Buona notte Siena!

[Traduzione da Finacial Times]

Lentamente ma inesorabilmente, Siena si sta allontanando dal Monte dei Paschi. La fondazione con sede nella città toscana (e controllata dai suoi enti locali) ha quasi dimezzato la sua partecipazione alla Monte dei Paschi di Siena del 15%. Il quasi 30% che aveva posseduto era sufficiente per poter bloccare € 3 miliardi di capitale pianificati nel mese di gennaio. Tale questione del capitale – i cui proventi saranno utilizzati per pagare i soldi dovuti al governo – andrà avanti a maggio, scongiurando la minaccia della nazionalizzazione. Il prezzo delle azioni ha tirato un sospiro di sollievo, il terzo dall’inizio del mese di marzo.Così la MPS, 542 anni, può continuare il suo lento cammino verso una sorta di normalità. Ma ha ancora una lunga strada da percorrere. Ha registrato una perdita netta di € 1,4 miliardi nel 2013, la sua terza perdita annuale consecutiva (quelle tre perdite hanno spazzato via tutti i profitti realizzati nel corso degli ultimi 12 anni). Si vuole arrivare a un utile netto di € 900 milioni entro il 2017, e ci sono alcuni segnali incoraggianti. Un piano di riduzione dei costi sta dando i suoi frutti (i costi sono scesi del 13% lo scorso anno), e il margine di interesse spunterà nel quarto trimestre. Ma il libretto dei risparmi dei clienti si sta ancora restringendo, e MPS possiede ancora € 26 pesanti miliardi dei titoli di Stato italiani.

L’altra grande incertezza è il capitale della MPS. Stando all’accordo di Basilea III, la sua quota di capitale è circa del 9%, vuole arrivare a oltre il 12% entro il 2017. La questione sui diritti non aiuterà dato che il ricavato andrà al governo piuttosto che essere trattenuto da MPS. Così l’aumento dovrà arrivare da maggiori azioni di deleveraging, da una maggiore raccolta fondi, o da una crescita dei profitti. Quet’ultimo richiederà una ripresa della moribonda economia italiana.

Per quanto riguarda la fondazione, la sua vendita potrebbe non essere imminente, e non è chiaro se prenderà parte alla questione sui diritti. Se non lo farà, l’attesa sarà più diluita. In entrambi i casi, i suoi giorni da azionista di controllo sono finiti. Dati i record infelici della banca sotto la sua amministrazione, non è una brutta cosa. Buonanotte, Siena!

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