“Sii ciò che vuoi, basta che non ti veda”, il Kazakistan e la comunità LGBT [Parte III]


[Traduzione da Colta, Parte I, Parte II] di Adil’ Nurmakov

Le battaglie verbali sul manifesto in tribunale e nei Social Network hanno coinciso con la fase finale delle discussioni parlamentari in merito alla legge sulla “propaganda gay” – o meglio, alla “protezione dei bambini da informazioni dannose per la loro salute e sviluppo.” In parte, proprio il processo per il “caso Kurmangazy-Puskin”, che ha suscitato critiche di influenti difensori dei diritti umani di Human Rights Watch, ha contribuito a richiamare ulteriormente attenzione verso il progetto di legge, che ricalca l’analogo documento russo. La prima volta era stata chiesta nel 2012, nello stesso momento dell’iniziativa dell’assemblea legislativa di San Pietroburgo. Da quel momento è rimasta ferma, ma nel 2014 in modo rapido e inaspettato è stato trovato un accordo in parlamento e negli altri dicasteri, e a febbraio 2015 è arrivata al Presidente della Repubblica. È rimasta in giacenza per molto tempo. Solo tre mesi più tardi, si è reso noto che il progetto di legge era stato inviato al Consiglio costituzionale, che aveva deciso di respingerla.

Sebbene molti si siano affrettati a gioire per tale decisione, i motivi dei membri del Consiglio erano abbastanza tecnici, sottolineando che “alcune disposizioni” sono state formulate in modo impreciso e questo avrebbe potuto portare ad una violazione dei diritti dei cittadini. I promotori del disegno di legge hanno promesso ai giornalisti che avrebbero finalizzato il documento e avrebbe chiesto un ulteriore esame. Le sue vere prospettive sono vaghe, almeno nel caso in cui Almaty sarà scelta come capitale dei Giochi Olimpici Invernali nel 2022. La decisione del Consiglio costituzionale, probabilmente , sono state condizionate non dalle dure critiche da parte di un certo numero di organizzazioni per i diritti umani competenti, ma dal rischio che correva l’immagine del paese. Poche settimane prima del veto, 27 campioni olimpici di tutto il mondo hanno firmato una lettera indirizzata al capo del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, per respingere la proposta del Kazakistan di ospitare i Giochi a causa delle politiche discriminatorie contro le persone LGBT.

Questa volta, si è riusciti a bloccare il progetto di legge scandalo. Tuttavia, il fatto che sia stato approvato da entrambe le camere del parlamento e abbia superato tutte le perizie, è molto inquietante. “Nessuno ha notato che è anticostituzionale?” – afferma V.T. poche settimane prima della sua partenza dal Kazakistan. Del resto, cercando di far passare questa legge, il governo non può essere affatto incline alla moralizzazione. Come in molti altri paesi, in cui le autorità utilizzano una retorica simile a rafforzano la vigilanza della sfera dei media, la legge kazaka contiene punti molto curiosi. Tra questi, le restrizioni di accesso ai siti stranieri per gli internauti attraverso il controllo su tutti i gateway esterni e punti di scambio del traffico interni, ma anche l’introduzione le responsabilità dei cittadini per la sostituzione non dichiarata dell’indirzzo IP, ossia l’utilizzo di proxy CGI e gallerie virtuali, utilizzati per accedere a risorse che altrimenti verrebbero bloccate.

Se gli utenti kazaki attivi che scrivono commenti omofobi, fossero a conoscenza questi dettagli, forse il loro atteggiamento verso la legge sulla “propaganda gay” sarebbe diverso. Anche se è improbabile che possano cambiare il loro parere sulla comunità LGBT: la maggior parte dei kazaki ammette di non volere che gli omosessuali si dichiarino. Molte persone omosessuali sono d’accordo con tali condizioni e sono pronte a nascondere per tutta la vita il loro orientamento sessuale ai colleghi, agli amici e ai familiari, dice N.B. Molti si sposano vivendo due vite parallele. I giovani si ritrovano nelle discoteche nonostante i rischi di imbattersi in tassisti abusivi o in “riparatori”: giovani ragazzi che aspettano i ragazzi che escono dalle discoteche gay all’uscita per picchiarli. Dopo l’ondata di omofobia in Russia, la cui risonanza si è sentita anche in Kazakistan, sempre più gay e lesbiche tornano al cosiddetto “kvartirnik”: un modo per socializzare e far festa, tipica di inizio anni ’90. Tuttavia, non tutti gli omosessuali riescono a rimanere nascosti. Per i gay è più semplice nascondere il proprio orientamento, rispetto ai transgender e per questo è possibile che la nuova generazione di attivisti del movimento LGBT in Kazakistan potrà essere composto da loro. “La coalizione Trans* del blocco ex comunista” racchiude un’importante delegazione kazaka e si rivolge ad un nuovo livello di azione. Se prima le ONG operanti per le minoranze sessuali, fornivano principalmente assistenza all’interno del programma per la lotta all’HIV, i nuovi gruppi di iniziativa sono finalizzati proprio alla promozione dei diritti umani e della autodifesa, così come la creazione di precedenti legali per la successiva formazione di garanzie a livello legislativo contro la discriminazione.

Anche se le operazioni per il cambiamento del sesso in Kazakhstan è inclusa in parte nell’elenco dei servizi medici forniti gratuitamente dallo Stato, la procedura per riconoscere che la persona è “appropriata” per una tale operazione è difficile e umiliante. Ad esempio, comprende un lungo esame psichiatrico in isolamento e la castrazione forzata o la sterilizzazione. “Lo Stato impone la propria autorità sul corpo umano, regola come a una persona verrà consentito di controllare il proprio corpo,” – dice K.K., uno dei membri della coalizione. Ancora più difficile è cambiare i documenti per le persone transgender che hanno cambiato il proprio sesso. Infatti, dopo tale operazione la persona cessa di esistere per le autorità pubbliche, nel registro passaporti anche il codice di riconoscimento non può essere cambiato, e in esso vi è il genere assegnato alla nascita. Ad Almaty, nella primavera di quest’anno, tale procedura è stata considerata un motivo valido per licenziare un poliziotto che aveva cambiato sesso. I media hanno seguito la vicenda più per il suo carattere sensazionale che per il suo vero significato, mostrando chiaramente il carattere discriminatorio della legge kazaka.

Per quale motivo questi ritardi nel cambio dei documenti non sono stati risolti quando la possibilità di cambiare sesso era prevista dalla legge? Secondo K.K., “una concessione ai transgender” è stata data dal Codice della sanità pubblica nel 2010-2011 come parte del pacchetto di normativa umanitarie all’interno della Presidenza kazaka dell’OSCE e molti emendamenti di altre leggi sono rimasti incompleti. I compagni di coalizione sono molto più taglienti: secondo loro, è stato fatto al fine di “scoraggiare la nostra voglia di essere noi stessi”, di umiliare. “Loro [i funzionari] non sanno niente di noi, non capiscono e non vogliono capire” – mi spiega, seduti in un bar, molto concitato per tutto il tempo della conversazione senza toccare da bere. Dopo una pausa, K.K. aggiunge: “Vedi, il problema non è che i parlamentari non pensano alla comunità LGBT. Loro non sanno neanche quali altre persone hanno bisogno di aiuto: le madri, i disabili, gli anziani…”

Nonostante il sarcasmo, la coalizione non è incline a lamentarsi ed è pronta a lavorare con la comunità e lo Stato. Mentre gli attivisti si sono impegnati a migliorare la propria competenza nel campo del diritto, hanno tenuto riunioni, di solito in segreto, con persone di idee comuni e cercano rappresentanti tra le personalità e le organizzazioni pubbliche. Dopo la legalizzazione del matrimonio omosessuale negli Stati Uniti, quando KazNET ancora una volta è stata colpita da un’ondata di omofobia, la comunità LGBT e i simpatizzanti hanno trovato improvvisamente un alleato nella voce de “L’orda kazaka” su Facebook, la cui posizione può essere descritta come un nazionalismo illuminato. Per molti patrioti è stata vista come una rottura verso le tradizioni, ma l’anonimo autore di questa pagina in risposta ai commenti sbalorditi dei suoi lettori ha tirato fuori un intero elenco di argomenti chiari in difesa dei diritti LGBT.

Secondo K.K. per cominciare a risolvere il problema, è necessario prima di tutto riconoscerlo. I transgender kazaki hanno superato questo step e hanno iniziato a darsi da fare, ma la questione discriminazione riguarda non solo chi ne è vittima. “La palla è passata agli attivisti liberali, agli opinion leader, ai personaggi popolari. Loro rappresentano la posizione dell’intera società, o almeno la influenzano”- dicono i membri della coalizione. Finora, nessuno di questi ha dato un segnale.

 

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