“Sii ciò che vuoi, basta che non ti veda”, il Kazakistan e la comunità LGBT [Parte I]

[Traduzione da Colta] di Adil’ Nurmakov

“Negli ultimi anni ci sono stati grandi cambiamenti  nella coscienza collettiva, in particolare nell’acettazione delle minoranze sessuali”, afferma V.T., seduto in una piccolo bar di Almaty. Effettivamente l’atmosfera in città era tutt’altra. In pochi potevano permettersi di non nascondere il loro orientamento anche ai genitori, ma alla maggior parte delle persone la cosa non provocava isterismo, non era politicizzato, i locali gay lavoravano liberamente, non ne facevano uno spauracchio. “Oggi, il coming-out è qualcosa di aberrante”, – aggiunge V.T.

Nelle altre regioni del Kazakistan la situazione è ancora più conservativa, e molto. Il vento del cambiamento non ha soffiato in molte città e il pensiero della società fu plasmato dal retaggio dell’Unione Sovietica, paese in cui l’omosessualità veniva considerata un crimine e una perversione sessuale, strettamente legata al degrado della dignità umana nei gulag. Aleksandr Lepechov, attivista del movimento LGBT kazako dall’inizio degli anni 2000, è di Pavlodar e un anno fa ha pubblicato su internet il suo diario raccontando dettagli scandalosi delle discriminazioni, delle pressioni e violenze da parte della polizia, dei datori di lavoro, di semplici conformisti e omofobi violenti. “Nei miei racconti ci sono molto esempi della mia vita personale, ma spero che in questo modo le persone possano avere una quadro un po’ più completo del rapporto della società kazaka verso le persone LGBT”, scrive Aleksandr dalla Svezia, dove è emigrato qualche anno fa.

Uno dei pilastri morali del governo kazako è la tolleranza, ma non per le minoranze sessuali. L’articolo sui rapporti tra individui dello stesso sesso è stato escluso dal Codice Penale nel 1997, in cambio non è stata elaborato nessun meccanismo di difesa verso la discriminazione. Questo vale anche per i cosiddetti incitamenti all’odio: la lingua dell’odio contro una razza, una cittadinanza o una religione, la legislazione del Kazakistan li considera estremismi. Ma le dichiarazioni omofobe di personaggi pubblici non sono considerate discutibili. Gli esperti concordano sul fato che lo Stato, da molto tempo, non ha dato nessuna spinta propositivo alla comunità LGBT. Inoltre, l’interesse per la protezione dei loro diritti e l’innalzamento del loro livello di accettazione sociale è rimasto nullo.

“Il Kazakistan solitamente non permette la pubblica discriminazione politica preoccupato dalla reazione della comunità internazionale. Il Governo si guarda intorno impaurito per la propria reputazione”, afferma Ajdur Shakenova della Fondazione “Soros-Kazakistan”. Ma la mancanza di riconoscimento del movimento LGBT da parte della politica fatto sì che, per la maggior parte dei Kazaki, le minoranze sessuali sono ancora viste attraverso la lente di stereotipi e miti. Ad esempio, essi sono accusati per la diffusione del virus dell’HIV, sono visti come una minaccia per i bambini, molti credono ancora che l’omosessualità si possa e debba essere curata.

“Un paio di anni fa a Kapchagay hanno dato fuoco alla casa di un transgender , il quale aveva partecipato apertamente ad una trasmissione televisiva. Chi è stato? Il Governo? Certo che no”, dice R.S. Secondo lui, coloro che dividono la maggioranza dei gay kazaki, non è lo Stato, ma i moralisti, che giocano un ruolo fondamentale sulle pressioni verso il movimento LGBT. Nella serie di ragioni degli esperti vengono inserite le caratteristiche culturali e la mancanza di educazione sessuale. Essa riguarda non solo la comunità LGBT. Nella stessa lista possiamo trovare femminismo stereotipato e deriso, che rappresenta le donne come oggetti sessuali, strumenti di riproduzione e assistente di famiglia: creature, che dovrebbero “conoscere il proprio posto.”

Eppure queste caratteristiche e tendenze non sono uniche del Kazakistan, sono piuttosto comuni anche nei paesi sviluppati. Che cosa è cambiato negli ultimi anni? Un fattore possibile fu l’attiva migrazione interna, che ha radicalmente mutato la composizione della popolazione urbana e ha aumentato la domanda pubblica di punti di riferimento tradizionali. Infine, il paradigma conservatore può crescere con l’invecchiamento del regime politico; una parte significativa dell’élite ha le sue radici nel passato sovietico. “Stiamo assistendo alla sovrapposizione dei valori tradizionali sui principi della Dichiarazione universale dei diritti umani, e la promozione della famiglia e del matrimonio come una priorità a scapito di altre libertà dei cittadini”, – afferma con rammarico Ainur Shakenova.

Molti puntano il dito sull’influenza dell’establishment e della propaganda russa, che molto spesso utilizza situazioni riguardanti la sessualità per giustificare la loro opposizione verso i principi morali occidentali, identificando nel movimento LGBT il crollo morale degli Stati Uniti e dell’Europa. Ciò è particolarmente evidente nel giornalismo kazako, spesso involontariamente copiano deliberatamente gli articoli russi che utilizzano in maniera forte formule “caricate” per mettere in cattiva luce le minoranze sessuali: “sodomia”, “omosessualità”, “pervertito” e così via.

A differenza dei media, internet è utile per fornire alla società altri punti di vista. Ma nel World Wide Web in lingua russa, i cui utenti sono per la stragrande maggioranza cittadini di paesi ex-sovietici, questo argomento non provoca grandi controversie. Si ritiene che Internet possa servire da piattaforma per lo scambio di informazioni e la comunicazione di diversi gruppi vulnerabili della società, aiutarli ad ottenere fiducia personale e cercare di cambiare l’opinione pubblica. In effetti, la discussione on-line di questioni relative alla comunità LGBT, sono un flusso abbastanza omogeneo di odio. L’uso di toni duri della politica di stato diventano spesso inviti pubblici a rappresaglie dure contro gli omosessuali.

“La cosa peggiore è che l’atmosfera esplosiva di odio crea un ambiente in cui è normale insultare e discriminare altre persone. Se tutto questo continuerà nulla impedirà di trovarsi bersaglio, specialmente di persone deboli, e sfociare in violenze forti nei loro principi morali”, dice V.T. In Internet, invece, le intimidazioni verso le persone che fanno parte delle minoranze sessuali non avvengono molto frequentemente. Si può assistere più che altro a raptus emotivi da parte di cittadini omofobi ma non sono mai avvisaglie di vero pericolo. Spesso nei messaggi personali rivolti ai gay – e a quelli che simpatizzano per loro – gli viene detto di lasciare il paese, racconta V.T., e non molto tempo fa, ha deciso di seguire il consiglio di queste persone ostili. “Provate a immaginare una vita in cui, semplicemente, non potete prendere per mano una persona per strada; è ugualmente difficile quanto lasciare la propria patria”, dice.

[Parte II]

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