A morte l’amore romantico [Parte II]

[Traduzione da Jot Down] di Bárbara Ayuso, Parte I

La primordiale maledizione di Giove è stata crudele, ma anche quelli venuti dopo a porre le basi del mito non sono rimasti a guardare. L’amore romantico, basato sulla fusione esclusiva e sufficiente degli amanti come unico essere, ha portato con sé tutta la tragedia per cui era predisposto. Cupido, Paride ed Elena, Romeo e Giulietta, Tristano e Isotta… Un bambino di cinque anni con le ali che lancia frecce imbevute di allucinogeni, una troiana quasi sicuramente violentata da un narcisista, adolescenti frutto di un contesto noioso e alienante… Un chi più ne ha più ne metta che completa e moltiplica i romantici necrofili, che, senza inventare nulla, ricreano il concetto d’amore legato alla sofferenza e alla morte; riempiendo, come ho detto Larra, i cimiteri di morti per amore più di quanto hanno fatto medici o ignari. Anche la religione ha fatto la sua parte per pescare in questo mare, in cui i rapporti non sono nati e mantenuti da reciproca soddisfazione, perché ciò implicherebbe la possibilità di scioglimento. L’amore romantico verso quella (la tua, lascia stare quella del prossimo) persona è assoluto, fedele, eterno, proprio come il rapporto di un credente con la sua divinità.

Hollywood non ha tutte le colpe, ma ha la sua dose di colpa. Anche se, in fondo, il cinema (quel cinema) non ha fatto altro che rendere democratica l’illusione collettiva, aggiungendo un crescendo di violini e pioggia alle storie tragiche e sdolcinate di sempre, trasformando l’eccezione in regola. E nella’spirazione.

Può essere un luogo comune sottolineare questo, ma: l’amore romantico è una fantasia. Una finzione. Come specie, è il più grande spreco di tempo che abbiamo mai avuto, tralasciando l’invenzione del cielo e le riunioni di vicinato, ma non si tratta di una fantasia innocua.

Combatterla non è altrettanto facile. La cultura, alta o bassa che sia, hanno cospirato per secoli per marchiarci a fuoco il concetto: l’incessante ricerca della vostra anima gemella. Non disperate. Si soffrirete, probabilmente vi distruggerà a livelli inimmaginabile, ma vabbè, sarete completi. Innamorati. E, in modo strano e passivo-aggressivo, felice.

No. Rompiamo quell’uovo una volta per tutte.

L’amore non è questo

Houellebecq ritiene che il ricorrere continuamente  alla pornografia distorce la realtà, ma pochi sembrano preoccupati per il danno che il costante consumo di film, musica («Sin ti no soy nada / mi alma, mi cuerpo, mi voz, no sirven de nada / porque yo sin ti no soy nada») e la letteratura difensori dell’amore romantico stimolano i sentimenti, i desideri e le aspirazioni delle persone, rendendole sempre più irraggiungibili. Evitiamo la delusione quasi certa che produce affrontare la realtà, molto più prosaica, armati di questi atteggiamenti, perché, dopo tutto, ognuno è libero di essere frustrato a suo piacimento. E l’amore romantico è, molto semplicemente e totalmente questo: la materia prima con cui produciamo più frustrazione che siamo in grado di secernere naturalmente. Le ” piccole magie inutili” di cui parlava Borges.

Ma la frustrazione non è il frutto più amaro. La cosa peggiore è la perpetuazione dei valori intrinseci dell’amore romantico, che vanno oltre le mere fantasticherie. Non si tratta del fatto che voi o di me, più o meno adulti, conserviamo la speranza vana e patetica di trovare “la persona giusta”. Nemmeno del fatto che confondiamo sentimenti con sentimentalismo o romanza con romanticismo. Non è una questione di protagonismi o manifestazione pubblica di affetto. Il fatto è che queste falsità dell’amore romantico, che potrebbe sembrare obsoleto, hanno una radice infesta. Prendete in mano qualsiasi studio o ricerca su come gli adolescenti socializzare oggi. Contenete lo shock. Un antipasto: la maggioranza sostiene che l’amore “vero” perdona e sopporta tutto. Credono che l’amore sia possesso e esclusività. Che il vero amore è predestinato. Che è una resa totale. L’amore richiede sacrificio.

E ora, immaginare l’impatto che questo ha sugli aspetti per nulla innocui come la violenza di genere. Avventuratevi nell’identificazione delle conseguenze dell’identificare la gelosia, la possessione o l’esclusività con la “amore ideale”. Da questo punto di vista, l’amore romantico, che sembra essere così innocuo nell’attualità e legittimità di cui gode ancora oggi, è più come un Ouroboros, il mitico serpente che inghiotte la propria coda in eterno.

L’amore romantico merita di morire. Perché non è amore, è dipendenza, paura della solitudine, masochismo, un’utopia collettiva e un pericoloso scarabocchio. Non importa avere chiaro ciò che è, per saper ciò che non è.

No, l’amore non può tutto, non importa quello che direbbe Paulo Coelho.

No, non è normale soffrire per amore. E molto meno necessaria. La nostra visione delle relazioni rimane come idealizzata ed è così sentimentale che la prospettiva di qualcuno che limita la propria capacità di amare e donare sembra oscena. Ma è sana e necessaria.

No, l’amore non dura e non può fare tutto, non è fatto di acciaio di Valyria. Si rompe, si affievolisce e se ne va.

“Senza di te io non sono niente”, no. Senza di te io sono esattamente come con te: una persona completa.

No, l’amore non è i primi due significati del termine presenti nel DRAE: l’essere umano non è insufficiente nella solitudine e non è vero che l’amore ci completa.

No, nessuna gelosia dimostra l’amore. È una patologia.

Non esiste l’altra mezza mela. Punto.

No, la felicità non dipende dal trovare o meno una persona.

No, chi ama non ti farà piangere.

L’amore non è eterno. Nel momento in cui la soddisfazione non è reciproca, la commedia è finita.

La scadenza non è una maledizione dell’amore, è un incentivo.

E soprattutto: non è tuo, né tua.

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