La grande fuga

[Traduzione da The Guardian] di Michał Iwanowski

Mio nonno e suo fratello sono sopravvissuti a un duro inverno in un campo di prigionia sovietico durante la Seconda Guerra Mondiale prima di affrontare una grande fuga per arrivare in una Polonia non propriamente sicura. Fu un pericolosissimo viaggio di 2200 Km che li ha visti allontanarsi dai loro amici nel corso di un agguato militare: gli hanno sparato contro, li hanno inseguiti, e hanno impiegato più di tre mesi per completare quest’impresa dal momento che hanno viaggiato in segreto sui treni merci e hanno evitato le truppe russe.

Mio zio è stato bravissimo a tenere un diario di viaggio, prendendone nota su pezzi di carta e disegnando i paesaggi che hanno attraversato: Russia, Bielorussia e poi Lituania e Polonia. Le mappe di fortuna sono state fatte da lui fino a Breslavia in Polonia e ora sono parte di un ricco archivio di famiglia, così come fece nel gulag le lattine di metallo per il tabacco per venderle in cambio di cibo.

Le mappe sono diventate la spina dorsale di un libro che ha scritto e ha auto-pubblicato nel 1994, che poi ho usato per ritornare sui loro passi dal campo di lavoro a
Kaluga – dove sono stati condannati per attività partigiana – a Breslavia dove il resto della loro famiglia era fuggito. È stato inquietante scoprire che gli elementi del paesaggio non sono cambiati in questi 70 anni. Mio zio descrisse un ponte ferroviario che conduceva a Kozel’sk in Russia, dove sono caduti in un’imboscata e hanno sparato mio nonno. Mentre ero in piedi su quel ponte, ho potuto vedere esattamente dove si era tenuta quella vicenda.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ho fatto 30 km al giorno e il ritmo della camminata era perfetto per fotografare i dintorni. Ho programmato il percorso confrontando la mappa di mio zio con Google Map e ricordando i punti di riferimento – un lago, un fiume, la ferrovia, tutto ciò che sarei stato in grado di riconoscere.
La polizia in Bielorussia, il secondo paese che ho attraversato, è stata particolarmente difficile. C’è stato qualche malinteso circa la mia registrazione all’arrivo, così ho dovuto spiegare il mio itinerario e le ragioni del mio viaggio. Non ero un turista tipico.

Ci sono stati giorni in cui fisicamente ho avuto difficoltà, soprattutto durante il maltempo. Camminando in salita contro il vento per otto ore con vestiti bagnati. O quando la temperatura scendeva al di sotto dei -15°C e la batteria nella mia macchina fotografica non reggevano a lungo. Io mi sono monitorato, ricordando quanto fosse stato difficile per il vero latitante, mio nonno. Io non ero in pericolo. Non avevo fame. Avevo uno smartphone per chiamare aiuto se avessi avuto bisogno.

Il paesaggio era molto ripetitivo e, dopo un paio di giorni, mi sono trovato in uno strano stato ipnotico. Gli alberi, le strade e le rocce hanno lo stesso aspetto per me come lo avevano per mio nonno?

Tutte le immagini qui sopra fanno parte del libro di Iwanowski Clear of People, una testimonianza sul suo viaggio. Una versione di questo articolo è apparso anche su The Calvert Journal, una guida per il nuovo est.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...