Aberdeen e il fantasma di Kurt Cobain (Parte II)

[Traduzione da BBC, Parte I]

Il ponte Cobain

La prima tappa del tour è stata il ponte di Young Street che attraversa il fiume Wishkah nel nord-est della città, a poche centinaia di metri dalla casa in cui Cobain è cresciuto. Fu sotto questo ponte, dove, per proprio conto, il cantante ha trascorso alcune notti dormendo all’addiaccio e in cui è stato ispirato a scrivere la canzone “Something in the way“.
Ecco perché già da molto tempo questo è il principale luogo di pellegrinaggio per i fan di Cobain in visita ad Aberdeen, come testimoniano i pilastri sotto il ponte coperto di graffiti e dipinti.

Negli ultimi anni, un pezzo di terra a lato del ponte è stata trasformata da un gruppo di residenti locali in un piccolo parco con una statua di cemento di una chitarra, un cartello con il testo di “Something in the way” e una lapide con alcuni delle più famose citazioni del cantante. Nel 2011 il consiglio comunale ha respinto la proposta di nominare il ponte Cobain pur accettando che il parco venisse chiamato Cobain Landing. Il responsabile per la pulizia del luogo è un vicino che, in questi ultimi anni, con l’aiuto di altri abitanti di Aberdeen, si è dedicato a metterlo a posto. “Quando mi trasferii in questa casa era piena di spazzatura e pannelli. Iniziai a lavorarci su, perché la sporcizia gli toglieva valore, ma poi venni a scoprire che alcune persone venivano e si sedevano sotto il ponte, senza che io sapessi il perché “, spiega Tori Kovach. “Quando seppi che venivano per lui e che le autorità locali lo ignoravano, decisi di sistemare il posto. Così i fan di Cobain potevano avere un posto per rendergli omaggio. Con la sua musica ha toccato i cuori di molte persone e quindi deve essere riconosciuto” , dice Kovach.

Mentre visito il parco e il ponte con il Sindaco, una coppia di mezza età passeggiando per il posto scattando foto. Mi
dicono che vivono nella città di Portland, Oregon, ed è la seconda volta che vengono qui. “Siamo grandi fan dei Nirvana. In realtà li ho visti dal vivo a Portland quando ero incinta di mia figlia, e dovetti lasciare il concerto perché mi sentii male. Questo era prima di diventare famoso”, dice Sean. Anche suo marito Greg è un fan della band. “Non credo Aberdeen stia facendo un buon lavoro in onore di Kurt Cobain. Se non sanno cosa lo legava a questa città è molto difficile rendersene
conto. Ogni volta che diciamo ai nostri amici che Kurt era di Aberdeen sono molto sorpresi, e molti pensano che sia di Seattle”, ha detto la donna.

La casa in vendita


La tappa successiva del mio tour di Aberdeen è la casa in cui Kurt
Cobain ha vissuto gran parte della sua infanzia. Da fuori non ha niente
che la differenzi dalle altre case di questo quartiere povero o anche
dal resto delle case di Aberdeen. La città è piena di case e negozi
abbandonati con sbarrate a porte e finestre. L’impronta della crisi
economica e sociale che ha travolto la città per decenni è ben visibile.
Pochi mesi fa la madre di Cobain, Wendy O’Connor, che ora vive in
California, ha messo in vendita la casa dove viveva con suo figlio.
L’immobile è stato valutato circa 65 mila dollari, ma O’Connor vuole chiedere 500 mila dollari.Come ho spiegato il sindaco Simpson, qualche tempo fa, una giovane di Seattle ha iniziato una campagna online per raccogliere 700 mila dollari per comprare la casa e trasformarla in un museo che ricordi Cobain, ma per ora ha solo poche centinaia dollari.

Il nostro tour della città comprende anche l’ospedale, dove Cobain è nato il 20 febbraio 1967, e al negozio dove ha comprato la sua prima chitarra, la libreria in cui si rifugiò dalle fredde giornate invernali e uno dei primi bar in cui hanno suonato con il bassista Krist Novoselic, anch’esso cresciuto a Aberdeen ed diventato poi il bassista dei Nirvana.

L’ ultima tappa del tour di Aberdeen dedicato a Kurt Cobain si conclude nella casa di LaMont e Barabara Shillinger.

“Aveva molto talento”

Questa coppia di pensionati, i cui figli frequentavano la scuola con Cobain,
ha ospitato il cantante in casa per più di un anno dopo aver lasciato la
casa di sua madre, a quanto pare per le forti liti che ebbe con il suo
secondo marito. “Era un ragazzo molto tranquillo. Aveva molto talento
per la musica, ma penso che il suo talento maggiore fu il disegno e la
pittura. Era un giovane molto capace”, dice LaMont Shillinger, che per
quattro decenni ha insegnato letteratura inglese al college.Quanto al modo in cui Aberdeen ricorda la figura di Cobain, Shillinger
assicura che le cose stanno migliorando, ma ritiene che resta ancora
molto da fare. “Se si può comporre i testi e la musica di dischi che
hanno venduto oltre 40 milioni di copie in tutto il mondo meritano di
essere riconosciuti. E’ una contraddizione che ad Aberdeen si dica che
non sono d’accordo sul fatto che Kurt facesse uso di droghe quando questa città ha il più alto tasso di alcolismo nello stato. Non credo che l’eroina o la cocaina sono peggio dell’alcol”, afferma. “La celebrazione del suo compleanno, anche se non fu la cosa più bella del mondo, è stato un primo passo. Almeno hanno riconosciuto che Kurt è stato qui”, dice. Dopo aver detto addio agli Shillinger e al sindaco Simpson, ho visitato il Morck Hotel, uno stabilimento abbandonato da decenni in cui, si dice, Kurt Cobain trascorse alcune notti quando non avevo dove andare.

Recentemente è stato scoperto che il titolo della canzone “Come As You Are” potrebbe aver avuto origine dallo slogan che questo hotel usava nella sua pubblicità negli anni ’40 e che, consciamente o inconsciamente, Cobain avrebbe fatto suo. Prima di tornare a Seattle, mi fermo in un quartiere di case mobili vicino alla città di Montesano, in cui Kurt Cobain visse da bambino con il nonno Leland dopo la separazione traumatica dei loro genitori.

Nella casetta della posta di una abitazione appare il cognome Cobain. Suono il campanello della modesta casa e viene ad aprirmi la porta un uomo che si presenta come Gary Cobain, lo zio di Kurt Cobain, che mi invita ad entrare.

“Non è mai fuggito da Aberdeen”

Da quanto mi racconta, suo padre, che per anni tenne corrispondenza con
centinaia di seguaci del nipote che gli inviavano lettere provenienti da
tutto il mondo, è morto l’anno scorso. Gli spiego i dettagli della
storia su cui sto lavorando e gli chiedo se pensa che ad Aberdeen hanno
fatto abbastanza per onorare la figura del nipote Kurt.

“Penso che abbiano fatto un buon lavoro ignorandolo” dice. “Ebbe problemi di
droga, e questo a loro non piace. Eppure, se facessero di più per
mantenere la memoria di Kurt farebbero arrivare più soldi in questa
area. Comunque, non hanno nulla da perdere dato che questo posto è già
affondato”, afferma.

Tornato a Seattle, mi incontro con il giornalista Charles R. Cross, autore di “Cobain – Più pesante del cielo” (Arcana – 2002) , considerato da molti l’autobiografia definitiva di Kurt Cobain.

Una settimana fa Cross – che vent’anni fa fu l’editore della rivista musicale The Rocket, il primo a mettere in copertina Nirvana – ha presentato il suo ultimo libro sul cantante di Aberdeen.

In “Here we are now“, Cross pone in rassegna le diverse aree dove l’influenza di Cobain è ancora presente. Proprio uno dei capitoli del libro è dedicata al rapporto del musicista con la sua città nativa Aberdeen. “Il problema è che, in vita, Kurt disse molte cose negative verso la sua città e allo stesso tempo  ad Aberdeen ritengono che onorandolo si incoraggi in qualche modo i giovani a fare uso di droghe”, dice Cross. “Negli ultimi anni le cose sono cambiate un po’, ma credo che Aberdeen dovrebbe fare molto di più. Primo perché è giusto e secondo perché potrebbero beneficiargli anche economicamente, facendo in modo che più turisti visitino la città.”

“Se sei un alcolizzato, in Aberdeen non hanno alcun problema, ma se si prende l’eroina, scordatevelo. Non vi vogliono. A metà del XX secolo, Aberdeen era piena di bordelli ed è stata considerata una delle capitali statunitensi del peccato. Tuttavia, non vogliono saperne nulla della persona più importante mai nata nella città perché ha fatto uso di droghe, ” afferma. “Aberdeen era la città dove Cobain visse gran parte della sua vita e, per molti aspetti, questo fu il luogo che formò la sua personalità . Passo la vità intera a cercare di fuggire da lì, ma penso che alla fine non ci riuscì affatto.”

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