Categoria: omosessualità

[SPECIALE OLIMPIADI SOCHI] Amicizia, gioco leale e omofobia V

[Parte IIIIIIIV – Traduzione da Snob]

Kostantin Jablocnij, Presidente della Federazione sprotiva LGBT russa, pattinatore, 30 anni, Mosca

Lo sport LGBT

Nell’agosto del 2010 siamo stati i primi a partecipare ai Gay Games (che si tengono in Europa una volta ogni quattro anni) e siamo rimasti stupefatti, del fatto che una cosa del genere fosse possibile: una sfilata delle squadre all’apertura dei Giochi Olimpici, i partecipanti come rappresentanti di stato, i canali di trasmissione federali, e così alla sfilata della cerimonia di chiusura.
Tornando in Russia abbiamo deciso di creare una organizzazione simile anche da noi: un ambiento dove praticare lo sport senza limitazioni ne pregiudizi di genere (N.d.R.: La Federazione Sportiva LGBT è stata registrata agli atti nell’agosto del 2011 a San Pietroburgo).
Nei comuni sport di coppia, è assolutamente obbligatorio che la coppia sia formata da un uomo e una donna. Negli sport LGBT c’è la possibilità di esibirsi per una coppia dello stesso sesso. Anche noi abbiamo la squadra di hockey femminile e la squadra maschile di nuoto sincronizzato. Attualmente, tra i nostri scritti abbiamo 820 atleti e 47 regioni. 

Omofobia e sport
L’omofobia nello sport esiste, e non solo in Russia: in Russia non è ancora venuta fuori, dato che non ci sono atleti apertamente dichiarati. Nel mondo, ci sono stati casi di omofobia. Basta ricordare quanto rumore hanno suscitato le parole dell’allenatore della squadra di calcio croata che aveva affermato che nella sua squadra non c’era posto per gay. Sono intervenute molte associazioni europee per i diritti umani che lo avevano portato alle scuse pubbliche. 
Al momento, sappiamo che solo tre atleti olimpici russi sono dichiaratamente omosessuali. Una di questi ha anche scritto un appello sul nostro sito per incoraggiare a fare sport. Ma ha paura di ritorsioni omofobe. A lei non importa quello che pensa la federazione, ma quando la sua carriera finirà, ha paura che non la prenderanno come insegnante in una scuola sportiva. Abbiamo avuto già un caso simile nel 2011. Vlada Volnovskaja, lesbica, ha vinto la medaglia di bronzo agli europei di Rotterdam nella sua speciali: il volano. In seguito a questo, sul quotidiano MK è uscito molto materiale fotografico su di lei, e per questo è stata licenziata. Così, è stata lei stessa a scrivere un comunicato di sua spontanea volontà.
C’è una sciatrice della squadra russa che è la nostra punta di diamante, che tiene da noi allenamenti e competizioni. Lei non dice il suo nome. C’è anche un’atleta paralimpica, ma lei vive sotto un duplice incubo: oltre ad essere lesbica, ha le barriere fisiche dovute alla malattia. Per gli atleti paralimpici c’è una enorme concorrenza per poter entrare a far parte della squadra: se venissero a saperlo, non li prenderebbero. Gli atleti ne sono molto impauriti. 
La cosa interessante e che gli atleti che stanno per terminare la propria carriera sportiva, si rifiutano di sostenerci. Alla fine, dopo, non gli viene dato un posto in Russia Unita o come deputati alla Duma.
Su di sé
Hanno cominciato a prendermi in giro quando andavo alle elementari. I bambini sono molto crudeli. Alle medie i ragazzini mi dicevo: “Pfu! Froncio”. Naturalmente i miei genitori non sapevano niente di questi miei problemi. Ma sono una persona forte e non mi sono tirato indietro. 
Sono nato ad Archangelsk e ho vissuto 18 anni della mia vita là. Poi ho frequentato la facoltà di chimica all’MGU, terminai la specialistica e discussi la mia tesi di dottorato nel 2010; ad agosto partecipai ai Gay Game dove vinsi la medaglia d’oro, dopo che NTV ha trasmesso il mio coming out in diretta il 19.09.2010.
La mia vita è cambiata a 360°. Non sono diventato chimico e non sono andato all’estero. Sono diventato un attivista gay, dato che da noi ci sono molti scienziati e pochi attivisti. Ora insegno chimica la liceo. Non parlo di questi argomenti al lavoro, faccio il mio dovere e basta. Tutti sanno quanto sia specializzato e come lavoro. Non ho ricevuto né lettere, né minacce, nessuno ha portato via i bambini. Il nostro è un popolo che, in qualche modo, si adegua. Così al lavoro sanno tutti di me, così come nel pattinaggio, i miei lo sanno, i miei amici. Io vivo tranquillo, non mi serve più filtrare la mia vita. Cammino per strada con la bandiera arcobaleno su una maglietta e con il simbolo della nostra federazione sulla borsa. E nessuno mi minaccia, nessuno mi picchia, nessuno mi insegue. 
L’unico episodio è stato uno spiacevole incidente a pattinaggio. A 26 anni ero il più giovane giudice tecnico dell’elenco nazionale dei giudici russo. Ma dopo la storia delle Olimpiadi gay hanno cominciato a declassarmi, fino a quando, l’anno scorso, volevano escludermi dalle liste per motivi formali: sembra che la circoscrizione federale di Archangelsk non abbia consegnato la mia documentazione.

Sul divieto della propaganda omosessuale
Dopo l’entrata in vigore della legge abbiamo iniziato ad avere problemi con gli iscritti: la gente aveva paura a registrarsi e a partecipare ai nostri tornei. Se nel 2011 il nostro festival sportivo è andato alla grande, avendo persino una copertura televisiva; nel 2012, al momento della chiusura delle iscrizioni, avevamo solamente due partecipanti. E solo le nostre lunghe persuasione hanno attirato altre persone. 
Sì, la vita è cambiata. Questa legge fa cadere la gente in depressione: pensano di essere fuorilegge, indesiderati, come se il mondo intero provasse odio per loro. Così si chiudono ancora di più.
Sul boicottaggio delle Olimpiadi
La situazione ora è molto tesa. Insieme alle organizzazioni occidentali per i diritti umani, stiamo sviluppando una strategia di azione durante le Olimpiadi. Le azioni saranno, non solo a Sochi. La coalizione internazionale della Casa dell’Orgoglio, Bright house, ad esempio, prepara le azioni di protesta – same sex hand holding – e chiederanno agli atleti europei di camminare a coppie dello stesso sesso mano nella mano durante la cerimonia di apertura. In tal modo, dimostreranno la solidarietà alla comunità LGBT in Russia. Il Comitato olimpico ha risposto duramente a questa iniziativa: hanno detto che questi atleti saranno squalificati o addirittura arrestati. Ma io credo che non faranno nessuna mossa. Se ci fossero degli arresti di massa, la Russia perderebbe il diritto di ospitare non solo le Olimpiadi, ma anche i campionati del mondo.

Non credo che ci sarà un boicottaggio dei partecipanti stranieri. La gente si prepara una vita per partecipare almeno una volta alle Olimpiadi. Loro non sacrificano la loro carriera per il gusto di farlo.

Ho intenzione di andare a Sochi, ma non è detto che ci lascino passare. Le olimpiadi sono una grande prigione. L’intera area sarà ripulita. E per andare lì, serve il passaporto del tifoso la cui registrazione passa attraverso l’FSB . Forse abbiamo tutti i nostri numeri nella lista nera.

[SPECIALE OLIMPIADI SOCHI] Amicizia, gioco leale e omofobia IV

[Parte IIIIII – Traduzione da Snob]

Egor, atletica leggere, 40 anni, Mosca

Omofobia e sport

E’ da quando ero in quarta elementare che pratico atletica leggera. Ho conseguito lo qualifica di “Maestro di sport di classe internazionale“, sono stato per due volte vincitore del campionato russo. Per la mia altezza, 1 metro e 78, è un buon traguardo. Mi sono ritirato dalle gare nel 2002,a ll’età di 30 anni. Mi sono preso una pausa, ho continuato a mantenermi in forma, e quando venni a conoscenza della federazione sportiva russa LGBT, inizia a gareggiare per loro. In contemporaneo, faccio gare per i veterani dello sport.

Il mondo dello sporto è severo: per far parte di una squadra, nella testa bisogna essere al di sopra di tutti gli altri. I candidati per un posto sono molti e possono mandarti via in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo.  Per questo motivo non ho mai fatto comming out o parlato di queste cose. E’ sempre accaduto di dover nascondere il mio orientamento sessuale.

Con i miei amici sportivo mi sono già dichiarato da molto tempo. Non mi sono mai imbattuto in niente di negativo, alcuni dissero addirittura che se lo immaginavano. Ma dove adesso gareggio (sebbene siano veterani dello sport) nessuno sa della mia omosessualità. Non è da molto che li frequento, e bisogna tastare il terreno.

Su di sé

Sono di Tula. Ho terminato il ciclo di studi Sovietico di 10 anni, poi ho proseguito iscrivendomi all’Università Statale di Tula, presso la Facoltà di Sport.

All’inizio cercavo di combattere contro la mia natura, dato che a quel tempo era considerata una cosa del tutto innaturale. Era l’inizio degli anni ’90, non c’era nessun computer, o internet, era un vera fortuna. C’erano già le battute sprezzanti verso le persone omosessuali. Era molto pesante. Mi sentivo una persona completamente sola. Alcuni erano fortunati: si incontravano con il/la proprio/a partner o semplicemente con gli amici, con cui potevano parlare. Per molto tempo rimasi solo, non avendo accesso ad alcun tipo di informazione. E’ stato difficile.

Il comming-out

Lavoro a scuola come insegnante di educazione fisica, e nella sfera dell’educazione si è molto severi con questo tipo di argomento. Sono sicuro al 100% che se i miei colleghi lo sapessero, sarei costretto a cambiare posto di lavoro. Mi è già successo una volta: su “Odnoklasniki” (N.d.T.: Social Network russo) fu postata una mia foto molto personale (tutto nei limiti della decenza) e al lavoro mi hanno fatto intendere che sarebbe dovuta essere cancellata, non si sa mai che i bambini la vedano. Per questo è meglio che non dica niente. Perché devo crearmi problemi?

Anche i miei parenti non lo sanno. Sono persone anziane, non voglio turbarli. Vivi e lasciali vivere in pace. In fondo, penso che sospettino qualcosa. Ma io non oso rischiare di compromettergli la salute.

[SPECIALE OLIMPIADI SOCHI] Amicizia, gioco leale e omofobia III

[Parte III – Traduzione da Snob]

Natal’ja, membro della squadra paralimpica russa, 35 anni, Mosca


Omofobia e sport paralimpico

Tra gli atleti paralimpici, ci sono certamente gay e lesbiche, ma nessuno di loro lo dichiara. Tutti sanno cosa questo può comportare: espulsione dalla squadra. Nelle persone in salute, l’orientamento sessuale può essere dettato da abitudini e comportamenti. Ma noi, che siamo in qualche modo ciechi, cosa vediamo? Ho delle ipotesi rispetto ad alcune persone all’interno della squadra, e molto spesso mi scrivono su internet: «Anche voi ne avete una così», ma nella vita, nessuno solleva questo tipo di tematica.

Per gli atleti paralimpici, in generale, è molto più diffcili rispetto agli altri altleti. Non hanno bisogno di inutili seccature. «Ne abbiamo uno in squadra? Allora va subito eliminato, così che non ne rimanga traccia alcuna». Molte cose nello sport paralimpico non si possono fare…E anche se avessi aperto la bocca una sola volta, è fatta! Addio! A loro non importano le persone invalide, ma le medaglie e i soldi.

Sono abbituata da una vita a nascondere il mio orientamento sessuale: di stupidi siamo pieni. Nella mia squadra, non lo sa quasi nessuno, solo qualche amica e il mio allenatore.

Su di sé

All’età di 10 anni avevo provato una gran varietà di sport. Ma per problemi di vista sono stata espulsa da ognuno di questi. Quando frequentavo la prima elementare sono andata ad una lezione di danza classica, ma non mi hanno preso perché ero troppo alta. Ho fatto ciclismo, poi a 10 anni ho provato atletica leggera, mi hanno presa per il lancio del peso. Ma smisi presto: l’allenatore aveva paura ad aumentare il peso della palla, così persi la voglia. Ho giocato anche a calcio, ma anche loro avevano capito che non ci vedevo molto bene. A 16 anni, frequentai il rugby. Anche lì, mi hanno detto: «Ragazza, curati gli occhi e poi torna».

Quello che sognavo era andare alle Olimpiadi. Un giorno, al lavoro, mi hanno consigliato: vai, mi hanno detto, partecipa a quello per i diversamente abili. Arrivai terza il primo anno; quello successivo, seconda. Poi conobbi il mio allenatore paralimpico. «Dai, prova – mi ha detto – vinci questo, questo e quest’altro e andrai alle Olimpiadi». Risultato: ho partecipato tre volte alle Paralimpiadi.

Ho capito di me alle superiori…Avevo 16 anni, e iniziava a piacermi un’insegnante, ma non l’ho mai dato a vedere in nessun modo. Sono stata sempre discreta. Una persona non poteva sicuramente  immaginarlo. Ogni tanto ci penso ancora, continua a piacermi da allora…

Sono venuta a conoscenza della comunità LGBT più avanti, grazie ad internet.  Tutto è inizaito con quei siti di incontri…E così, camminando per strada, da sola, senza conoscerti…Ti accorgi di aver passato l’itera vita in sordina.

Il Cumming-out

Se non fossi legata alla sfera paralimpica, non mi importerebbe nulla se la gente sapesse o no di me. Ma io vivo per questo sport. Mi prenderebbero in giro e si libererebbero di me. Non voglio dichiarare apertamente di essere lesbica. Non ne sento il bisogno. Se me lo chiedessero all’improvviso, vorrei non aver paure e rispondere onestamente: «Sì, lo sono». Ora, con questa legge (divieto di propaganda omosessuale), le perosne hanno inziato ad darci giù così pesante, che la cosa è diventatat ancor più nascosta. Soprattutto tra le persone con disabilità.

[SPECIALE OLIMPIADI SOCHI] Amicizia, gioco leale e omofobia II

[Parte I – Traduzione da Snob]

Nicolas, ginnasta, 25 anni, Zurigo

Omofobia e sport

Dall’età di cinque anni pratico ginnastica di gruppo (in Svizzera esiste questo tipo di disciplina). Essere gay nell’ambito sportivo è davvero difficile, e questo non cambia in base al paese: gli sportivi che giocano in squadre parlano tra di loro in maniera molto confidenziale, è come una unica grande famiglia. La maggior parte ha paura che dopo una apertura del genere, cambino i rapporti con i colleghi e con l’allenatore. Anche io ho avuto paura, ho impiegato molto a confidarmi, ma quando la mia squadra è venuto a saperlo, l’attegiamento verso di me è cambiato anche da un punto di vista molto positivo. Adesso, di me, lo sanno praticamente tutti: l’allenatore e gli altri colleghi.
Omofobia in Russia
In parallelo all’attività sportiva, sto studiando lingue slave. Per studio, ho vissuto 6 mesi a San Pietroburgo  e a Mosca, alla RGGU (Università Statale per gli Studi Umanitari). Sono tornato in Svizzera da circa un anno. Essendo in Russia, mi sono continuato ad allenare con un allenatore russo. 
In Russia, del mio orientamento sessuale, non lo sapeva quasi nessuno. Io stesso non ne parlavo. Sai, è difficile indovinare quale reazione potranno avere le persone in un altro paese. Dicevo semplicemente di non avere la ragazza. Così non ci sono stati degli spiacevoli precedenti. Credo di aver fatto bene a nascondermi.
Quest’estate, quando la legge contro la propaganda omosessuale venne approvata, sono andato a San Pietroburgo per cinque giorni. Non ho sentito nessun cambiamento particolare, ma il mio attegiamento verso la Russia è cambiato: prima pensavo di rimanere qui a vivere e lavorare per qualche anno, ora lo sconsiglierei assolutamente. Ogni volta che devo fare il visto, ho paura che al consolato si mettano a controllare il mio profilo Facebook o VKontakte. Diventa terribile: e si rifiutassero di rilasciarmelo?
Su di sé
In Svizzera è inaccettabile essere omofobi. Naturlamente ci sono quelli contrari ai gay, ma cercano di non darlo a vedere. Così, degli aperti oppositori è difficile trovarli. Quando andavo a scuola, il tema dell’orientamento sessuale era qualcosa di sconosciuto per me. Allora nessuno parlava apertamente di queste cose, come adesso. Ora anche i bambini sanno spiegare che ci sono persone così, è che è assolutamente normale. All’università è ancora più tranquillo, nessuno si vergogno ad affrontare l’argomento. 
Ho capito di essere gay ai 14-15 anni. Per molto tempo è stato difficile per me confessarlo a me stesso, molti dicono che in età adolescenziale una persone non può veramente decidere. Per questo ho aspettato molto , che qualcosa cambiasse, di innamorarmi di una ragazza.
Ma a 21 anni, decisi di non voler più mentire a me stesso e alle persone, e dissi tutto a famigliari e amici. La maggior parte ha reagito in maniera tranquilla. Qualcuno mi ha detto: «Ah. Che peccato. Ti avrei visto bene come papà». Invece mia sorella e mio fratello, dal giorno dopo, iniziarono a dire che non ero come gli altri. Mio cugino raccontò tutto subito, e una volta venne da me dicendomi: «Nicolas, ho conosciuto un ragazzo in discoteca. Se ti dovesse chiamare, non ti spaventare, gli ho dato il tuo numero».
Boicottare le Olimpiadi
Gli atleti svizzeri, che andranno a Sochi, spesso mi chiedono se vale la pena andare, come devono comportarsi, qual’è il modo migliore per reagire. Io dico a tutti: andate, gareggiate e se vincete, sul podio, potete fare un gesto specifico. Il boicottaggio non è la soluzione. In fondo, anche io vado là per lavoro. Credo ci sarà da parte degli atleti stranieri un segnale di protesta. O almeno lo spero.

[SPECIALE OLIMPIADI SOCHI] Amicizia, gioco leale e omofobia I

[Traduzione da Snob]

Aleksej, volano, 28 anni, Mosca

Omofobia e sport

E’ da 6 anni che pratico il volano,
mi alleno 3-4 volte a settimana, vado alle gare. Probabilmente, il mio
allenatore avrà capito il mio orientamento sessuale e comunque non sono
mai sorti conflitti in questo ambito. Perché questo deve preoccupare
qualcuno? Nello sport ad alti livelli bisogno guardare ai risultato
dello sportivo, non alla sua vita personale.

Ho
un amico calciatore, gioca per il CSKA Mosca, è un giocatore
professionista di 32 anni e da poco ha terminato la sua carriera da
sportivo. Mi ha raccontato che in nessun altro sport ci sono così tanti
omosessuali quanti nel calcio. Ma nessuno dei giocatori lo rende
pubblico, così vivono serenamente.

Su di sé
Iniziai
a ragionare sul mio orientamento sessuale quando ancora andavo a
scuola: il mio interessamento verso il genere maschile prese piede
all’età di 15 anni. Anche all’università, durante le lezioni, <avevo
certe fantasie, che cercavo di fermare. Pensavo di poter aspettare, che
sarebbero passate. Fino a 24 anni provai ad uscire con delle ragazze…
Sono
stato fortunato perché non mi sono imbattuto in storie finite male,
forti sofferenze e delusioni. Durante l’infanzia, i miei genitori non mi
hanno seguito molto e morirono quando avevo 15 anni. Per questo la mia
esperienza di confidenze in famiglia è inesistente. I miei amici lo
sanno tutti e non hanno problemi a riguardo. Un amico molto stretto una
volta mi disse: «Scherzi in modo molto strano, sei gay per caso?» Io gli
risposi: «Beh, sì». E lui: «Ah, ecco…». E poi abbiamo continuato a
parlare come se niente fosse. Poi sono iniziate le più disparate domande
intime: «Come vi è successo?» e così via.
Nella
mia attività sportiva, solitamente, nessuno me lo chiede. Ma se me lo
chiedo, io rispondo subito: «Sì, sono gay». Nonostante sia Mosca, ci
sono molte persone aperte. Ad esempio, non potrei vivere in provincia.
Li succedo fatti gravi per i gay: accoltellamenti e uccisioni. Da non
molto, ho incontrato un amico di Syktyvkar e
mi ha raccontato di come si sia trovato nel mezzo di un’irruzione in un
gay club: è entrato un mucchio di gente che ha iniziato a picchiare
tutti. E’ successo un vero casino e nessun giornale il giorno dopo ne ha
dato la notizia. La bacheca della pagina del gruppo LGBT su Vkontakte è
stata riempita di messaggi «il ragazzo ha bisogno di aiuto» e via dicendo.
Sul divieto della propaganda omosessuale
Dopo
l’approvazione della legge, no è cambiato nulla nelle nostre vite. Tra
la gente gira la voce che tutto questo polverone sollevato è per far sì
che la’ttenzione si sposti sul più grave problema politico del nostro
paese. In parlamento, ad esempio, più del 50% ha qualche interesse verso
gli uomini. E molti di noi, conoscono queste persone.
Non
è la legge più terribile. Credo che tutto questo polverone presto si
attenuerà. Ci sono molte altre motivazioni che motivano la voglia di
andarsene via dal paese. Per me, la cosa più sconvolgente è che nel
nostro paese i gay non possano adottare i bambini. Io desidererei
davvero un figlio.
Il coming out
Personalmente,
non mi serve nessun tipo di coming out. Non ho particolari necessità di
rendere pubblica la mia vita privata. I famigliari e gli amici lo
sanno, a me sta bene così, è abbastanza. Facciamo allora che anche tutti
gli eterosessuali raccontino il loro coming out e con chi gli
piacerebbe andare a letto. Ognuno ha le proprie preferenze sessuali. Che
bisogno c’è?
Boicottaggio delle Olimpiadi
A
Soci sono stati investiti così tanti soldi che Putin non permetterà il
fallimento di queste Olimpiadi per colpa di una legge del genere. Questo
non mina l’immagine del paese. Probabilmente, durante il periodo delle
Olimpiade, questa legge verrà messa in stand-by. Così non ci sarà nessun
boicotaggio. Elena Isinbaeva qualche tempo fa ha dichiarato qualcosa in modo stupido che ha generato un vero e proprio scandalo. Secondo me, parlava solo male inglese.
La religione
Tra
i gay, ci sono persone molto religiose. Nella nostra ultima
manifestazione sportiva (organizzata dalla Federazione Sportiva LGBT) è
venuto anche un prete che ha criticato apertamente il rapporto tra la
Chiesta ortodossa, i gay e le lesbiche, affermando che non dovrebbe
rifiutarci.
Ma
il rapporto tra gay e Dio è un segreto gelosamente custodito anche per
me. Ho un amico gay che si dice credente. Ma quando gli chiedo: «Ma
dimmi una cosa, per Dio, non è come una sorta di peccato?», e lui mi
risponde: «Smettila di bestemmiare, stai zitto». Ma nessuno parla di
queste cose, anche con sé stesso.

Senza se e senza ma

A questo link, vi invitiamo a firmare la petizione proposta da Arcigay per un disegno di legge che faccia fronte alle odate di omofobia e transofobia che spesso sono presenti nel nostro paese.

Di seguito il testo della petizione e a chi sarà indirizzato:

A:

Alle Senatrici e ai Senatori della Commissione Giustizia




È ora in corso in Commissione Giustizia al Senato la discussione del testo che riguarda la modifica della legge Reale‐Mancino.

Come sicuramente saprà, siamo molto critici rispetto al testo
licenziato alla Camera lo scorso 19 settembre, per una ragione molto
precisa: l’intero focus della discussione si è spostato sulla presunta
restrizione della libertà di opinione contenuta nella legge.

La legge Reale esiste dal 1975, il decreto Mancino è stato approvato
nel 1993. In tutti questi anni mai c’è stato un procedimento né
tantomeno una condanna che potesse riguardare l’espressione di pensieri e
opinioni, neanche quando queste erano evidentemente razziste o
antisemite, o comunque ricadevano nelle fattispecie a cui si riferisce
la legge.


La legge Reale‐Mancino è stata istituita per punire i crimini
d’odio, la violenza e la discriminazione per motivi di razza, etnia e
religione. Da anni stiamo chiedendo che anche le violenze e le
discriminazioni ai danni delle
persone gay, lesbiche e trans vengano punite al pari delle violenze e
discriminazioni per razzismo, xenofobia e odio religioso. Ci appare
quindi del tutto strumentale e persino offensiva questa preoccupazione
rispetto alla restrizione della
libertà di opinione, che mai in questi decenni è stata sollevata, e che
viene paventata solo ora, nel momento in cui si chiede che anche le
persone gay, lesbiche e trans vengano tutelate ai sensi di questa legge.

Siamo i primi a difendere la libertà di pensiero, che riteniamo
preziosa e intoccabile, principio fondamentale di ogni paese
democratico, libertà che la nostra Costituzione difende in maniera
cristallina. Non possiamo accettare però che la libertà di pensiero
venga usata come scudo per nascondere la precisa volontà di impedire che
anche in questo paese si inizi finalmente un’evoluzione culturale che
porti alla fine dello stigma sociale e legalizzato che ancora pesa sulla vita delle persone gay, lesbiche e trans.

L’emendamento che riguarda la libertà d’opinione è quindi per noi
inaccettabile oltre che offensivo, e crea un imbarazzante vulnus
all’interno della legge.
Questo emendamento sembra voler favorire la libertà di insulto e
discriminazione, e in particolar modo, per ciò che riguarda il
subemendamento Gitti, istituisce zone di non applicabilità della legge
talmente vaghe e confuse da creare veri e propri corridoi di sicurezza
per razzisti, antisemiti e omofobi.

Le chiediamo quindi di operare affinché l’emendamento Verini‐Gitti
sia tolto dal testo di legge. In particolar modo riteniamo il
subemendamento Gitti talmente pericoloso da inficiare l’applicabilità
concreta dell’intera legge. Questo subemendamento va cancellato.

Inoltre, all’interno del decreto Mancino, nel testo licenziato alla
Camera, sono stati inseriti i termini “omofobia” e “transfobia”, scelta
che, pur andando nella giusta direzione, ci appare alquanto
incomprensibile.

Chiediamo di sostituirli con i termini più idonei e semanticamente
coerenti “orientamento sessuale” e “identità di genere”, termini che già
compaiono nella nostra normativa e in trattati internazionali, molto
meno ambigui e con una robustezza giuridica già consolidata.

Ultima osservazione, ma non meno importante, la constatazione che si
è scelto di non intervenire in ambito sociale e culturale per prevenire
l’omofobia e la transfobia. Oltre alle doverose sanzioni previste nei
confronti di chi commette reati d’odio, è infatti necessario e urgente
un cambio dal punto di vista culturale che si proponga di prosciugare le
sacche di pregiudizio e di avversione nei confronti delle persone gay, lesbiche e trans, pregiudizio e avversione che si tramutano facilmente in atti di violenza fisica o psicologica.

Per questo chiediamo che la legge intervenga anche in ambito sociale
e culturale per prevenire l’omofobia e la transfobia con azioni che
vadano ad incidere direttamente nei luoghi dove queste si formano, a partire dalle scuole e dai luoghi di lavoro.

È necessario a nostro avviso provvedere in tal senso, affinché
questa legge abbia una sua piena valenza anche culturale e sociale,
oltre che penale.

L’Italia è il paese dei diritti negati e delle
tutele inesistenti per le persone gay, lesbiche e trans, diritti e
tutele che in tutte le altre democrazie occidentali sono acquisiti da
anni.

Le chiediamo di fare tutto quanto le sia possibile per colmare
questo abisso che relega il nostro paese nel ruolo di “osservato
speciale” da parte degli organismi politici internazionali.

L’approvazione di una buona legge che dimostri che lo Stato sta senza remore dalla parte delle vittime può essere un primo passo.

Cordiali saluti




Cordiali saluti,

[Il tuo nome]

Come reagiscono i bambini ai matrimoni gay?

[Traduzione da The Atlantic]

Jack Handey una volta scrisse: “Il viso dei bambini può dire tutto. Specialmente la zona della bocca”. Questa settimana, di grande rilievo su Internet è stato vedere anche la reazioni delle altri parti del viso dei bambini, mostrando quanto sia inevitabile la caduta delle leggi anti-gay.

Kids React to Gay Marriage, è un video postato qualche giorno fa, in cui 13 bambini guardano delle proposte di matrimonio di coppie omosessuali. Hai già collezionato più di 2 milioni di visualizzazioni.

E’ stato prodotto da Fine Brothers, una casa di produzione molto eclettica, il cui canale YouTube ha più iscritti della popolazione di 35 Stati americani. Ha proposto altri video in cui le persone reagiscono a video virali, ma questo in particolare ha una direzione più politica rispetto a “Teens React to Gangnam Style” o “Elders React to Retarded Running Horse.”

I progressisti fanno mostra di questo video come prova che gli esseri umani istintivamente desiderano e celebrano tutti i grandi racconti d’amore. I conservatori sostengono che i bambini stupidi sono stupidi e basta. Sembra che tutti questi bambini stupidi provengano dalla California, che offusca la loro capacità di riconoscere le violazioni del diritto naturale e danno un giudizio in maniera necessaria per arginare il degrado della società civile.

Qual è la vostra reazione alle reazioni dei bambini? Qual è la vostra reazione  verso le reazioni alle reazioni di questi bambini?