Il migliore amico dei miti: Gabriel Garcia Marquez

 

Continuiamo il nostro viaggio nel Maggio dei libri. Volevamo dare un nostro saluto a Marquez, che ancora mancava tra i post del Bibrinews. Quale occasione migliore se non nel ricordare i suoi libri in questo mese di “fuga” dalla quotidianità. Ascoltando Victor Jara (cantautore imperdibile cileno), lasciatevi andare in posti mitici della fantasia dell’autore che prendono vita tra le pagine dei più grandi romanzi del ‘900. Potete farlo anche attraverso la nostra Playlist di Spotify. Bevetevi un bel Porto ruby. Dolce, che sappia esplodere di sapore nella vostra bocca per non sciogliere l’incantesimo di quella finzione che vorrebbe essere una realtà. Forse migliore!

[Traduzione da Russkij Reporter]

In Messico, all’età di 88 anni, si spegne lo scrittore colombiano Gabriel Gracia Marquez. C’è una frase molto famosa che dice: “Borges, Marque, Cortazar sono resposabili del mercato”. Questo trio meraviglioso era qualcosa di molto simile alla Trinità dei Magi: rispettivamente, Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, sono venuti da lontano con doni preziosi. Naturalmente, da latinoamericani, come gli antichi re, così come la varietà dei potenti magi, sono identificati come scrittori del realismo magico. E’ una cosa risaputa anche da chi non ha mai letto niente di loro. Le persone, si sa, si dividono tra appassionati di Tolstoj e di Dostoevskij; ma le stesse persone si dividono anche tra chi si sente più vicino al freddo calcolatore Borges e chi al sensibile Cortazar. Marquez piace a tutti. I titoli dei suoi libri e le sue citazione sono famose in tutte le lingue e in tutti i media. Russkij Reporter ha deciso di ricordare i memi russi nati grazie a lui.

Cent’anni di solitudine

Il più famoso romanzo di Marquez (1967), secondo le varie classifiche, uno dei migliori libri del XX secolo. La storia narra di una guerra civile senza fine che si sviluppa negli esempi della vita di sette generazioni della famiglia Buendia. Pare ci sia guerra, ma sembra divertente. Per questo si alternano scene luminose e scene oscure, umorismo ed orrore intrecciati in un groviglio. Anche se è stato scritto nell’enormità del materiale colombiano sulla lunghissima guerra civile del tutti contro tutti, Cent’anni di solitudine si presenta come un terribile racconto latinoamericano. Era bello vedere che nei giornali russi parlando di qualsiasi conflitto protratto a lungo avrebbero scritto: “Proprio come Marquez”. Nel 1993 Egor Letov pubblicò un album intitolato “Cent’anni di solitudine” con la canzone di lancio intitolata come l’album. Sebbene in quet’ultimo non ci siano riferimenti diretti alla creatività di Marquez, viene trasmesso molto accuratamento lo spirito del romanzo. Le parole “Cent’anni di solitudine” nella modo russofono sono diventate metafora di eternità. Ecco, ad esempio, in uno dei portali di notizie di Odessa, un reportage sulla mancata pulizia per decenni di un cortile che viene terminato con questa frase: “E’ come Garcia Marquez. Solo che al posto di cent’anni di solitudine ci siamo ritrovati in settant’anni di cattiva gestione”. In alcuni necrologi dedicati a Marquez, ce n’era uno che recitava “I cent’anni di solitudine sono finiti”.
 
Siate feconde, o mucche: la vita è troppo breve
Questa frase, presente all’interno del romanzo sopra descritto e detta da uno dei personaggi, Aureliano Secondo, è una citazione rielaborata dal Libro della Genesi: “E Dio li benedisse, e Dio disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra”. All’improvviso, la ricchezza cade sul personaggio, arrivando così la felicità. Leggendo il romanzo, a volte utilizzano questa espressione nei discorsi diretti quasi fosse un incantesimo. La ripetizione constante della formula magica, porterà immancabilmente successo in qualsiasi iniziativa, che si tratti di scrivere un articolo o di avviare una nuova attività.
Pubblicato nel 1957, è una delle prime opere dell’autore e il secondo romanzo per notorietà. Un ufficiale in pensione, veterano della guerra civile, vive in un piccolo paese di provincia in grande povertà e aspetta una lettera dalla capitale, in cui si fa riferimento alla sua pensione. La popolarità dell’espressione è dovuta anche alla canzone omonima del gruppo russo Bi-2 , anche se con il libro non ha alcun legame. […] Dal 2000, ad ogni colonnello, citato dai media russi, almeno una volta nella vita, viene dedicato un titolo in cui si utilizza il titolo dell’opera. Ad esempio, in un articolo di Izvestija del 2011 intitolato “Nessuno scrive al colonello” si racconta di una lamentela di un colonnello di Lefortovo in prigione. Un certo Vladimir Kvachkov: la censura tagliò un pezzo consistente di testo da una lettera racapitatagli. Si sprecano gli articoli nei quali in questo modo ci si riferisce al dittatore libico Muammar Gheddafi e alla situazione, in cui né la diplomazia americana né quella europea avevano concesso alcun contatto. E così è stato per il defunto tenente colonnello Hugo Chavez, a cui nessuno ha mai scritto.
Terzo romanzo di Marquez (1976) e terzo opera famosa dello scrittore: fantastica descrizione del dittatore latinoamericano, nel quale ritroviamo il realismo e il grottesco. Il nome è sembrato molto promettente come titolo, e come spesso accade nei romanzi di Marquez, non hanno nessun collegamento con lui. Se un qualsiasi patriarca, come ad esempio quello di Mosca e di tutta la Russia Cirillo I, sta per arrivare in una città in autunno, uscirà certamente un articolo di giornale dal titolo “L’autunno del Patriarca”. Patriarca può essere qualsiasi politico rispettato, o un regista o allenatore di calcio: l’articolo in merito all’abbandono dell’allenatore del Manchester United Alex Ferguson era stato intitolato proprio come il romanzo. […]

Verità o finzione, che differenza fa? Tutto diventare realtà nel corso del tempo, ogni sorta di immondizia!

Una delle più famose citazioni de L’autunno del Patriarca. Utilizzato per dimostrare il proprio cinismo e la piena consapevolezza del fatto che il tempo cancella tutto, mentre noi siamo impotenti davanti a lui. Tuttavia, il Primo Ministro russo Dmitry Medvedev ha un’altra citazione preferita dell’opera e l’ha messo in suo stato di facebook: “Non piangere perché è finita, sorridi perché è successo.”
Romanzo di Marquez uscito nel 1985. La storia narra di due amanti che riscoprono il loro amore in età adulta dopo che in gioventù gli era stato proibito stare insieme. Il libro è stato vietato in lacuni paesi mussulmani perché troppo difficile da adattare. In generale, come in altri romanzi di Marquez, il valore principale viene dato al titolo del romanzo, tanto più che riportandolo in un’altra lingua suoni ancora più minaccioso: “L’amore ai tempi del colera”. In realtà, sia il romanzo sia il titolo alludono al “Decamerone” di Boccaccio. Usato per riferirsi a una situazione sconveniente: l’unica azione giusta in una situazione difficile.
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