Esplorare

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Non sono un particolare amante delle camminate nella natura, nonostante mi diano un senso di tranquillità e di pace. Tutta questa mia disaffezione alle escursione si riduce ad un unico termine facilmente identificabile: la paura. Niente di più, niente di meno. La paura delle altezze, la paure del vuoto, la paura della catastrofe, paura del pericolo. Paure inutile che non voglio diventino un predominio indiscusso nella gestione della mia vita. Ecco perché mi affido sempre ai miei amici nell’aventurarmi in queste “imprese” che, in fondo, mi piacciono. Appena tornati dall Alpi Marittime, mi sono sentito in dovere di scrivere questo post. Volevo rendere un tributo alle meravigle naturali che il nostro paese ci offre nella loro incontaminatezza. Quel senso di libertà, di fatica e di contatto con la natura che bisognerebbe consecedersi periodicamente. Entrare in sintonia con ciò che più di profondo si ha dentro di sé, per ripulirlo, purificarlo, identificarlo con quanto più semplice in natura si ha e non sentirsi soli in quell’infinitezza che un cielo notturno, lontano da luci abbaglianti, ti comunica.

Camminare diventa un pretesto per esorcizzare le paure, entrare in contatto con lo spirito di sopravvivenza, capire come reagire alle situazioni di pericolo. Una palestra naturale, insomma. Destreggiarsi in sentieri battuti e non; imbattersi in camminamenti minimi in cui una suola alla volta riesce a starci; ritrovare costruzioni della prima guerra mondiale, filo spinato, rifugi, tutto ad altezze improbabili e capire quanto l’uomno sfidi la natura non riuscendo mai a vincerla. La natura vince sempre a 2500 metri. La natura ti sovrasta. La natura modifica e si adatta. L’uomo cerca di fare lo stesso. Io sfido me stesso, sfido quello che la natura mi offre, mentre la mia mente costruisce scenari pericolosi aiutata dalle paure. Io continuo con il cuore che batte più forte, con il respiro affannato per far scattare quel meccanismo di autodifesa che annulli le preoccupazioni e porti il mio cuore a battere più regolarmente.

Sono una persona che lavora troppo di testa. Un’instancabile spremi meningi. Lascio che la mente prenda il sopravvento decostruendo e riconstruendo ciò che mi sta intorno. Quale modo migliore per andare a fondo in questa storia se non trovarmi in uno spazio enorme, piccolo come un moscerino, e tuffarmi in quel pozzo profondo che è il mio inconscio? Sono salti nel buio. Non si sa quello che si troverà. Credo siano salti necessari per capire e capirsi. Trovare, ad ogni costo e con ogni mezzo, la tranquillità e la felicità. Essere coraggiosi è difficile. Fare scelte scomode è difficile. Da qualche parte, bisogna pur iniziare per non essere circondati dalle mura di quel pozzo interiore e ritrovarsene prigionieri. Io vado avanti con le mie paure e le mie sfide, cercando di trovare la strada migliore per far pace con me stesso.

 

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