"Al mattino, la gente usciva di corsa a donare il sangue…" – I fatti di Odessa [PARTE II]

[Traduzione da Novaja Gazeta, PARTE I]

Pro-Maidan (medico)

– In Piazza Sobornaja si erano riuniti i manifestanti di Euromaidan e gli ultras del Chernomorets e del Metallurg. Era stata prevista una manifestazione pacifica da Piazza Sabornoja a Parco Shevchenko, dove si trova lo stadio. Quando la gente ha iniziato la marcia, vicino hanno iniziato a riunirsi quelli della fazione opposta – a Campo Kulikovo – dove si trovavano gli Antimaidan. Hanno iniziato ad aggredire le persone. Gli Antimaidan erano numericamente superiori, ma non erano armati, per questo hanno iniziato a picchiare. La polizia ha cercato di contenere la situazione, ma di ogni tanto la situazione sfuggiva di mano. L’età media dei violenti negli Antimaidan era tra i 19 i 30 anni. All’inizio avevano solamente mazze da baseball. Quando i manifestanti di Euromaidan hanno cominciato a difendersi e, ad esempio, i nostri vecchi compagni di Kiev hanno iniziato a distribuire dei mattoni, sono spuntate le armi. Non appena furono viste, hanno chiamato altre persone per difendersi, le quali reprimevano le provocazioni armati di bastoni. Quando le due forze sono diventate pari, allora si sono iniziati a sentire degli spari. A quel punto, ci fu nuovamente un disequilibrio di forze.

Da una parte, bastoni e scudi fatti in casa; dall’altra, armi da fuoco. Nel frattempo, i “Sotnja“, la compagnia di autodifesa, sono riusciti a circoscrivere gli scontri, ma una parte di separatisti si era nascosta nel centro commerciale “Afina”. I ragazzi rinchiusi nel centro commerciale erano armati fino ai denti. Io ho visto con i miei occhi dei cecchini sul tetto del centro commerciale. I poliziotti hanno trattato con loro e in seguito è arrivata la Sokol (analoga alle ex unità della polizia antisomossa Berkut). La divisione è riuscita a disarmare e a far ritirare gli Antimaidan. Ma in quel momento, si venne a sapere di quattro morti. Due persone per fazione. Poi una parte dei manifestanti Antimaidan si è nascosta nella Casa dei Sindacati. Da lì, hanno gettato delle granate stordenti. Sono state gettate da entrambi i lati delle bombe Moltov. Ho prestato soccorso in strada, quando è giunta l’Alfa (unità della SBU). I militari sono entrati nell’edificio per farlo evacuare completamente. Per loro l’ambulanza non è stata chiamata. Sono stata io a dare una mano a tutti. Mi hanno lasciato fare le piccole cose: ustioni, ferite da schegge, colpi, lacerazioni. Le cose più gravi, quali emorragie e lesioni da arma da fuoco, non me li hanno lasciati curare.

Apolitico (attivista)

– Stavo riposando a casa con mia moglie, quando abbiamo visto che ad Odessa stavano avvenendo degli scontri. Ci siamo diretti verso il centro ed abbiamo trovata l’enorme folla di Maidan, la compagnia di autodifesa di Odessa…
Un gruppo numeroso di attivisti Antimaidan sono stati presi, altri sono fuggiti, altri ancora si sono barricati all’interno del centro commerciale “Afina”. La nostra squadra ha bloccando tutte le porte di entrata e di uscita. Ad un certo punto è arrivato un reparto dell’MVD, la Sokol, che ha trattato con i ragazzi, di cui una parte è stata portata via con questo bus, e un’altra è rimasta barricata nell’edificio. Noi siamo andati con la gente comune all’ospadale ebraico perché c’era il rischio che le forze di sicurezza potessero rapire le persone dall’ospedale o semplicemente arrestarle. Poi ci siamo diretti a Campo Kulikovo ed abbiamo visto dei focolai. Non avremmo avuto problemi ad avvicinarci e vedere i corpi senza vita, ma non abbiamo desiderato farlo. Siamo arrivati fino alle porte della Casa dei Sindacati. Le squadre di autodifesa neanche sapevano che lì erano state uccise delle persone. Gridavano: “Venite fuori e non vi faremo nulla”.

Poi siamo andati a donare il sangue e c’erano già 20 o 30 persone prima di noi. Uscendo, il direttore, ha indirizzato le persone in altri centri di raccolta. Nessuno ha chiesto niente. Era il sangue per le vittime, non importava a nessuno a quale fazione appartenessi.

*********
Mi rendo conto che nessuno dei miei compagni sta mentendo. Semplicemente, raccontano il loro punto di vista della storia. Capisco anch’io che nel territorio di Odessa si sono scontrate due forze politiche aggressive e che gli abitanti di Odessa non sono rimasti in panchina. I politici e le forze di sicurezza, ognuno con il suo ruolo, in questo trovano una spiegazione. I professionisti spiegano perché alcune persone ne uccidono delle altre. Ma in una notte a Odessa, a parlare con persona che erano sia dentro sia fuori dalla Casa dei Sindacati mentre bruciava, ho capito che tutti coloro che giustificano l’omicidio, mentono.

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