Coloratamente #stopomofobia: Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transofobia

 

Genova è sempre un passo avanti per quanto riguarda la lotta contro le discriminazioni. Un esempio evidente è la manifestazione che ricorre oggi 17 Maggio, Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transofobia. Per la città si terranno spettacoli, concerti e quant’altro per discutere sul tema e combattere la paura del diverso. Una battaglia che storicamente, ciclicamente, si ripete; ma che a piccoli passi sta dando i suoi frutti. Anche il Bibrinews vuole contribuire personalmente a questa giornata contro la discriminazione delle diversità con questo piccolo racconto. Vi invitiamo a leggerlo e a ragionare sul fatto che un amore, per essere vissuto a pieno, deve essere libero di potersi esprimere. Sempre, in qualsiasi sua forma sia.

 

Open mind

Parliamo la stessa lingua, eppure siamo diversi. Una semplice diversità fisionomica che ha creato troppi problemi. L’ottusità del pensiero, il narcisismo monoglotta, il loro considerarsi sempre un gradino più in alto, ha fatto in modo di rendere uno dei due, e sai bene chi, estraneo a questo paese. Non possiamo parlare di razzismo vero e proprio, è più subdolo e meschino: mi sento di far parte di questo paese, nonostante abbia origini e tradizioni distinte, eppure c’è un sottile rifiuto che mi spinge sempre un gradino più in basso. Non mi sembra di aver mancato di rispetto le loro usanze, non mi sembra di aver mai criticato questo sistema che sembrava avermi accolto e poi mi ha voltato le spalle, considerandomi spietatamente uno straniero in terra straniera. La mia lingua è perfetta, più di quella di altre persone che la hanno come madrelingua. Lo sforzo è sì apprezzato, ma la fastidiosa arroganza della loro superiorità lambisce ogni loro complimento da vecchi coloni.

Ogni loro sguardo non mi risparmia, mi mette a nudo e il giudizio viene sparato come un proiettile, senza avere neanche la cortesia di dirtelo in faccia. Eppure viviamo nel nuovo secolo: quello di una nuova “civiltà”, se così possiamo definirla, dove la convivenza dovrebbe essere sostenibile. Ma se da una parte si fanno sforzi per cercare sempre di più di unire le persone, dall’altra c’è gente che non ne vuole sapere, spinta da una ottusità intrinseca che li lega con zavorre alle loro origini e tradizioni, senza aver pietà delle altre culture, considerate troppo basse per essere definite tali, o per essere apprezzate da pensieri tanto elevati da non riuscire a comprendere la semplicità di quel linguaggio. Altre persone invece hanno capito il vero senso del mondo, della persona come essere pensante uguale e identico in ogni sua piccola sfumatura: la sostanza non ha alcuna differenza.

Qualcuno ha detto che “il mondo è bello perché è vario”, ma nessuno ha mai detto che “sarebbe più bello se non ci fossero pregiudizi e giudizi spietati”. La vita vuol dire combattere, per molti, ma non per tutti, e ognuno ha bisogno del proprio diritto alla vita, al rispetto e alla possibilità di condividere ciò che condividono tutti con tutti: dall’amore, all’amicizia; dal dolore, alla rabbia; dall’onore al rispetto delle regole. É troppo semplice condividere ciò che si ha con i propri “simili”, la sfida è capire e cercare di fare proprie le cose altrui, che sempre hanno qualcosa da insegnarci. Uno scappa dal proprio paese, proprio per non vedere questi atti razzisti contro i propri simili, per poi ritrovarli in maniera più congeniale e “geniale” in altri paesi, perché in fondo è una malattia che segna il mondo. Curarla è quasi impossibile, la soluzione è introvabile, l’antidoto è inimmaginabile, estinguerla è una missione già fallita in partenza.

Siamo uguali, eppure siamo considerati diversi. Una semplice diversità logica, visto che non siamo fotocopie gemellari. Abbiamo lo stesso modo di ridere, di piangere, di provare sentimenti e paure, eppure siamo considerati uno opposto all’altro. Non abbiamo avuto paura di essere felici per la paura di non esserlo. Non abbiamo avuto paura di urlare al mondo il nostro disagio, per poi sentirci dire che tutti hanno degli ostacoli da superare e che il nostro era quello, eppure nessuno ha mai pensato che quello non fosse un ostacolo ma l’ignoranza vera e propria. Gettare la spugna significherebbe non volere che le cose cambino: abbiamo già perso troppo tempo, commesso già troppi errori, e non si può tornare indietro. Diventa sempre più difficile cambiare le cose, speriamo che gli episodi del passato non si ripresentino più feroci che mai. La lotta continua, la mia vita pure. Nella mia ugual diversità, guardo te come se fossi me.

Io ho imparato a conviverci, e tu?

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