Ritiri (s)fortuiti

Ebbene sì. Sto tornando a scrivere. Con i miei tempi. Con tutta la calma di una meditazione profonda. Lo faccio per una nuova “chiamata alle armi”, per un’esigenza e una nostalgia (tre femminili che hanno un significato molto importante). Non lo faccio traducendo un articolo ma scrivendo di mio pugno, perché dopo così tanto tempo mi sembra più opportuno. Per tutti coloro che hanno seguito e che ancora seguono il Bibrinews. Presto cambierà. Si rinnoverà, rimenendo però sempre legato all’idea iniziale di condivisione di idee e contenuti.

I mesi sono trascorsi, la mia vita è cambiata moltissimo e il tempo si è ridotto drasticamente. Sono una persona che, per fortuna o sfortuna, si districa tra vari impegni e questo spazio è andato sempre più perdendosi nel dimenticatoio del web (e sicuramente lo rimarrà ancora per un po’. I tempi di recupero sono un po’ lunghi, me ne rendo conto). Ma torniamo al dunque: ritiri (s)fortunati. Perché?

Ritiro è una parola poliedrica, modellante, performante. Il mio è stato un ritiro, personale, profondo, che mi ha permesso di capire meglio me stesso per stare meglio nel mondo. Ritiro significa rivoluzione silenziosa. Allontanarsi in maniera quasi egoistica per poter tornare più positivi verso sé stessi e gli altri. Mi sono ritirato dallo sport che facevo da una vita, per una questione di tempi che passano ed esigenze che cambiano. Scelta difficile ma necessaria. Allontanarmi da una quotidianità che mi stava annientando. Ho preso congedo da un’amore incredibile, pieno e maturo. Mi sono ritirato perché quello stesso amore bellissimo e inestimabile mi stava facendo del male. Eppure tutto partiva da me stesso e dal non voler accettare che quel sentimento fosse finito, dopo tanti anni e tanta dedizione. Solo il tempo ti fa capire che certe cose sono davvero belle fin che durano. Quando finiscono però, bisogna avere il coraggio di proseguire e non rimanerne imprigionati.

Mi sono ritirato dalla mia bella Genova, lasciando molte cose. Mi sono reso conto che la volontà di non perderle non le farà svanir nel nulla. Mi sono ritirato nella mia cucina, trovando nella preparazione del pane un rito meraviglioso di concentrazione e dedizione. Mi sono ritirato dalla presunzione di riuscire a fare tutto da solo, di non aver mai bisogno di una mano, di essere forte sempre, di non lasciarmi vincere da timori ed incertezze.

Ultimo ritiro meno metaforico è stato quello della patente. Congiunzioni astrali hanno fatto sì che ciò accadesse. Ancora non si sa per quanto tempo e che tipo di pena avrò. Il Karma è stato fin troppo chiaro: ora muovi quel culo e inizia a rifare un po’ di sport. Era tempo che meditavo, ma la mia enorme pigrizia mi ha fatto rimandare. Ora senza patente (e meno male che abito a due passi dal centro di Sarzana, dove vivo) mi devo muovere per forza. Avrò da collaudare le stesse distanze con tempistiche diverse ma sicuramente le mie gambe rinizieranno a muoversi.

E’ giunto il momento di uscire da questo ritiro. Intraprendere un nuovo percorso e smettere di ingabbiarsi in schemi sociali mandando a puttane il proprio essere.

La fortuna e la sfortuna di un evento dipendono sempre da punti di vista

Bruciando in atmosfera come un asteroide
prima dell’impatto, non lascerò traccia
E precipitando sentirò il vento sferzare.
Chiuderò gli occhi per dimostrare di aver coraggio,
mi limiterò a dissolvere ciò che rimane di pesante.

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4 pensieri su “Ritiri (s)fortuiti

  1. …mi hanno insegnato che i passi eni pensieri sono l’essenziale per essere davvero noi stessi. Mi hanno insegnato che in cammino si fatica, ma la fatica é direttamente proporzionale alla soddisfazione che si avrà una volta arrivati in vetta. Per questo mi hanno insegnato a dire Buona Strada. Ed é ciò che ti auguro oggi amico mio. Con lo stesso affetto di quando camminavamo insieme. Le nostre strada proseguono parallele. A presto!

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    1. Che belle le tue parole. Sono convinto che le cose non accadano certo per caso: dalle persone che incontri, alle vicende che ti succedono. Si cambia, si matura, ma tutto ciò che rimane è davvero quello che di più importante abbiamo. Le nostre strade proseguono parallele. Sempre!

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