Categoria: Book Revolution

Il migliore amico dei miti: Gabriel Garcia Marquez

 

Continuiamo il nostro viaggio nel Maggio dei libri. Volevamo dare un nostro saluto a Marquez, che ancora mancava tra i post del Bibrinews. Quale occasione migliore se non nel ricordare i suoi libri in questo mese di “fuga” dalla quotidianità. Ascoltando Victor Jara (cantautore imperdibile cileno), lasciatevi andare in posti mitici della fantasia dell’autore che prendono vita tra le pagine dei più grandi romanzi del ‘900. Potete farlo anche attraverso la nostra Playlist di Spotify. Bevetevi un bel Porto ruby. Dolce, che sappia esplodere di sapore nella vostra bocca per non sciogliere l’incantesimo di quella finzione che vorrebbe essere una realtà. Forse migliore!

[Traduzione da Russkij Reporter]

In Messico, all’età di 88 anni, si spegne lo scrittore colombiano Gabriel Gracia Marquez. C’è una frase molto famosa che dice: “Borges, Marque, Cortazar sono resposabili del mercato”. Questo trio meraviglioso era qualcosa di molto simile alla Trinità dei Magi: rispettivamente, Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, sono venuti da lontano con doni preziosi. Naturalmente, da latinoamericani, come gli antichi re, così come la varietà dei potenti magi, sono identificati come scrittori del realismo magico. E’ una cosa risaputa anche da chi non ha mai letto niente di loro. Le persone, si sa, si dividono tra appassionati di Tolstoj e di Dostoevskij; ma le stesse persone si dividono anche tra chi si sente più vicino al freddo calcolatore Borges e chi al sensibile Cortazar. Marquez piace a tutti. I titoli dei suoi libri e le sue citazione sono famose in tutte le lingue e in tutti i media. Russkij Reporter ha deciso di ricordare i memi russi nati grazie a lui.

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Andrea Camilleri: "Il popolo rassegnato è un popolo finito"

[Traduzione da El Pais]

La mattina del 19 febbraio 2003, lo scrittore italiano Andrea Camilleri (Sicilia, 1925) intese dai giornali che il suo amico Manuel Vázquez Montalbán morì di infarto all’aereporto di Bangkok. 
Quella notizia mi colpì, passai un giorno terribile. Dopo pranzo mi concessi un po’ di sonno e, alzandomi, mia moglie mi disse: “E’ arrivato un pacco per te”. Era l’ultimo libro di Manolo pubblicato in Italia.

Se non fosse per la vista, che gli impedisce da molto tempo la lettura su carta, Camilleri ha alle spalle 88 anni fortunatissimi. Continua a scrivere tutti i giorni, un mese fa ha terminato l’ultima sfida di Montalbano, fumando come un turco e infondendo il piacere della conversazione.

Lei a volte inizia a scrivere un romanzo da una frase sentita per strada, è vero?

Sì, però più che utilizzare una frase sentita per strada, uso alcune frasi lette in un libro. Ad esempio, La scomparsa di Patò, è nato da due frasi di un romanzo di Leonardo Sciascia in cui narra che nel 1873 in Italia ci fu una grande inchiesta parlamentare sulla Sicilia. Un giorno, il senatore che presidiava la commissione chiese al sindaco di un piccolissimo paese di Caltanissetta: Signor sindaco, nel suo paese si sono prodotti recentemente spargimenti di sangue? Il sindaco rispose: No, a parte un farmacista che per amore ha ucciso sette persone. Si immagini la pazzia, in quale ambiente viveva. Non considerava un fatto di sangue l’uccisione di sette persone!

Hanno vissuto sempre nei suoi romanzi, la Sicilia, la mafia…
La mafia ha sempre avuto un ruolo secondario, anche se sempre presente, perché non citarla sarebbe stato come negare l’esistenza dell’aria. Influisce su tutte le relazioni, condiziona il vivere, e lo Stato non sa ancora come contrastarla. All’inizio erano analfabeti, oggi invece sono in carriera, ma continuano ad essere mafia. E’ nella politica, nell’industria…
Non ha mai avuto problemi, scrivendo di mafia?
No. Nonostante sapessero già leggere. Quando iniziarono ad uccidere i giornalisti capii che era iniziata la loro alfabetizzazione. 
Perché scrive in siciliano?
Non è esattamente siciliano. E’ un siciliano molto modellato, come quello che si parlava nella nostra casa da piccoli borghesi. Il siciliano veniva usato per parlare in maniera intima, personale, l’italiano per tenere le distanze, addirittura per minacciare. Mia madre poteva parlarmi in dialetto, ma quando mi voleva avvertire di una cosa – te la ripeto una volta sola! – passava all’italiano.
Continua a scrivere tutti i giorni?
Sì, sono un impiegato della scrittura, ogni giorno, come se avessi delle scadenze. Comincio al mattino presto, alle 8 circa, ma devo aver già fatto altre cose: devo essere rasato e vestito come se dovessi andare in ufficio. Lavoro splendidamente fino alle dieci e mezza del mattino, quando inizia a squillare il telefono. Io sono il sostenitore dell’esercizio quotidiano, allo stesso modo del pianista, anche se non ha un concerto in vista, si mantiene facendo esercizio. E’ fondamentale per riuscire a mantenere attivi il cervello e la scrittura.
Si sente ancora comunista?
Sempre, sempre, sempre… Comunista per la giustizia sociale, che si allontana sempre più all’orizzonte.
Dov’è finita la sinistra italiana?
Mi ricordo di quel filosofo, Diogene, che cercava l’uomo con una lanterna. Ma non si riescirà a trovare la sinistra italiana andando in giro con una lanterna. Ora non c’è un’idea comune che la tenga unita. Un’idea di Paese, di Stato. L’Italia sta attraversando un periodo davvero brutto. La situazione della disoccupazione è terribile. Se 40 anni fa ci fosse stata una situazione tale la gente sarebbe scesa in strada. Oggi invece…
Le manca una reazione più forte?
Questo non è una bella cosa dal punto di vista della rassegnazione. Se un popolo si rassegna, è finito. Quelli che hanno perso la speranza di trovare lavoro e per questo non lo cercano più, stanno facendo un passo verso il suicidio. Prima, l’abitudine era un’altra [alza la voce, come fosse un disoccupato]: perdo la speranza di trovare un lavoro, allora ti sparo, perché la Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, quindi scendiamo in strada e chiediamolo…ma in piazza non ci andiamo. Questo significa che la malattia è molto grave.
Sembra molto disilluso dalla politica…
Credo nella politica, per questo scrivo molto spesso articoli sulla politica, ma credo nella buona politica, che non è ciò che si sta facendo ora. Mi interessa un politica dove non tutto è possibile, dove non si tradiscono i propri elettori il giorno dopo le elezioni. Questo mi fa inorridire. La politica che, con i suoi patti, continua a dare opportunità a Berlusconi, già condannato in definitiva quindi un delinquente, che continua a dominare la politica italiana. Questo paese dovrebbe vergognarsi che una persona così sia ancora in politica.

Spesso è difficile capire da fuori l’incapacità dell’Italia di lasciarsi indietro certi vizi della politica…
Gli italiani, anche se quello che sto per dire è molto grave, non si sono ancora abituati alla democrazia. So che sono parole forti. Se lei guarda la Francia, troverà la rivoluzione francese. Il 36, in Spagna, ha rappresentato uno scontro che in seguito divenne mondiale tra fascisti e antifascisti. E’ stata pagata col sangue ma ora c’è un’idea di democrazia vinta. Sì, certo, noi abbiamo avuto la resistenza, la liberazione, ma era una cosa contro i tedeschi, contro gli occupanti, non contro il proprio residuo fascista. Non c’è stata una vera liberazione. Vera. E’ un problema non ancora risolto.
Cosa pensa un comunista convinto di Papa Francesco?
Viene da una chiesa più vicina alla povertà, e si vede. Non a caso, su L’Osservatore Romano è apparsa una recensione di un libro sulla teologia della liberazione, una blasfemia alcuni anni fa. Quindi non è solo apparenza, ma anche sostanza. Se avrà successo, questo non lo so. Il Vaticano è peggio di un clan mafioso..ahah Spero comunque che abbia successo.

Sei tipi di scrittori e due modi per crearsi un’opinione secondo Ezra Pound

[Traduzione da Brain Pickings]

Non prestare attenzioni alle critiche mossa da qualcuno che non ha mai scritto nulla di noto“, così Ezra Puond scriveva nella sua lista dei No per i poeti principianti (A Few Don’ts by an Imagiste), scritto nel 1913. Oltre due decadi dopo, nel 1934, Puond pubblica una delle migliori opere sul parallelismo tra l’arte dello scrivere e quella del leggere con ABC of Reading, che va ad aggiungersi ai 9 libri essenziali sul come leggere di più e scrivere meglio.

Tra le sue intuizioni c’è la seguente lista dei sei tipi di scrittori, particolarmente interessante quando procede comparando e facendo un contrasto con la lista dei quattro motivi universali dello scrivere di George Orwell.

Quando avvierete una ricerca di “elementi puri” in letteratura, scoprirete che la letteratura è stata creata dalle seguenti categorie di persone:


  1. Inventori. Uomini che hanno trovato un nuovo processo nello scrivere, o il cui lavoro esistente ci dà il primo esempio conosciuto di tale processo.
  2. Maestri. Uomini che hanno unito un certo numero di questi processi, e li ha utilizzati così come sono o meglio rispetto ai loro inventori.
  3. Diluitori. Uomini che sono venuti dopo i primi due tipi di scrittori, e non potevano fare il lavoro altrettanto bene.
  4. Buoni scrittori senza qualità rilevanti. Uomini che hanno la fortuna di essere nati quando la letteratura di un determinato paese funzionava molto bene, o quando una particolare branca della scrittura era ‘in salute’. Ad esempio, coloro che scrissero sonetti ai tempi di Dante, quelli che hanno scritto testi brevi ai tempi di Shakespeare o nei decenni successivi, o ancora persone che hanno scritto romanzi e racconti francesi dopo Flaubert, il quale aveva mostrato loro come fare.
  5. Scrittori di belles-lettres. Cioè, uomini che in realtà non inventano nulla, ma che si sono specializzati in un tipo particolare di scrittura. Non possono essere considerata come «​grandi uomini» o come autori che cercavano di dare una presentazione completa della vita, o della loro epoca.
  6. Ideatori di pazzie.


Fino a quando il lettore conoscerà solamente le prime due categorie non sarà mai in grado di ‘ distinguere il legno dagli alberi’. Può riconoscere quello che ‘ama’. Può essere un ‘perfetto book-lover’, con una grande biblioteca di libri ben stampati, rilegati nelle associazioni più lussuosi, ma non sarà mai in grado di usare quello che ha per stimare il valore di un libro in relazione agli altri. Sarà più confuso e ancor meno in grado di farsi un’idea su un libro in cui un nuovo autore ‘rompe le convenzioni’ e così avere un parere su un libro di ottanta o cento anni fa.


Non potrà mai capire perché uno specialista si infastidisca con lui per aver tirato fuori un parere di seconda o terza mano sui meriti del suo peggior scrittore preferito.

Puond prosegue poi rinnegando le sue stesse considerazioni sul criticismo:

Quando avrete fatto un vostro esame e un controllo personale molto attento potrete almeno stare attenti ed evitare di accettare pareri:
  1. Da uomini che non hanno scritto lavori degni di nota.
  2. Da uomini che non si sono presi il rischio di stampare i risultati del loro controllo personale e del loro esame, anche se ne stanno facendo sul serio uno.

Per ulteriori consigli “famosi” potete leggere Kurt Vonnegut e le sue 8 regole per una grande storia; David Ogilvy e i suoi 10 consigli sullo scrivere; Henry Miller e i suoi 11 comandamenti; Jack Kerouac con i suoi 30 credo e tecniche; John Steinbeck e le sue 6 indicazioni; Susan Sontag e la sue esperienza nello scrivere e altri ancora; senza dimenticare il buon articolo Several Short Sentences About Writing.

Come scrivere un perfetto logline e perché è importante quanto la tua scennegiattura

[Traduzione da Indiewire]

Il logline è una vera forma d’arte. Rappresenta una o due frasi che riassumo un film che non solo  permette di fare una premessa, ma dà al lettore il contenuto emozionale dell’opera nel suo complesso. I loglines furono utilizzati agli albori di Hollywood di modo tale che i produttori potessero leggere una breve spiegazione di un copione (molto spesso stampato sul dorso della sceneggiatura), permettendo loro di saltare le sceneggiature poco interessanti senza nemmeno tirarle fuori dallo scaffale. Invece, oggi, i loglines non sono più stampati sulle stesse sceneggiature, ma hanno effettivamente lo stesso scopo: rappresentare in modo efficace la storia e lasciare il lettore potenziale interessato.


Nonostante sia fondamentale avere un buon logline di modo che si possa sinteticamente spiegare il film sulla carta, funziona altrettanto bene verbalmente. Se avete mai provato a spiegare l’intero film a qualcuno in una frase, lo avrete trovato sicuramente molto impegnativo. Dopo tutto, non è praticamente possibile trasmettere ogni minimo dettaglio di una sceneggiatura di 110 pagine in una o due frasi. E purtroppo, quando si tratta di qualcuno che può davvero fare qualcosa per il tuo film, tutto quello che dovresti avere è una o due frasi che valgano il tempo di trasmettere la tua idea. Va bene, non c’è bisogno di dare via l’intera storia – infatti non si dovrebbe. L’obiettivo è quello di vendere l’idea della sceneggiatura, piuttosto che la storia stessa, e il modo più efficace per farlo è con un forte logline.

Mentre il logline può servire bene sia in forma scritta che verbale per ottenere l’attenzione dei produttori, lettori, agenti, e chiunque altro tu voglia coinvolgere – è necessario anche prendere in considerazione il beneficio che un logline incisivo ha su di te come scrittore.

Blake Snyder, il guru della sceneggiatura, ha spesso fatto riferimento al logline come il DNA del  film, e credo che tale dichiarazione sia molto vera. Se avete un logline perfettamente costruito che coglie veramente l’essenza di quello che il film tratta, allora il suo significato dovrebbe risuonare in ogni pagina del vostro copione. Se spesso ti blocchi scrivendo una scena, si può sempre guardare al logline e ti permetterà di spingerti nella direzione giusta. Ti aiuta a mantenere la concentrazione su ciò che rappresenta realmente il nucleo della storia e, in definitiva, la tua sceneggiatura finale dovrebbe risultare una estrapolazione dettagliata.

 
Così sappiamo che il logline è altrettanto importante come strumento creativo in quanto funziona come un veicolo per suscitare l’interesse negli altri. Ma cosa c’è in un buon logline? Qual è la formula appropriata? Beh, ci sono decine (se non centinaia) di formule e opzioni valide quando si tratta di strutturare il logline, ma ci sono certamente le tecniche che funzionano meglio di altre. Personalmente, ho provato un enorme numero di tecniche e approcci e alla fine ho trovato quello che, ogni volta, per me sembra funzionare meglio di tutte. Qui di seguito, ho descritto questo metodo semplice ed estremamente efficace, ma prima di arrivarci, è importante riconoscere gli elementi chiave che rendono un logline forte e l’obiettivo a cui deve giungere la struttura finale.

Vediamo rapidamente i componenti più importanti di un logline. Fondamentalmente, è necessario ottenere le seguenti informazioni:

  • Il protagonista (non usare i loro nomi, solo la descrizione – ad esempio “Un chirurgo alcolizzato…”)
  • L’obiettivo del protagonista (di solito va di seguito al primo punto – “Un chirurgo alcolizzato deve lottare per il suo posto di lavoro…”)
  • L’antagonista (e l’ostacolo che comporta – “Un chirurgo alcolizzato deve lottare per il suo posto di lavoro dopo che un paziente scontento lo accusa di negligenza…”)

Dobbiamo anche riconoscere come queste componenti si inseriscano nella struttura. Come ho detto prima, ci sono numerosi formati che è possibile utilizzare, e si dovrebbero regolare costantemente per soddisfare la tua storia. Ma questa formula di struttura è un ottimo punto di partenza:

Quando [SI VERIFICA UN INCIDENTE PROVOCATO] , un [PROTAGONISTA SPECIFICO] deve [RAGGIUNGERE UN OBIETTIVO] , oppure [TROVARE OSTACOLI].

Nonostante tu possa essere tentato di prendere semplicemente la formula qui sopra e inserire i dettagli della tua storia, consiglio vivamente di non prenderla d’esempio perché, altrimenti, non darà mai i migliori risultati. Potrai davvero prenderla in considerazione come ulteriore passo avanti usando la tecnica che ho descritto qui di seguito, che ti impegna a lavorare a ritroso per trovare l’essenza della tua storia. Questa non è una tecnica creata da me, ma è quella che in assoluto mi ha dato i risultati più coerenti.

Il metodo stesso è estremamente semplice. Bisogna porsi 4 domande rispetto alla storia del proprio film a partire dalla fine, lavorando a ritroso verso l’inizio. Si potrà notare che quando si usa questa tecnica in genere non si vuole dare il via alla terza fase, piuttosto lo si tormenta con punti dalla prima e della seconda fase. In altre parole, nessuna delle vostre domande sarà pertinente dopo il punto di rottura della terza fase.

Quando mi sono imbattuto in questo metodo, è stato usato l’esempio di “Ritorno al futuro”, quindi lo citerò qui testualmente. Ecco le domande che sono state poste e le loro successive risposte:

Come può Marty tornare dal passato? (Deve riunire i suoi genitori)
Perché deve riunire i suoi genitori? (Perché ha cambiato il passato che li ha fatti separare)
Perché ha cambiato il passato? (Perché ha accidentalmente distratto sua madre non facendole notare suo padre e, di conseguenza, non facendola innamorare)
Perché si trova nel passato? (Per salvarsi la pelle con l’invenzione di uno scienziato pazzo)

Ora che avete le vostre risposte è possibile costruire un quadro rudimentale di quello che finirà per diventare un logline:

“Un giovane uomo, per salvarsi la pelle, si nasconde nel passato grazie all’invenzione di uno scienziato pazzo. Egli incontra i suoi futuri genitori e accidentalmente distrae la madre non facendole notare suo padre e, di conseguenza, non facendola innamorare. Così è costretto a farli ricongiungere o cesserà di esistere.”

L’obbiettivo è ovviamente quello di renderlo meno goffo e più mirato, rendendo qualcosa di simile a questo:

“Un giovane uomo viene trasportato nel passato dove dovrà riunire i suoi genitori prima che lui e il suo futuro cessino di esistere.”

Il chi, cosa, quando, perché e come sempre ci costringeranno a spiegare le parti più importanti della storia, motivo per cui questo metodo funziona così bene. Non è una scienza esatta e sta ovviamente a te decidere quali domande sono più importanti da chiedersi, ma credo che finché troverai domande sui punti di svolta nella storia, andrà tutto bene. Per esempio, la tua prima domanda dovrebbe essere pertinente al punto di rottura della terza fase e la domanda finale potrebbe riguardare l’immagine di apertura o un momento catalizzatore. Seguendo queste regole generali, sarai nella migliore posizione possibile per capire i fondamenti della vostra sceneggiatura.

Infine voglio ribadire che lo scopo di scrivere il logline non è quello di vendere la storia, ma è quello di vendere l’idea della storia. Vuoi informazioni sufficienti solo per far sì che al tuo lettore inizi a viaggiare con la fantasia e che sia pronto a qualcosa di più. E ancora una volta, il logline è tanto per te quanto per il tuo lettore. Se avete un logline sfocato prima ancora di scrivere la sceneggiatura, è probabile che il copione non andrà a finire bene. E’ il seme della tua idea e ha bisogno di essere il più mirato possibile per consentire alla tua storia di avere il miglior punto di partenza possibile.