Da Tikebell a Earthlings: viaggio tra moralismi e moralità

 Tutto è partito da questo link, postato da una mia amica su FB: è una petizione contro le pratiche adottate dalla presunta artista olandese, Katinka Simonse (o Tikebell), su gatti e cani, trasformati in borse e/o accessori. Nell’immaginario collettivo, cane e gatto vengono paragonati a “quasi umani”. Qualsiasi maltrattamento su di loro, viene (giustamente) disprezzato. Peccato però che il popolo del web, spesso cada nel banalismo e nel qualunquismo delle idee. Perché? La quantità di informazioni a disposizione ci rende ancora più vulnerabili. Lo scernere le informazione più appropriate diventa difficile e quello che più ci convince diventa la nostra linea guida. Inoltre, gli stereotipi si piazzano come totem sulle nostra strade del pensiero. Purtroppo, spesso, anche la presenza di infomazione veloci e l’abitudine del navigatore web a non approfondire più del dovuto porta ad appelli come quello linkato ad inizio post. Nella descrizione della petizione viene scritto: “L’assassina di animali si chiama Katinka Simonse, ha 31 anni e vive ad Amsterdam. Katinka Simonse tortura atrocemente e uccide gli animali in nome dell’arte.

Purtroppo questa informazione non è corretta. Secondo quanto scritto nell’articolo che vi riporto qui, a parte il suo gatto da cui ha ricavato una borsetta, gli altri animali erano già morti prima di diventare accessori “artistici”. Dove sta il punto, mi direte? Beh, una corretta e completa informazione non guasta. Quindi la ragazza non è una assassina e non tortura gli animali uccidendoli. Mi sembra già un diverso punto di partenza. Che poi faccia qualcosa di non condivisible, è un’altra faccenda. Questo è uno dei video in cui viene mostrato un suo discorso al TEDx Amsterdam nel 2012 in cui risponde alla critiche di animalisti e persone che la criticano per le sue pratiche barbare sugli animali. Sicuramente, a prescindere che uno sia d’accordo o meno alle sue pratiche (ed io, francamente, non mi trovo propriamente d’accordo), offre un ottimo spunto di riflessione a tutti coloro pronti ad alzare il dito di indignazione senza però analizzare il fatto in un contesto più ampio e cercare di analizzare se questa pratica colpisca altri animali e altri aspetti della nostra vita quotidiana. E’ inutile che vi dia una risposta a riguardo, dato che in ogni aspetto della nostra vita quotidiana c’è un animale maltrattato. Ma perché non ci indigniamo così tanto? Forse perché non sono animali domestici, ma anche polli, mucche, volpi e altri animali, sono sottoposti a torture e omicidi quotidiani. Verso di loro c’è un tacito assenso perché ci danno cibo (e sicuramente per questo genere di animali, bisogna fare un discorso a parte sul modello di allevamento e sul modello di macellazione) e/o “bellissime” pellicce. Senza dimenticare tutta la sperimentazione animale dai medicinali ai cosmetici. Insomma che più ne ha più ne metta.
Quanto sono davvero utili questi tipi di petizioni? Quanto sono giustamente comunicative? Perché puntano tutte sulle violenza verbale che provoca solamente odio istantaneo senza alcuno sviluppo di ragionamento e/o azione? Il popolo social ha il commento facile, spesso provocatorio e prevaricatore. C’è il moralizzatore che definisce tutti moralisti e perbenisti. C’è chi insulta, chi sfoga la propria rabbia. Tutti a dare una loro opinione. Eppur nulla si muove! Insomma tutta indignazione che non sfocia in nulla.
Ecco che però in uno dei commenti “moralisti” spunta un navigatore web che consiglia la visione di un film-documentario: “Earthlings – Terrestri”, diretto da Shaun Monson, narrato da Joaquin Phoenix e con musiche di Moby. Allora, decido di informarmi a riguardo, cercando il film su Youtube (che trovate qui) e alcune notizie sul web. A parte un sito ufficiale abbastanza interessante, ma non aggiornato, mi sono imbattuto in diversi articoli minori che potete trovare da soli facendo una breve ricerca su Google. Vi consiglio la visione del film anche se ci vuole un bello stomaco, giusto per sviluppare ancora di più un’opinione a riguardo o formarvene una se non la avete.Ad ogni modo, tornando all’inizio dell’articolo, firmare quella petizione mi sembra davvero una scelta inutile.

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