Pianeta futuro: Un pianeta in dieci storie

Un bellissimo reportage in dieci storia che El Pais offre ai suoi lettori e che il Bibrinews ha deciso di donarvi. Pianeta futuro (così viene chiamato il progetto editoriale) sarà il nome della nuova rubrica che ci terrà compagnia ogni Lunedì della settimana. Si comporrà di dieci storie che racconteranno del nostro pianeta, la nostra casa. Storie che racconteranno di quanto siamo uguali, ma quanto le nostre vite siano differenti e di quanto le differenze sociali siano accentuate. Tutte le traduzioni saranno fatte, come sempre da Bibrinews per voi tratte dall’articolo de El Pais.

 

Dall’America all’Asia; ai migranti che rischiano la vita per la musica che li rende felici; storie di imprenditorialità; di sfruttamento; di sogni; di malattie e delle loro cure. Nel primo mese, Pianeta Futuro ha percorso tutti e cinque i continenti con decine di protagonisti, con vari personaggi che ci danno un motivo per preoccuparci ma anche per essere speranzosi. 

Di seguito, l’elenco delle storie che racconteremo:

  • Alla ricerca del selvaggio: Il fotografo Andoni Canela ha deciso di passare 15 mesi, percorrendo i cinque continenti (se contiamo l’Antartide e le due Americhe) fotografando altre specie animali minacciate e gli habitat dove vivono. La sua famiglia al completo, lo accompagna in questa avventura: la sua compagna Meritxell Margarit e i suoi figli Unai e Cara, rispettivamente di 10 e 3 anni.
  • La nuova donna cinese: oltre i pregiudizi, c’è una nuova donna urbana in Cina che ha poco a che vedere con le tradizioni orientali. E’ un profilo emergente, quello di coloro che sono nati negli anni ’90 e che hanno cercato la libertà sessuale, una educazione superiore, l’indipendenza economica e l’uso di nuove tecnologie come tratti distintivi. Zigor Aldama, ne fa un ritratto completo in questo reportage.
  • Gli sporchi gioielli dell’India: le pietre preziose macchiate molto spesso dal lavoro infantile. Questo è il caso di molti che vanno via da Jaipur, la captale dello stato del Rajastan (India), dove i bambini, descritti da Ángel L. Martínez, sono privati dell’educazione scolastica e del tempo libero. Tutto questo, per pulire delle pietre preziose che vengono esportate in tutto il mondo.
  • Messico-USA: la selva delle tenebre. L’italiano Fabio Cuttica è andato in Messico per catturare col suo obbiettivo il passaggio per questo paese  di milioni di migranti latinoamericani che cercano di arrivare negli Stati Uniti. Queste persone viaggiano in un modo molto pericoloso nei noti “treni della morte”, non solo perché potrebbe cadere visto che di solito salgono sul tetto per evitare di essere identificati, ma perché il rischio di essere rapiti o uccisi è molto alto. Il fotografo ha più volte condiviso la strada con coloro che nel nord cercano una vita migliore, così come con coloro che continuando ad andare avanti per trovare i desaparecidos non potranno mai raggiungere la loro destinazione. Una serie di dieci immagini di questo progetto lo hanno portato alla finale del XVII Luis Valtueña Journalism Award MdM. “Dicono che la fotocamera è uno scudo, ma a volte non ho potuto evitare le lacrime,” ammette.
  • I testimoni del Tibet: La volontà del governo spagnolo di restringere la giurisdizione universale è una tomba sulle speranze delle vittime della repressione cinese in Tibet che aveva sporto denuncia davanti alla Audiencia Nacional. La riforma proposta dal Partito Popolare metterebbe la parola fine all’inchiesta sul genocidio. Dietro la denuncia ci sono le storie dei testimoni di un orrore che parla di tortura, sterilizzazioni forzate, sparizioni, detenzioni arbitrarie. I volti dei personaggi sono stati ritratti da Angel Lopez Soto.
  • Dove nasce il cammino: nel cuore dell’Africa occidentale migliaia di immigrati cominciano un viaggio per raggiungere l’Europa, per alcuni, può durare anni. Dal Mali, attraverso il Niger per arrivare al confine mediterraneo in attesa del salto verso l’altro lato. Nel mezzo, il Sahara e il rischio di finire nelle mani di trafficanti senza scrupoli. José Alfredo Naranjo Calice ha intrapreso il viaggio con loro.
  • Il rifugio degli albini: Una lotta quotidiana, ma vitale, per avere pari opportunità. E ‘il giorno degli albini nei centri speciali, istituiti in Tanzania per proteggerli da molestie e discriminazioni nel paese. La giornalista Ana Palacios ha descritto una di queste oasi che continuano ad essere una fortificazione in cui queste persone sognano una vita normale.
  • Otto sfide per un mondo migliore: Metà del mondo lotta per uscire dalla povertà estrema, con l’aiuto dell’altra metà. E gli sforzi hanno dato i loro frutti. L’obiettivo di dimezzare la percentuale di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno, che è stato istituito nel 2000 nel quadro degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM), è stata raggiunta prima del termine convenuto (2015); ma di poco. Con meno di due anni dalla scadenza degli OSM, nessuno è stato pienamente raggiunto, anche se ci sono stati progressi in quasi tutti i campi: raggiungere l’educazione universale, ridurre la mortalità materna, arginare la diffusione del virus dell’HIV… I dati a questo proposito, sono molto più che numeri, perché significano che meno bambini muoiono di malaria ogni giorno o più persone nel mondo hanno accesso all’acqua potabile.
  • I mille volti del miracolo dell’educazione cinese: “La Cina è un paese in via di sviluppo che ha raggiunto l’istruzione gratuita universale più velocemente, uno dei sette Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite fissati per il 2015”, dice il sociologo Xu Anqi della Fudan University. Il tasso di iscrizione alla scuola primaria è impressionante: 99,8% di coloro che hanno sotto i 15 anni frequenta la scuola. “Inoltre, i tassi di abbandono sono molto inferiori a quelli di altri paesi con reddito simile, ed i nostri studenti sono già nell’elite mondiale”, ha aggiunto Xu. Chi sono quegli studenti protagonisti del miracolo educativo cinese?
  • Contadini che lottano per la loro terra e i loro frutti: La metà dei 120 milioni di agricoltori in America Latina vivono in povertà e più di un quarto non può permettersi la nutrizione di base. La loro lotta per la sopravvivenza è una battaglia contro il potere dei grandi e medi investitori che promuovono la produzione intensiva e rendono l’agricoltura familiare non redditizia. E in alcuni casi, agli agricoltori contestano la proprietà della terra che coltivano da decenni.

Non vi rimane che restare con noi. Per i rpossimi due mesi vi accompagneremo nelle storie che caratterizzano il nostro mondo. L’obbiettivo è: aprire i nostri orizzonti! #PianetaFuturo!

 

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