L’arte discreta della traduzione letteraria

[Traduzione da The Guardian] di Rachel Cooke

Anna Goldstein, traduttrice dall’italiano all’inglese: Non creo nulla di nuovo. Non credo sia il mio compito

Anna Goldstein è meglio conosciuta come la traduttrice dei tetralogia di romanzi della scrittrice napoletana Elena Ferrante, che ha venduto più di un milione di copie. Ha tradotto l’intera opera letteraria di Primo Levi per cui le è stato conferito il Guggenheim fellowship per la traduzione. Ha lavorato anche ad alcune opere di autori come Alessandro Baricco e Giacomo Leopardi. La sua traduzione di “Ragazzi di vita” (The Street Kids)di Pier Paolo Pasolini è stata pubblicata lo scorso mese. È stata a capo dell’Ufficio stampa del New Yorker dal 1980. Ho iniziato a studiare italiano passati i 30 anni, cominciando a prendere lezioni settimanali con alcuni mie colleghi d’ufficio. L’ispirazione mi venne dalla voglia di voler leggere la Divina Commedia in italiano e così ho trascinato tutti con me. Poi, cinque anni più tardi, nel 1992, l’allora direttore responsabile del New Yorker, Bob Gottlieb, ricevette un testo da pubblicare in italiano. Era di Aldo Buzzi, e gli era stato spedito dal fumettista Saul Steinberg, un amico dello stesso Buzzi. Bob voleva scrivere due righe a Saul, così mi chiese di leggerlo per lui giusto così per lui sarebbe stato più chiaro cosa rispondergli. Lo lessi e mi piacque molto; lo tradussi e Bob lo pubblicò. Un anno dopo, qualcuno mi chiese di tradurre il mio primo libro. È molto strano essere una traduttrice molto conosciuta adesso, è davvero inaspettato. L’idea che i traduttori potesse essere ben conosciuto mi soprese parecchio. Il mio italiano parlato non è certo come il mio italiano letto, ma amo davvero la lingua; per questo l’ho studiata. È una lingua bellissima: musicale, molto espressiva. Fa un sacco di piccole cose che l’inglese non fa come aggiungere suffissi alle parole per dargli delle sfumature differenti. Quello più immediato è “issimo”, ma ce ne sono molti altri. Preferisco essere molto vicina al testo quando traduco. Naturalmente deve scorrere bene in inglese, ma non sono una scrittrice. Non mi sento come una persona che riscrive il testo o crea qualcosa di nuovo. Non credo sia il mio compito. Posso lavorare senza il testo originale dopo la terza o quarta bozza; ma naturalmente ci ritorno alla fine per controllare di non essermi allontanata troppo. Non ho lavorato a stretto contatto con gli scrittori dei testi che traduco anche perché la maggior parte sono morti. E poi c’è la Ferrante, una scrittrice che vuole rimanere nell’anonimato. Ho dovuto parlare con lei, attraverso il suo editore. Non mi ha ostacolata. Mi ha detto che credeva in me, e mi sembrò un complimento. Il successo dei suoi romanzi è stato qualcosa di incredibile, un fenomeno. C’è qualcosa di universale in essi che li rende coinvolgenti, a parte il fatto di essere davvero scorrevoli nella lettura. Non sono un critico e non ho letto molti romanzi contemporanei, ma le persone credono davvero che non ci sia nulla di simile a quei romanzi. Nessun altro guarda i rapporti emotivi come fa lei. Ci sono aspetti che lei mette a fuoco e che tu necessariamente non fai da solo. Per primo, ho tradotto “I giorni dell’abbandono”:  parla di una donna che si immerge in questa “mancanza dei sensi” dopo esser stata lasciata dal marito]. Fummo in diversi a fare una versione del primo capitolo. Scelsero me. Mi ricordo che ne ero completamente avulsa. È così potente. È una storia che noi tutti conosciamo, ma lei l’ha resa più intensamente, in qualche modo, più interessante. La incontrerò mai? Non lo so. Ne ho perso un po’ l’interesse! Credo di avere una forte impronta di lei avendo letto i suoi libri molte volte. Ho un rapporto molto stretto con lei, anche se in realtà non c’è mai stato alcun tipo di contatto. Ho appena finito di tradurre Frantumaglia, una raccolta di sue lettere, interviste e saggi più personali. Questo libro trasmette una immagine di lei molto forte: una persona molto intelligente, che pensa le cose a modo suo, che ha letto molto, e che riesce a trarne vantaggio senza essere invadente. Lei è molto analitica e critica, conosce la sua mente, non vuole perdere tempo. Se ricevessi una email da lei chiedendomi di incontrarci, sarei parecchio esagitata perché mi dovrei mettere a far partica del mio italiano.

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