registrato in Svizzera, la prova che l’argomento ha suscitato molto
interesse sugli elettori svizzeri. Il referendum tenutosi su iniziativa
del Partito UDC (destra populista) ha ottenuto la doppia maggioranza, vale a dire la maggioranza dei cantoni e la maggioranza degli elettori.

Per il politologo ginevrino Pascal Sciarini, questa vittoria del “sì” potrebbe portare il “caos”, perché le relazioni tra la Svizzera e l’UE possono essere rimesse completamente in discussione. Questo piccolo paese alpino, popolato da otto milioni
di persone, che di fatto non fa parte dell’Unione europea, anche se
viene identificato
tra i paesi membri della UE. Legato ad essa da accordi bilaterali
negoziati ferocemente per cinque anni, la Svizzera ha accettato di
aprire il proprio mercato del lavoro ai 500 milioni di impiegati
dell’UE.

Al momento dell’entrata in vigore della libera circolazione,
che è stato graduale dal 2002, le autorità avevano indicato che ci
sarebbero stati al massimo 8.000 nuovi arrivi ogni anno. In realtà, la
Svizzera con la sua caparbia salute economica contrasta la crisi nella
zona euro, e ogni anno accoglie 80.000 persone nel suo mercato del
lavoro, una cifra che ha fatto arrabbiare l’UDC .

Quote e contingenti
Se
il “sì” avrà la meglio, la Svizzera ristabilirà quote e contingenti, a
seconda delle sue esigenze, per gli immigrati, un sistema con il quale
ha vissuto prima degli accordi bilaterali con l’UE e che si traduce con
montagne di scartoffie, molto criticato dai datori di lavoro.

Il
governo svizzero, la maggior parte dei partiti politici e i datori di
lavoro si sono pronunciati in maniera categorica per il “no”. Secondo
loro, rallentare o dare un freno a questa immigrazione significherebbe la fine della prosperità svizzera. Bruxelles ha già indicato che se la Svizzera metterà fine agli accordi sulla libera circolazione, tutti gli altri accordi tra Berna dell’UE verranno rescissi ipso facto.

I
fautori del “sì”, l’UDC in testa, hanno replicato dicendo che si tratta
di una questione di sovranità nazionale, e che il paese non dovrebbe
piegarsi al diktat europea. Inoltre, il partito ritiene che la massiccia immigrazione europea avvenuta negli ultimi anni è stata la causa di molti mali per la Svizzera, come il sovraccarico dei trasporti, la carenza di alloggi e il paesaggio sfigurato dal cemento delle imprese di costruzione.

L’immigrazione
è diventata negli anni un argomento di tensione in Svizzera. Per
rispondere, in parte, alle proteste di una parte della popolazione su
questo tema, il governo ha recentemente adottato misure per rendere più difficile l’accesso ai benefici sociali
per i nuovi arrivati ​​europei. Nel 2013, gli stranieri rappresentavano il 23,5 % (1.880.000 persone) della popolazione in Svizzera.

Prima degli accordi di libera circolazione con l’UE, gli stranieri erano circa il 20%. Attualmente, questi stranieri sono 1.250.000 da parte dell’UE DEI 27 e dell’EFTA. Italiani e tedeschi sono i più numerosi, rispettivamente 291.000 e 284.200 cittadini. Sono seguiti da portoghesi (237.000) e
francese (104.000). Ad esempio, l’anno scorso, la popolazione del
Cantone di Neuchâtel è aumentata del 10%, un incremento dovuto all’afflusso di cittadini
portoghesi. A questi stranieri vanno aggiunti, secondo l’Udc, i
frontalieri che sono, nella regione del Lago di Ginevra intorno al lago
omonimo, circa 113.000, mentre in Ticino 60.000, così come nella regione
di Basilea.

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