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SPECIALE CRISI DI GOVERNO: Berlusconi festeggia i suoi 77 anni

[Traduzione da Vesti]

Silvio Berlusconi, veterano della politica italiana, premier del paese per tre volte, festeggia 77 anni. Nel giorno del suo compleanno, si trova nella lotta per la sopravvivenza politica da preparandosi un regalo sotto forma di un’altra crisi di governo.

L’altro giorno, Berlusconi ha ammesso i suoi sostenitori che sta attraversando il periodo peggiore della sua vita . “Non riesco a dormire, ho perso 11 Kg – un chilogrammo per ogni anno che mi vorrebbero vedere in carcere”, ha detto.

In realtà, i problemi sono sorti da allora famosissimo “attentato” a Berlusconi nel dicembre 2009, quando in una manifestazione a Milano, lo hanno colpito al volto con una statuetta – raffigurante il Duomo di Milano. Qualche tempo dopo, è scoppiato lo scandalo legato alla prostituzione minorile, e poi le dimissioni sotto la pressione delle difficoltà economiche incontrate dall’Italia . Infine, il 1 agosto 2013, Silvio Berlusconi è stato condannato a quattro anni di carcere per frode fiscale, ricorda l’agenzia di stampa Itar-Tass. Ed è proprio questo processo che ha dato luogo a l’inizio dell’umiliante procedura di esclusione di Berlusconi dal Parlamento italiano.

In realtà, questa procedura si sta rivelando il motivo per un’altra crisi di governo che si sta preparando in Italia. In segno di protesta contro prospettive reali di esclusione dell’ex primo ministro dal parlamento, i sostenitori di Berlusconi – del suo partito “Popolo della Libertà” – prima si sono dimessi dal Parlamento, e poi , a seguito dell’appello personale del loro leader, dal governo del paese.

L’attuale esecutivo guidato dal primo ministro Enrico Letta è il risultato di un difficile compromesso tra gli eterni rivali politici – il Popolo della Libertà e il Partito Democratico. In assenza di un sostegno del PDL, Letta perderebbe la maggioranza in parlamento, dove già festeggiano i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, di recente formazione ed eccezionalmente entrati in Parlamento. Il leader di questa nuova forza, il comico e blogger Beppe Grillo,  da tempo ha previsto la morte politica del governo italiano.

E’ evidente che il Popolo della Libertà per rimanere fedeli al loro leader, Silvio Berlusconi, sta cercando a tutti i costi di appoggiare la sua attività politica, nonostante all’ex primo ministro gli tocchi dirigere il tutto dai domiciliari. A metà ottobre di quest’anno, Berlusconi dovrà scegliere come portare a termine la condanna, che in conformità con la legge sull’amnistia sarà ridotta da quattro anni a uno. Visto che in Italia, i condannati per crimini minori di età avanzata non vengono messi in prigione, a Berlusconi è stato chiesto di scegliere tra gli arresti domiciliari o i servizi sociali .

Silvio Berlusconi sta aspettando ancora diverse cause, tra cui la decisione della corte d’appello sullo scandaloso “Caso Ruby”, in cui l’ex premier è accusato di prostituzione minorile. In Corte d’appello, il giudice ha già condannato il politico a sette anni di carcere.

Nonostante la sua attività politica degli ultimi giorni, Silvio Berlusconi non è stato visto in pubblico, ad eccezione di un recente video-messaggio registrato dal suo cameraman personale con l’evidente coinvolgimento di truccatori: sullo schermo il patriarca della politica italiana sembrava fresco e sicuro di sé, ma innaturalmente più giovane dei suoi anni.

SPECIALE CRISI POLITICA: Il burattinaio

[Traduzione da The Economist]


Le risse verbali al vetriolo, di attualità nei talk-show della televisione italiana, sono lo specchio della politica del paese. E’ più turbolenta che mai dopo che la Corte Suprema ha confermato la condanna per frode fiscale a Silvio Berlusconi, ex primo ministro. Nelle otto settimane da quando la Corte ha confermato la condanna a quattro anni di carcere (che in sostanza risalta essere solo un anno di arresti domiciliari o servizio civile), gli italiani hanno dovuto sopportare più del solito le diffamazioni verbali. E sono tenuti sulle spine circa le probabilità di sopravvivenza del governo della fragile coalizione di Enrico Letta.

Sempre lo showman, Silvio Berlusconi, ha recentemente monopolizzato le prime pagine e i titoli televisivi. Il 18 settembre, giorno di seduta al Senato, nel quale è stato eletto nel mese di febbraio, ha fatto un passo ulteriore verso la sua espulsione, andando contro la magistratura e il Partito Democratico (PD) in un messaggio televisivo registrato della durata di 15 minuti. Ha promesso di continuare a guidare il suo Popolo della Libertà (PdL), partito della coalizione di Governo, anche se espulso dal parlamento. Da quel momento, i loghi negli uffici del PdL sono stati cambiati tornando a Forza Italia, il nome del movimento da lui fondato nel 1994, che lo ha portato al suo primo successo politico.

Il cambio di nome fa parte dei preparativi per le elezioni. Così, questo mese, Berlusconi ha presentato ricorso contro la mossa di espellerlo dal parlamento alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Molti italiani simpatizzano per lui, ma per gli altri il ricorso al tribunale è un’ulteriore prova che ha trascorso il suo tempo nella politica lavorando soprattutto per i suoi interessi. Di fronte a un partito guidato da un truffatore fiscale condannato, il PD di Letta dovrebbe agire con forza , ma è assediato da dispute sulla sua leadership.

I falchi e colombe intorno Berlusconi stanno discutendo se uscire fuori dalla coalizione, provocando incertezza su come l’Italia possa essere governata. Gli affari più urgenti rimangono irrisolto, in particolare il bilancio per il prossimo anno, attraverso il quale entrambi i lati della coalizione cercheranno di guadagnare punti con gli elettori. Letta ha detto che non è disposto ad essere logorato dal cecchinaggio dal Pdl e Fabrizio Saccomanni, il suo ministro del Tesoro, ha accennato a dimissioni se il suo bilancio venisse minato Il 23 settembre, Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica, ha invitato i politici a evitare una rottura e di nutrire i deboli segnali di miglioramento dell’economia. Napolitano ha detto che lui non scioglierà il parlamento se ci sarà ancora la legge elettorale vigente.

La lentezza della giustizia italiana è in parte responsabile dell’incertezza. Nel confermare la condanna, la corte suprema ha rinviato in corte d’appello la questione di quanto tempo Berlusconi dovrà essere allontanato dai pubblici uffici. Il giudice d’appello dovrebbe decidere in ottobre. Ciò risolverà solo una parte delle domande sul futuro del leader Pdl.

SPECIALE CRISI POLITICA: L’Italia in ostaggio e Letta mostra i muscoli

[Traduzione da Le Monde]

L’Italia è in allerta. Trasformatasi in Fort Chabrol, tenuta in ostaggio da Silvio Berlusconi e i suoi. Bruxelles, il FMI, la Banca europea per gli investimenti, le agenzie di rating, Confindustria hanno moltiplicato gli avvertimenti contro una possibile crisi politica che minaccia la ripresa. Una tale situazione renderebbe inutili, ai loro occhi, gli sforzi degli ultimi tre anni da parte degli italiani in bilico tra recessione e austerità.

Dal momento che i parlamentari del Popolo della Libertà (PDL) hanno annunciato l’intenzione di dimettersi se il loro leader, Silvio Berlusconi, fosse escluso dal Senato dopo la sua condanna definitiva per evasione fiscale, le notizie vanno veloci a Roma. La sfida: mantenere il governo di Enrico Letta, installato nel dolore cinque mesi fa e proseguire con le riforme. Anche Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, artigiano – o apprendista stregone – della grande coalizione, perde la sua compostezza : “Sono ottimista , non ingenuo”.

Bleffatore? Bugiardo? Enrico Letta, tornato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, vuole essere a cuore leggero. Venerdì, 27 Settembre, dopo un consiglio dei ministri breve e burrascoso, ha chiesto un “chiarimento”. In altre parole: non è disposto ad andare avanti senza il sostegno di partiti della coalizione con un voto di fiducia. “Prima di allora, continua, è inevitabile che qualsiasi decisione del governo sulle questioni economiche e di bilancio debba essere sospesa.” La quiete prima della tempesta?

Questo voto di fiducia dovrebbe avvenire prima del 4 ottobre, quando la Commissione del Senato probabilmente deciderà la “decadenza ” del “Cavaliere” dal suo mandato di senatore (anche se è la camera che lo prenderà in considerazione nel mese corrente a scrutinio segreto) ciascuna dovrà dunque contare sulle sue truppe e armi. Lo stesso giorno ci sarà una manifestazione della destra, a Piazza Farnese a Roma dal nome “Siamo tutti caduti”.

Formalmente, le dimissioni di massa dei 188 deputati Pdl non pregiudicherebbe il governo (almeno non subito). Al contrario, se il Parlamento respingerà la fiducia richiesta dal presidente Letta , l’esecutivo cadrà automaticamente.

La manovra del Primo Ministro è chiara: egli sa che il Pdl è diviso sulla prospettiva di provocare una crisi di governo. “Basta giocare giochi a fare paura sparando a salve”, ha detto in sostanza ai sostenitori di Berlusconi pronti a sacrificarsi con lui.  “Io, ho caricato la mia pistola con quelli veri. Vedremo chi è il più coraggioso. Basta a tutti i tipi di pressioni. Il destino d’Italia è nelle vostre mani”. Nel frattempo, le misure economiche per consentire al paese di tornare nei margini del deficit a fine anno vengono sospese. Venerdì, il tasso di interesse sui prestiti a dieci anni hanno ritrovato il loro livello più alto dal mese di giugno, al 4,50 % .

SPECIALE CRISI POLITICA: Il colpo di grazia

[Traduzione da El Pais]

Venerdì sera, il primo ministro italiano, il socialdemocratico Enrico Letta, ha messo nell’angolo Silvio Berlusconi, allo stesso tempo rivale conservatore e partner di Governo, sfidandolo a dire in Parlamento davanti a tutti gli italiani, se era disposto a rinnovare la fiducia nell’esecutivo o se, come ha fatto per due mesi, avrebbe condizionato il suo sostegno per una soluzione ai suoi problemi con la giustizia. Non 24 ore dopo, il vecchio giocatore d’azzardo della politica italiana ha preso il suo pugnale, questa volta sul serio, e ha costretto alle dimissioni tutti i suoi ministri provocando (5 dei 15 previsti dall’attuale Governo) , come ha fatto ritirando la fiducia al governo di Mario Monti alla fine del 2012, una crisi assoluta di governo.

La mossa politica di Letta è stato buona, ma Berlusconi è molto Berlusconi – «è il miglior politico italiano”,  ha ammesso amaramente persino il centrista Mario Monti dopo essere diventato la sua vittima. Il fatto è che Venerdì, al ritorno da un viaggio ufficiale in Canada e negli Stati Uniti, Enrico Letta ha concordato con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di porre un ultimatum al leader del Popolo della Libertà (Pdl) Berlusconi, che da quando è stato condannato a quattro anni di carcere per frode fiscale (di cui solo uno è stato scontato e comunque non in carcere) nel caso Mediaset, sta minacciando di far cadere l’esecutivo se espulso dal Senato, come – a proposito – prevede l’attuale legge contro i politici corrotti condannati.

Nei giorni scorsi, inoltre, l’escalation verbale di Berlusconi e dei suoi uomini è salita al punto di etichettare come “colpo di stato” la presunta persecuzione giudiziaria e politica che, secondo Il Cavaliere, a cui è stato sottoposto negli ultimi tempi.

Dopo aver ottenuto l’approvazione dell’arrabbiato presidente della Repubblica – il “Colpo di Stato” a fatto infuriare davvero il vecchio comunista – il Primo Ministro ha deciso che tutte le misure che il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto prendere il Venerdì notte, sarebbero state rinviate per vedere se il condannato Berlusconi avrebbe chiarito il Lunedì o Martedì in Parlamento, ciò che avrebbe voluto fare della sua vita politica.

Tra le misure che l’ultimatum di Letta hanno impedito di prendere è stato il rinvio del l’aumento dell’IVA dal 21% al 22% a partire dal 1° ottobre. E qui è dove Berlusconi si è aggrappato per mascherare il putiferio politico.

A metà pomeriggio di Sabato, alla vigilia del suo 77ª compleanno, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha avvertito: “Ho invitato i Ministri del Pdl nel governo di valutare la possibilità di dimettersi immediatamente per evitare di essere complici, e non rendere complice lo stesso Pdl, di ulteriori odiose umiliazione  imposte dalla sinistra verso gli italiani ( … ). La decisione presa da Enrico Letta di congelare l’attività di governo, ha determinando in tal modo l’aumento dell’IVA, è una grave violazione dei patti alla base di questo governo e contraddice il programma presentato al Parlamento dal Presidente del Consiglio stesso”.
 

Pochi minuti dopo che la notizia è andato in onda, Angelino Alfano, il vice primo ministro, ministro degli Interni e delfino Berlusconi, ha annunciato che lui e i ministri Nunzia De Girolamo (Agricoltura) , Beatrice Lorenzini (Sanità) , Maurizio Lupi (Infrastrutture e Trasporti) e Gaetano Quagliariello (riforme costituzionali) avevano già presentato le dimissioni.

Una lettera congiunta ha chiarito, nel caso ci fossero dubbi, che nel Pdl conta solo la voce del suo padrone: “Dopo l’invito del Presidente Berlusconi in merito alle dimissioni ( … ) crediamo non ci sono le condizioni per rimanere nell’esecutivo”.

Una volta verificata l’entità della confusione provocata in quel momento, il primo ministro ha pubblicamente accusato al leader del PDL di mentire: “Berlusconi , per cercare di giustificare l’atto folle e irresponsabile di oggi, avente per oggetto solo questioni personali, cerca di cambiare le carte in tavola utilizzando la scusa dell’IVA”.

Gangsterland

[Traduzione da The Economist]

Chiedo a Elisabetta Tripodi se sta cominciando a sentirsi sola, e lei risponde: “Un po’ sì”. La Tripodi è sindaco di Rosarno, una delle maggior città italiane oppresse dalla mafia. Era una delle tre autorità locali donne, in Calabria, che si è guadagnata l’attenzione a livello nazionale per il suo coraggio nello sfidare la ‘ndrangheta, un gruppo criminale organizzato che ha iniziato a livello locale e si è diffuso in tutto il mondo (controlla gran parte del commercio transatlantico di cocaina).

Carolina Girasole è stata la pioniera in una regione nota per il dilagante maschilismo, diventando sindaco a Isola Capo Rizzuto, nel 2008. E’ stata seguita da Tripodi e da Maria Carmela Lanzetta, eletta a Monasterace, nel 2010. Tutte e tre hanno sopportato violente intimidazioni. Ora è rimasta solo la Tripodi. La Girasole è stata sollevata dal suo incarico a maggio dopo aver perso il sostegno del Partito Democratico. Pochi giorni dopo, due appartamenti appartenenti alla sua famiglia sono stati dati alle fiamme, un sospetto “arriverderci a mai più!” della ‘ndrangheta. Il 30 luglio la Lanzetta si è dimessa. Mentre era sindaco, la sua farmacia è stata bruciata e la sua auto fatta esplodere.

La minaccia più grave per la Tripodi è stata più subdola. Sei mesi dopo il suo insediamento, ha ricevuto una lettera da un  “padrino” della ‘ndrangheta in carcere lamentando che aveva sfrattato la madre da una casa costruita illegalmente. La cosa agghicciante è che ha scritto al consiglio di cancelleria. Da allora vive sotto scorta della polizia. Lo scorso mese, in un incontro con le tre donne, Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, ha detto: “Hai voluto e vuoi fare cose normali. Ma in alcune zone ciò che è normale è considerato straordinario – così straordinario da essere percepito come inaccettabile”. Elisabetta Tripodi, a metà strada del suo mandato, dice: “Lo considero un risultato essere arrivata fino a questo punto. Tutti erano pronti a scommettere che avrei lasciato dopo sei mesi”.
 
In Italia, l’esperienza di questi sindaci è sempre stato tipico di individui e gruppi che prendono posizione ferme contro il crimine organizzato: tre passi avanti, seguiti da due indietro. Ma dimostra che la resistenza popolare alla criminalità organizzata è in crescita. Fino a poco tempo fa, questa resistenza era in gran parte limitata alla Sicilia. Una delle prime iniziative lì fu Addio Pizzo, un’associazione fondata a Palermo da quattro giovani che volevano gestire un bar senza finanziamenti di Cosa Nostra (il movimento prende il nome da pizzo, la parola slang per un pagamento estorto). Il suo sito ha una directory di ricerca dei suoi membri: negozi, bar e ristoranti, i cui proprietari si rifiutano di pagare e tacere. Che è più facile a dirsi che a farsi, su un’isola dove si stima che il 70% degli stabilimenti commerciali consegnino una parte dei loro guadagni alla mafia.

Uno che non vi fa parte è l’Antica Focacceria di San Francesco, che vende cibo tradizionale  siciliano da asporto in otto città italiane e all’aeroporto di Fiumicino, vicino a Roma. Ha iniziato la sua espansione per compensare le perdite subite a Palermo dopo che i suoi proprietari, i fratelli Conticello, hanno identificato i mafiosi che avevano tentato di estorcerli. Si sono alleati con Feltrinelli, una casa editrice con radici di sinistra che ospita punti vendita del panificio in molte delle sue librerie. Feltrinelli ora possiede il 95% della società e nel mese di gennaio ha avuto una partecipazione di maggioranza nella Focacceria originaria di Palermo. “Abbiamo cercato di resistere, per ragioni sentimentali oltre che economiche”, ha detto Vincenzo Conticello. “Ma la recessione, insieme alle minacce da parte della mafia, ci sta forzando la mano”.

VAF-F-35

Siamo di fronte alle vecchie maniere politiche, a vecchi meccanismi di cui non ci siamo ancora riusciti a liberare: “ritarda l’IMU!”, “ritarda l’aumento dell’IVA!” quasi fossero dei diktat. Ma la gente non sa che sono solo slogan, prima o poi il bumerang torna indietro. I soldi per stimolare lavoro e occupazione dove li prenderemo? Qualcuno si è informato a riguardo? La risposta la sappiamo in molti: NO!

Ora siamo confusi dalla condanna in primo grado di Berlusconi, ma i punti da chiarire sono tanti (dimostrate, cari giudici, che 31 persone hanno detto il falso); i politici si dividono sugli F-35, i cui soldi potrebbero essere spesi per qualcosa di molto più urgente.
Non serve mettersi molto a ragionare, ma quello che in Italia deve cambiare urgentemente è l’italiano stesso: quello che non si informa, quello che va dietro alle primo cose che sente, quello che vota Berlusconi-Bersani-Grillo e chi per loro. Gli italiani che non sanno eleggere un leader. Gli italiani che tirano l’acqua al proprio mulino nel loro piccolo.

Non nascondiamoci più dietro ad un dito. Gli strumenti li abbiamo: bisogna iniziare a provare ad usarli. Il governo non eletto da noi, ha già ben dimostrato le difficoltà di questa classe politica, ma anche le difficoltà di una società civile alla deriva culturale ed emozionale. Troppo legati a giudicare gli omicidi in TV, troppo occupati a seguire la vita di persone comuni che diventano famose con i reality. Siamo rimasti fermi in un tempo che ci autolesiona, troppo preoccupati dei giudizi, troppo preoccupati a non essere accettati, senza sviluppare il nostro vero io.
Siamo volgarmente inadatti ad una vita puramente corretta e democratica. E questo sembra un dato di fatto. Ma siamo proprio sicuri di non riuscire a cambiare? Fino a quando saremo convinti che il Movimento 5 stelle è la vera rivoluzione, rimarremo qui a spartirci i carrarmatini di Risiko con la missione di conquistare un nuovo paesaggio lunare.

Un po’ d’aria per Letta

[Traduzione da El Pais]

L’elevato livello di astensionismo nelle elezioni amministrative italiane (15% in più rispetto a quelle del 2008) hanno confermato la tendenza che già si presentò nelle elezioni nazionali di febbraio e confermano il distacco della società civile dai suoi dirigenti. Venerdì, la scarsa affluenza alle chiusure della campagna elettorale faceva presagire la precipitosa fuga dei votanti (nella capitale, la partecipazione non supera il 53%). 
E’ sempre rischioso fare paragoni tra elezioni locali e nazionali. E soprattutto, come in questo caso, se sono una parte (in ballo c’erano 564 comuni su 8000). Ma sin dall’inizio questa votazione è stata considerata il termometro per il Governo di unità nazionale che è presieduto da un mese da Enrico Letta, e soprattutto per il suo gruppo, il Partito Democratico. La decisione del PD di mettersi a capo di una coalizione di governo con i centristi di Mario Monti e il Popolo della Libertà si Silvio Berlusconi, ha salvato l’Italia dal collasso istituzionale, ma ha indignito una parte dei suoi elettori, che l’ultima cosa che avrebbero voluto era un patto con il pregiudicato ex premier. Soprattutto perché Silvio Berlusconi, fedele al suo stile, sta cercando in tutti i modi di dettare l’ordine del giorno dell’agendo del governo.

Nonostante le scarse prospettive, il PD ha salvato la faccia, secondo i risultati provvisori. Il suo candidato ha prevalso a Roma, spodestando il sindaco di centrodestra, il berlusconiano Gianni Alemanno, anche se entrambi andranno al ballottaggio. La tendenza è simile nella maggior parte delle città in gioco, in cui il centrosinistra è in vantaggio senza raggiungere la maggioranza assoluta. Anche a Siena il Pd conferma la sua vittoria nonostante sia stato coinvolto dallo scandalo della banca Monte Paschi.

Se il PD si mantine a galla, non si può dire lo stesso per il Movimento 5 stelle. La batosta a Roma (13% dei voti, la metà rispetto a febbraio) è stato accompagnato da risultati squallidi nel resto del paese, dove perde fino a due terzi dei voti raccolti nelle elzioni nazionali, quando si imposero come la terza forza del paese con il 25%. L’intransigenza di Beppe Grillo e le divisioni interne li hanno spodestati a tempo di record.

Gli italiani sembrano mostrare comprensione per Letta, una persona rispettabile che sta mostrando responsabilità in un’avventura incerta. C’è stanchezza, sì. Ma alle forme alternative di fare politica manca il tempo per maturare.