Il lato oscuro del potere argentino

[Traduzione da El Pais]

Il procuratore Alberto Nisman è stato sepolto giovedi nella zona del cimitero de La Tablada che la comunità ebraica dedica a suoi eroi e martiri. I suoi resti si trovano tra i caduti in difesa di Israele e dei morti nell’attacco terroristico all’AMIA, su cui stava investigando. Questa distinzione è una presa di posizione. A Nisman è stato dato l’ultimo saluto come vittima di un reato politico.

L’ipotesi che Nisman sia stato ucciso, o qualcuno lo abbia portato a uccidersi, è quasi l’unica certezza disponibile oggi in Argentina. Tutto il resto è dubbio e rimpianto. Nessuno sa cosa sia successo. E pochi credono che si potrà mai sapere. Con le istituzioni coperte da una coltre di sospetti, la società scivola nell’abisso dell’anomia, dove il confine tra verità e menzogna diventa ogni giorno sempre più indefinito. La scomparsa di Nisman è una metafora macabra di questo degrado. L’attentato su cui stava investigando, costato la vita a 85 persone, non è stato ancora chiarito a 20 anni dall’accaduto. Nisman ha denunciato Cristina Kirchner per aver concordato con l’Iran l’impunità dei colpevoli. Quattro giorni dopo il fatto, è stato trovato nella sua casa con un proiettile alla tempia. Una conseguenza è che il pubblico ministero non è riuscito a presentare le prove della sua accusa davanti al Congresso, come aveva programmato di fare la mattina successiva. Il suo corpo senza vita si incastra come un’incognita nel triste enigma dell’AMIA.

La maggioranza dell’opinione pubblica sospetta che Nisman abbia pagato con la vita la sua denuncia. Vedono il governo dietro la sua scomparsa. La presidente, invece, ha dato la colpa alla spia Antonio Stiuso, detto Jaime, il capo operativo della Segreteria di Intelligence (SI) che la stessa ha destituito il 24 dicembre. Stiuso era responsabile delle indagini su Nisman ed esercitò una forte influenza su di lui. La signora Kirchner dice di non avere le prove ma neanche dubbi: Stiuso ha organizzato la morte di Nisman o lo ha portato a una situazione disperata conducendolo al suicidio. Inoltre, Cristina Kirchner crede che le accuse rivoltale dal procuratore, piena di punti deboli, siano state ideate per attribuirle in seguito la morte.

Sostiene questo per alcune incognite che la giustizia non ha risolto. Chi è Diego Lagomarsino, assistente informatico che ha dato a Nisman l’arma con la quale ore dopo si è sparato? Perché Nisman ha licenziato proprio quel giorno le sue guardie del corpo? E’ vero che, secondo quanto affermato da Lagomarsino, non si fidava di loro? E’ stato Stiuso a consigliargli di sospettare di loro e licenziarli? Perché la spia che aveva fornito le informazioni su cui si basava l’accusa di Nisman, ha smesso di rispondere al telefono e alle chiamate su Skype 48 ore prima della presentazione dell’accusa al Congresso?

Dove gli altri vedono casualità e pezzi sconessi, la presidente vede un complotto. Lei non pensa che la denuncia sia stata la causa della morte. Lei è convinta del contrario: una volta decisa la morte, la denuncia è stata forzata. Sarebbe stata la vendetta ideata della spia licenziata. Se è così, quali interessi macabri si muovono nelle profondità dello Stato se i conflitti politici vengono risolti con il sangue?

Lo stupore causato da queste sinistre ipotesi a fatto sì che la presidente abbia annunciato lo scioglimento della Segreteria dell’Intelligence e della sua sostituzione con un’Agenzia Federale dell’Intelligence. Sostiene che la riforma fosse un debito che la democrazia doveva estinguere. Questa presentazione dell’iniziativa pone il Paese di fronte ad una straordinaria manifestazione di cinismo. Cristina Kirchner parla della SI come se fosse un corpo estraneo. In realtà, è stato uno dei principali componenti del suo apparato di potere. La SI è stata diretta dal 2003 da Héctor Icazuriaga e Francisco Larcher, che costituiscono parte della sua cerchia. Néstor Kirchner ne rimase affascinato dopo aver scoperto questo gioco. Prima della siesta, solitamente chiedeva loro di leggere le trascrizioni delle conversazioni telefoniche di politici e uomini d’affari per concigliargli il sonno. Dalla SI il kircherismo ha mandato degli infiltrati nelle organizzazioni sociali che protestavano contro di loro. Ha forgiato conti bancari in Svizzera per interstarli ai candidati dell’opposizione. Durante la campagna elettorale del 2009, la Kirchner lesse in conferenze stampa un’e-mail privata dal tuo concorrente Francisco de Narváez, tentando di coinvolgerlo in un’indagine per traffico di droga. Con la stessa procedura andò contro Ernestina Herrera de Noble, direttrice del Clarin, il più grande gruppo media nel paese, falsamente accusato di essersi appropriata di due figli di desaparecidos durante la dittatura. Il caso fu affidato al giudice Sandra Arroyo Salgado, l’ex moglie di Nisman. Dalla SI si finanziano i massmedia legati alla propaganda kirchnerista affinché presentino come notizie queste bufale giudiziarie. Néstor e Cristina Kirchner si sono serviti dello spionaggio per estorcere giudici e pubblici ministeri, con il duplice scopo di ottenere l’impunità per corruzione e punire coloro che furono identificati come nemici. Queste spie sono state associate a studi legali per scovare scappatoie per i loro accusati nei processi che controllavano. Anche lumiliazione è un business.
Nell’Argentina dei Kirchner, la SI è stata il vero Ministero della Giustizia. La segreteria passò sotto il potere di Stiuso, che ha iniziato la sua carriera nel 1972. Icazuriaga e Larcher, nominati per guidarlo, hanno finito per esserne subordinati, al punto di volersi dimettere prima che venisse chiesto loro di farlo. La commissione del Congresso per supervisionare le agenzie di intelligence hanno osservato queste irregolarità, senza mai chiedere spiegazioni. L’accordo di matrimonio di Stiuso si ruppe quando la presidente, per ragioni che ancora non riesco a spiegare, si accordò con l’Iran per riesaminare il caso AMIA. Allo stesso tempo, ha affrontato una riforma del sistema giudiziario per sottomettere la giustizia, indipendentemente dal SI. I giudici si sono svegliati dal loro letargo e hanno risposto a tutto questo indagando sulla corruzione della sua famiglia. La signora Kirchner sospettò del tradimento delle spie. Per questo ha licenziato Stiuso. Lo scioglimento della SI non è un’impresa per la  riqualificazione delle istituzioni, è il segno della rottura di un patto mafioso. La presidente ha attribuito la morte di Nisman a questa rottura. Il procuratore è morto intrappolato da un intrigo oscuro, in cui tutto può essere cambiato. Quando Cristina Kirchner conferma sia un crimine quello di Nisman, sta elaborando più di un’accusa. Sta raccontando del collasso del suo sistema di potere.La ristrutturazione dei servizi segreti, che in questo momento è essenziale, è persino insufficiente. Rimangono alcuni punti interrogativi: come si comporterà la presidente davanti ai privilegi concessi al generale César Milani, il capo dell’esercito, per ruoli di spionaggio dato che ai militari è vietato per legge? Continuerà ad utilizzare i dati forniti dall’intelligence per sfidare via twitter i giudici che indagano su di lei? Cosa ne sarà stato dei 70 milioni di dollari che le spie spendono ogni anno senza recapitare alcun rendiconto? Dove sono finiti quei soldi?La domanda più importante è, tuttavia, un’altra. Si tratta di sapere se Cristina Kirchner, a 11 mesi dall’affidare il comando ad un successore, cambierà metodo. La subordinazione dell’apparato di intelligence dello Stato agli obiettivi ad personam del Governo continua grazie ad una concezione assolutistica del potere che ignora qualsiasi legittimazione diversa dalla propria. Esprime un’interpretazione paranoica della politica che vede complotti dove ci sono solo conflitti e giudica le contraddizione macchinazioni di un nemico nascosto. La morte del Nisman mettere la presidente davanti allo specchio.Norberto Bobbio definì il sistema di sicurezza e di intelligence, l’area dello Stato a cui è stato permesso di sfuggire maggiormente al processo di controllo democratico iniziato nel XVII secolo. Visto da questo punto di vista, la società Argentina si trova davanti ad una grande sfida: quella di invertire questo processo involutivo. Ha convissuto fino ad ora con la criminalità mafiosa. Con Nisman, sente di trovarsi davanti ad un crimine di stato. Sono gli impulsi atavici di una tradizione autoritaria da cui non riesce ad emanciparsi.

 

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