Categoria: Putin

[SPECIALE CRISI UCRAINA] La Crimea è russa: così la pensano in Russia

[Traduzione da The Guardian]

Può una cosa essere evidente ed incredibile allo stesso tempo? Certamente. Soprattutto se non si vuole ammettere la realtà dei fatti. Fino a quando le truppe russe non sono sbarcate in Crimea, molti russi erano incapaci di ammettere la realtà descritta da Vladimir Putin. “Abbaia ma non morde”, pensavano.
Non che Putin abbia tenuto segrete le sue intenzioni. Ha sempre promosso l’idea che l’Unione Sovietica fosse una potenza colonizzatrice; inoltre, definì il crollo dell’URSS “la più grande catastrofe geopolitica dei nostri tempi”.
Di recente, ha annesso una parte della Georgia per mezzo di un’invasione militare nel 2008. Ma ci sono due differenza tra la situazione georgiana e quella ucraina. Tecnicamente non fu Putin, ma Medvedev, allora presidente della Federazione Russa, ad invadere la Georgia. Molto più importante, i liberali russi non appoggiarono molto i loro ragazzi in Georgia durante la guerra; anzi, erano scarsamente consapevoli delle lotte politiche all’interno del paese.

L’Ucraina è diversa: per tre mesi i russi sono rimasti a guardare l’impasse, gli oppositori vennero identificati con le forze anti- Yanukovich a Kiev.
Forse l’ultima volta che l’intellighenzia russa è stata spettatrice di controversie interne di un altro paese fu precisamente il 1968 durante la Primavera di Praga, dove speravano che i cechi riuscissero a costruire quello che loro definivano “socialismo dal volto umano”. Credevano anche che avrebbero mantenuto la promesso per una vita migliore in Unione Sovietica. Nell’agosto del ’68, i sovietici invasero la Cecoslovacchia, reprimendo la Primavera di Praga. A mosca, sette persone scesero in strada per protestare contro l’invasione; vennero arrestati ed così nacque il nuovo movimento dissidente.
Il parallelismo finisce qui. E’ probabile che quello che sta avvenendo in Ucraina fomenti dei nuovi movimenti di protesta in Russia: il giro di vite in corso sulla società civile, rende il prezzo della protesta troppo alto. Eppure, l’invasione della Crimea è una pietra miliare della politica interna russa.
E’ il segnale della perdita dell’ingenuità: non per molto i russi continueranno a pensare che Putin sia semplicemente un nostalgico dell’URSS. E’anche il segnale della sempre maggiore polarizzazione della società russa: in aggiunta a tutte le altre linee lungo le quali i russi sono divisi e attraverso il quale il dialogo civile è impossibile, ora c’è l’abisso tra sostenitori e oppositori dell’annessione prevista. Significa anche che la repressione politica in Russia si intensificherà ulteriormente.
Queste conseguenze evidenti e tragiche oscurano la sfida che la nuova guerra di Crimea pone alla coscienza post-imperiale della Russia. “Posso essere ragionevole su tutto, ma non posso dare la Crimea”, fu una delle ultime linee di pensiero di Galina Starovoitova, consigliere sulle politiche nazionali di Boris Eltsin, che ha supervisionato i primi tentativi della Russia di liberare le sue colonie.

Voleva dire che, come quasi ogni russo, sentiva la zona balneare del Mar Nero parte del suo diritto di nascita, qualunque cosa le mappe potessero dire. La maggior parte, se non tutti i russi, nutrono questo pensiero di eccezione verso la Crimea, anche se appartengono alla minoranza che rifiuta la nostalgia sovietica.

Se la Russia ha funzionato come società con stato di diritto e una certa comprensione comune della sua storia complicata, l’inibizione contro l’agire su questo impulso eccezionalista sarebbe venuto dall’alto. Ma con l’invio di truppe in Crimea da parte del governo, spetta ai singoli russi trovare gli argomenti e, ancora più difficile, le motivazioni per opporsi all’aggressione.

[SPECIALE CRISI UCRAINA] Una dichiarazione di guerra

[Traduzione da El Pais]

L’escalation pre-bellica in Crimea continua. Soldati su veicoli militari non identificabili stanno bloccando le zone militari ucraine e si dimostrano riluttanti a voler passare dalla parte russa dichiarando lealtà al governo di Kiev. Intanto, una colonna di veicoli militari russi si sta muovendo sulla strada per Simferopoli, capitale della Repubblica Autonoma di Crimea, da Sebastopoli dove la flotta russa ha sede sul Mar Nero, secondo i media locali e le immagini diffuse dalla televisione.
Nella strada che unisce Simferopoli a Yalta, nella località di Perevalnoye, l’unità della 36a Brigata Meccanizzata dell’esercito ucraino e completamente circondata da decine di soldati armati di kalashnikov, anche se i militari ucraini continuano a resistere alle pressione, dichiarando fedeltà a Kiev. Quattordici camionette militari senza riconoscimenti – anche se tre hanno la targa russa – sette fuoristrada e almeno una torretta con mitragliatrice, sono appostate intorno al perimetro della base e si sono insediate nell’area militare. Le unità delle forze armate in diversi punti del paese non hanno abbandonato il loro posto e si sono rifiutati a passare dal versante russo, riaffermando la loro lealtà al governo di Kiev.
Il presidente ad interim, Oleksandr Turchinov, ha confermato che le truppe russe stanno bloccando unità militari ucraine” nella Repubblica Autonoma di Crimea e ha annunciato il blocco dello spazio aereo non commerciale. Da parte sua, il primo ministro ucraino Arseyj Yatsenyuk, ha affermato che il movimento delle truppe russe in Crimea sono una vera e propria “dichiarazione di guerra” contro l’Ucraina e ha sollecitato Putin al ritiro dei suoi soldati. “Vogliamo che ritiri le sue truppe da questo paese e non venga meno agli accordi bilaterali sottoscritti”, ha dichirato Yacenyuk attraverso un comunicato ufficiale trasmesso dalla BBC.

Mobilitazione dei Riservisti

Il Ministro della difesa ucraino ha mobilitato tutti i riservisti (tutti gli uomini fino a 40 anni, in un paese con servizio militare obbligatorio) e ha ordinato al capo di Stato Maggiore e ai comandanti militari di mettere in allerta di combattimento le unità prima dell’intervento militare russo sulla penisola di Crimea, autorizzata ieri dal parlamento russo su richiesta del presidente Putin.
Lo ha annunciato questa Domenica il segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina (CSND), Andrey Paruby, in un’apparizione davanti alla stampa presso la Verkhovna Rada (il parlamento ucraino) a Kiev. Paruby ha aggiunto che la chiamata dei riservisti riguarda solo “quelli che il Ministero della Difesa ritiene necessari”. “Abbiamo bisogno di un esercito unito, abbiamo bisogno di un’azione coordinata”, ha sottolineato.

Sabato scorso, prima che l’escalation delle tensioni e della minaccia russa, il nuovo primo ministro ucraino Arseyj Yatsenyuk, ha invitato la Russia a rimuovere il suo esercito dal territorio ucraino. “Siamo pronti a difenderci”, ha detto in un discorso in diretta televisiva. “Se si verificherà un attacco, significherebbe la guerra e la cessazione di tutte le nostre relazioni con la Russia”, ha detto dopo una riunione di emergenza con i capi della sicurezza nel paese.

Kiev ha risposto avvertendo il suo esercito dopo la delibera del presidente russo, Vladimir Putin , di impiegare le truppe russe nella penisola del Mar Nero. Insieme a Yatseniuk era presente il presidente ad interim Olexander Turchinov, il quale ha affermato che i punti strategici del Paese, come aeroporti e centrali nucleari sono protetti. Ha invitato la popolazione alla calma. “In caso di attacco , abbiamo un piano di risposta”, ha assicurato. Da parte sua, il ministro degli Esteri Sergey Deshchiritsya, ha chiesto l’aiuto della NATO per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina.

Ora , il Ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina dovrebbe rivolgersi senza indugio agli organi competenti firmatari del Memorandum di Budapest – USA e Regno Unito – per organizzare consultazioni urgenti e garantire la sicurezza di Ucraina. Questo trattato, firmato nel dicembre 1994 nella capitale ungherese, garantisce grazie ai paesi firmatari (inclusa anche la Russia) la sicurezza di Ucraina, la sua sovranità e l’integrità territoriale dopo la rinuncia delle armi nucleari ereditate dall’Unione sovietica. Il Ministero dell’Interno è incaricato di rafforzare la protezione degli impianti energetici del paese e le altre infrastrutture strategiche.

[SPECIALE CRISI UCRAINA] L’inizio della fine

[Traduzione da Ezhdevny Zhurnal]


Ricordate questo giorno. Il 1 marzo non è stato l’inizio della primavera. La guerra è iniziata. Che si concluderà (Dio non voglia! Non voglio che finisca così! Spero in un miracolo!) con la bancarotta e il completo collasso del mio paese.

Tutto questo è accaduto prima. Era gli anni ’80. L’Unione Sovietica, dove sono nato, allora decise di ospitare le Olimpiadi e, allo stesso tempo, iniziare una guerra. Le Olimpiadi sono state un grande successo e hanno proclamato il trionfo della nostra squadra. Miliardi di rubli, quelli vecchi, spesi per una vacanza di due settimane, nessuno ci credeva.

Poco prima l’Unione Sovietica iniziò la guerra in Afghanistan. Una guerra inutile, la guerra che nessuno di noi aveva chiesto, dove i nostri ragazzi hanno combattuto eroicamente – ma per cosa? Questa guerra, le sue migliaia di tombe, i suoi migliaia di storpi, che sono ancora a chiedere l’elemosina nelle stazioni ferroviarie e nella metropolitana di Mosca. Insieme alle Olimpiadi. Insieme alla corsa agli armamenti, in cui non abbiamo avuto alcuna possibilità di conquistare un paese, tre volte più sviluppato. Insieme con altri miliardi di quei vecchi rubli spesi per sostenere i paesi che non hanno mai e non ci daranno mai indietro i nostri prestiti e poi ci sputano addosso alle spalle. Tutto questo insieme sarà l’inizio della fine della storia del paese dove sono nato. In soli 11 anni il paese sarà cancellato dalla mappa.

Ora la situazione attuale è diversa da quella precedente solo per due cose. Nel 1980 le Olimpiadi sono iniziate prima della guerra. Una seconda differenza è che ora i ritmi della vita quotidiana vanno più veloci. Quel paese ormai andato era molto più grande e più potente. Aveva un grande potenziale umano, militare, economico puramente aritmetico. Ora la ricca Ucraina con le sue risorse non fa parte della mia vecchia nazione ma è il nemico della mia nazione odierna. Ma aspettare 11 anni non è più necessario.

E’ sorprendente capire che in questo momento si sta vivendo all’interno di un manuale di storia, che viene scritto nel corso degli anni e i bambini che lo leggeranno, scuoteranno la testa. Eppure, dicono di aver vissuto, allora, in maniera miserabile. Ma io non voglio vivere in queste pagine di storia. E sono terribilmente dispiaciuto che la maggior parte dei miei connazionali adesso non si renda nemmeno conto che siamo tutti nella stessa barca e che ancora una volta ci tocca sopravvivere.

[SPECIALE CRISI UCRAINA] Putin decide, parlamento esegue

[Traduzione da Dozhd’]

Il Presidente russo Vladimir Putin si è rivolto al Consiglio di Federazione per la risoluzione armate in territorio ucraino. Ecco l’intervento del politologo Aleksey Malashenko.

D.: La risoluzione di Putin pone le basi di un’entrata della Russia in questa fase di crisi internazionale?
R.: Cercherò di essere il più obbiettivo possibile, senza muovere accuse. Penso che la Russia non abbia ottenuto nulla da tutto questo. La Russia come Stato influente otterrà solamente di essere vista con paura e ostilità. Il fatto è che Mosca si è impegnata in una guerra civile senza valutarne le conseguenze. Oggi, naturalmente, Putin potrà essere visto come un eroe per il suo sostegno a circa metà della popolazione. Ma dove porterà tutto questo? In realtà, la Russia, anche se non lo afferma apertamente, interviene anche per l’indipendenza della Crimea o per collegarla al territorio russo. Ci siamo già passati. In Georgia, in Cecenia, anche lì erano presenti movimenti separatisti.

D.: Se ricorda nel ’94, all’inizio ci fu un dispiegamento segreto di forze militari, dette cisterna, che si arresero e, l’allora presidente, Dudaev li ha mostrati in televisione come fossero prigionieri. Solo in quel momento la Russia ammise la sua presenza militare in Cecenia…
R.:Certo, ma noti l’espressione: “contingente limitato”. E’ una vera e propria presa in giro al buon senso e alla stessa Russia. Lo abbiamo già visto in Afghanistan.

 
D.: Il Consiglio di Federazione si è riunita in via straordinaria per la situazione venutasi a creare in Ucraina. Strano che di sabato, durante la Maslenica, tutti i membri del Consiglio siano al loro posto.
R.: E’ stato anche ordinato di raggiungere il quorum. Cos’è il nostro senato? E’ un’amministrazione presidenziale. Ecco cos’è il Senato. Non è assolutamente serio, tutte le decisioni le prende Putin. Io credo che prendendo questa decisione, si sia messo in trappola da solo.

D.: Con la Georgia non c’erano così tanti accordi vincolanti come con l’Ucraina. In Ucraina, il Presidente Kravchuk ha ottenuto una assicuraziona assoluta da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito con l’esportazione dei missili dal territorio ucraino. L’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina in 92-94 anni sono state garantite in tutti i modi possibili, inoltre, l’Ucraina è sempre stata un membro delle Nazioni Unite. Questo è stato garantito da tutti i trattati possibili, tra cui la Convenzione di Budapest, secondo cui ogni intervento deve essere concordato.
R.: Fa delle domande a cui è impossibile dare risposta. E’ chiaro che ciò che la Russia sta facendo non è niente di buono. Ma fino ad ora nessuna ha prestato attenzione che se tutto questo fosse successo prima delle Olimpiadi, sarebbero state boicottate. Calpestiamo lo stesso rastrello sovietico che abbiamo calpestato negli anni ’80. Temo che si possa andare verso in un isolamento tale, che sarà ancora più pesante nonostante tutti coloro che prendendo queste decisioni hanno depositi e beni immobiliari in Occidente. Ora, così la gente rischia, dipendendo sia da Putin che dall’Occidente. Sarà una collisione molto interessante, anche se molto triste.

D.: Ma può, l’intero interesse di questa campagna, essere non solo di dominazione ma anche di politica interna? Con una situazione così acuta entrerà in vigore quello che abbiamo visto in America nel 2001-2003, quando il presidente Bush entrò in guerra in Afghanistan e in Iraq, avendo anche una forte opposizione, quella dei Democratici che portavano avanti lo slogan “Noi non supportiamo la guerra, ma supportiamo i nostri ragazzi, il nostro esercito”. In questo modo il paese si concentra in un punto, e qualsiasi questione relativa alla crisi economica, alla svalutazione della moneta nazionale, tutto viene rimosso dall’ordine del giorno perché la Russia rispetta il suo sacro dovere internazionale?

R.: Credo che quello che avvenne in America fu una concentrazione temporanea, crollata abbastanza velocemente. Per quanto riguarda la Crimea e tutto ciò che stiamo osservando, penso che sia un’azione temporanea che si concluderà abbastanza rapidamente. Naturalmente, si batteranno per questo e ne trarranno un vantaggio. Ho paura anche di un’altra cosa: la Crimea è una zona difficile dal punto di vista etnico e religioso – un milione e mezzo di russi, tartari e ucraini. Non rischiamo di arrivare ad una versione ucraina del Caucaso del Nord? Quei tartari che l’altro ieri hanno gridato “Allah Akbar”, sono un segnale forte. Credo che nessuno riuscirà a reprime in poco tempo questa forza.

D.: Sì, è una forza che ancora oggi non si è pronunciata…
R.: Si è pronunciata e passeremo un sacco di guai per essere in un modo o nell’altro legati anche al mondo mussulmano. Stiamo calpestando il solito rastrello sovietico, post-sovietico e putiniano. Si immagini come vedranno tutto questo, ad esempio, in Kazakistan, uno dei principali partner della Russia nell’Unione Eurasiatica? Allora per quale motivo abbiamo bisogno di un’unione del genere?


D.: Dal punto di vista militare, ciò che fanno i soldati sottosta alle regole internazionali? Ossia, è giusto: all’inizio promuovere un’azione segreta, poi la presa silenziosa di punti strategici e solo in seguito annunciare l’invio di un contingente all’interno di un territorio?
R.: Qui posso rispondere in maniera paradossale. L’unica operazione bellica riuscita dell’esercito militare sovietico è stato nel ’68, con l’invasione della Cecoslovacchia. Credo che quest’operazione sarà più che un successo. Infatti possiamo osservare come i nostri corpi militari lavorano in queste situazione dove possono attaccare ma anche essere prudenti. Può suonare cinico, ma così si acquisisce esperienza. Vedremo cosa succederà a breve.

D.: C’è ancora un punto strategico: tutta l’acqua di Crimea proviene da nord dal canale Volga-Don, ed in risposta all’occupazione della Crimea, l’Ucraina può tranquillamente tagliare l’apporto di acqua nella zona, considerata oro.
R.: Sono cose di poco conto. C’è un famoso film in cui i tedeschi tentano di non fornire l’acqua, poi è arrivato un gruppo militare che ha fatto saltare in aria tutto e l’acqua scorse nuovamente.

[SPECIALE OLIMPIADI SOCHI] Amicizia, gioco leale e omofobia V

[Parte IIIIIIIV – Traduzione da Snob]

Kostantin Jablocnij, Presidente della Federazione sprotiva LGBT russa, pattinatore, 30 anni, Mosca

Lo sport LGBT

Nell’agosto del 2010 siamo stati i primi a partecipare ai Gay Games (che si tengono in Europa una volta ogni quattro anni) e siamo rimasti stupefatti, del fatto che una cosa del genere fosse possibile: una sfilata delle squadre all’apertura dei Giochi Olimpici, i partecipanti come rappresentanti di stato, i canali di trasmissione federali, e così alla sfilata della cerimonia di chiusura.
Tornando in Russia abbiamo deciso di creare una organizzazione simile anche da noi: un ambiento dove praticare lo sport senza limitazioni ne pregiudizi di genere (N.d.R.: La Federazione Sportiva LGBT è stata registrata agli atti nell’agosto del 2011 a San Pietroburgo).
Nei comuni sport di coppia, è assolutamente obbligatorio che la coppia sia formata da un uomo e una donna. Negli sport LGBT c’è la possibilità di esibirsi per una coppia dello stesso sesso. Anche noi abbiamo la squadra di hockey femminile e la squadra maschile di nuoto sincronizzato. Attualmente, tra i nostri scritti abbiamo 820 atleti e 47 regioni. 

Omofobia e sport
L’omofobia nello sport esiste, e non solo in Russia: in Russia non è ancora venuta fuori, dato che non ci sono atleti apertamente dichiarati. Nel mondo, ci sono stati casi di omofobia. Basta ricordare quanto rumore hanno suscitato le parole dell’allenatore della squadra di calcio croata che aveva affermato che nella sua squadra non c’era posto per gay. Sono intervenute molte associazioni europee per i diritti umani che lo avevano portato alle scuse pubbliche. 
Al momento, sappiamo che solo tre atleti olimpici russi sono dichiaratamente omosessuali. Una di questi ha anche scritto un appello sul nostro sito per incoraggiare a fare sport. Ma ha paura di ritorsioni omofobe. A lei non importa quello che pensa la federazione, ma quando la sua carriera finirà, ha paura che non la prenderanno come insegnante in una scuola sportiva. Abbiamo avuto già un caso simile nel 2011. Vlada Volnovskaja, lesbica, ha vinto la medaglia di bronzo agli europei di Rotterdam nella sua speciali: il volano. In seguito a questo, sul quotidiano MK è uscito molto materiale fotografico su di lei, e per questo è stata licenziata. Così, è stata lei stessa a scrivere un comunicato di sua spontanea volontà.
C’è una sciatrice della squadra russa che è la nostra punta di diamante, che tiene da noi allenamenti e competizioni. Lei non dice il suo nome. C’è anche un’atleta paralimpica, ma lei vive sotto un duplice incubo: oltre ad essere lesbica, ha le barriere fisiche dovute alla malattia. Per gli atleti paralimpici c’è una enorme concorrenza per poter entrare a far parte della squadra: se venissero a saperlo, non li prenderebbero. Gli atleti ne sono molto impauriti. 
La cosa interessante e che gli atleti che stanno per terminare la propria carriera sportiva, si rifiutano di sostenerci. Alla fine, dopo, non gli viene dato un posto in Russia Unita o come deputati alla Duma.
Su di sé
Hanno cominciato a prendermi in giro quando andavo alle elementari. I bambini sono molto crudeli. Alle medie i ragazzini mi dicevo: “Pfu! Froncio”. Naturalmente i miei genitori non sapevano niente di questi miei problemi. Ma sono una persona forte e non mi sono tirato indietro. 
Sono nato ad Archangelsk e ho vissuto 18 anni della mia vita là. Poi ho frequentato la facoltà di chimica all’MGU, terminai la specialistica e discussi la mia tesi di dottorato nel 2010; ad agosto partecipai ai Gay Game dove vinsi la medaglia d’oro, dopo che NTV ha trasmesso il mio coming out in diretta il 19.09.2010.
La mia vita è cambiata a 360°. Non sono diventato chimico e non sono andato all’estero. Sono diventato un attivista gay, dato che da noi ci sono molti scienziati e pochi attivisti. Ora insegno chimica la liceo. Non parlo di questi argomenti al lavoro, faccio il mio dovere e basta. Tutti sanno quanto sia specializzato e come lavoro. Non ho ricevuto né lettere, né minacce, nessuno ha portato via i bambini. Il nostro è un popolo che, in qualche modo, si adegua. Così al lavoro sanno tutti di me, così come nel pattinaggio, i miei lo sanno, i miei amici. Io vivo tranquillo, non mi serve più filtrare la mia vita. Cammino per strada con la bandiera arcobaleno su una maglietta e con il simbolo della nostra federazione sulla borsa. E nessuno mi minaccia, nessuno mi picchia, nessuno mi insegue. 
L’unico episodio è stato uno spiacevole incidente a pattinaggio. A 26 anni ero il più giovane giudice tecnico dell’elenco nazionale dei giudici russo. Ma dopo la storia delle Olimpiadi gay hanno cominciato a declassarmi, fino a quando, l’anno scorso, volevano escludermi dalle liste per motivi formali: sembra che la circoscrizione federale di Archangelsk non abbia consegnato la mia documentazione.

Sul divieto della propaganda omosessuale
Dopo l’entrata in vigore della legge abbiamo iniziato ad avere problemi con gli iscritti: la gente aveva paura a registrarsi e a partecipare ai nostri tornei. Se nel 2011 il nostro festival sportivo è andato alla grande, avendo persino una copertura televisiva; nel 2012, al momento della chiusura delle iscrizioni, avevamo solamente due partecipanti. E solo le nostre lunghe persuasione hanno attirato altre persone. 
Sì, la vita è cambiata. Questa legge fa cadere la gente in depressione: pensano di essere fuorilegge, indesiderati, come se il mondo intero provasse odio per loro. Così si chiudono ancora di più.
Sul boicottaggio delle Olimpiadi
La situazione ora è molto tesa. Insieme alle organizzazioni occidentali per i diritti umani, stiamo sviluppando una strategia di azione durante le Olimpiadi. Le azioni saranno, non solo a Sochi. La coalizione internazionale della Casa dell’Orgoglio, Bright house, ad esempio, prepara le azioni di protesta – same sex hand holding – e chiederanno agli atleti europei di camminare a coppie dello stesso sesso mano nella mano durante la cerimonia di apertura. In tal modo, dimostreranno la solidarietà alla comunità LGBT in Russia. Il Comitato olimpico ha risposto duramente a questa iniziativa: hanno detto che questi atleti saranno squalificati o addirittura arrestati. Ma io credo che non faranno nessuna mossa. Se ci fossero degli arresti di massa, la Russia perderebbe il diritto di ospitare non solo le Olimpiadi, ma anche i campionati del mondo.

Non credo che ci sarà un boicottaggio dei partecipanti stranieri. La gente si prepara una vita per partecipare almeno una volta alle Olimpiadi. Loro non sacrificano la loro carriera per il gusto di farlo.

Ho intenzione di andare a Sochi, ma non è detto che ci lascino passare. Le olimpiadi sono una grande prigione. L’intera area sarà ripulita. E per andare lì, serve il passaporto del tifoso la cui registrazione passa attraverso l’FSB . Forse abbiamo tutti i nostri numeri nella lista nera.

[SPECIALE OLIMPIADI SOCHI] Amicizia, gioco leale e omofobia IV

[Parte IIIIII – Traduzione da Snob]

Egor, atletica leggere, 40 anni, Mosca

Omofobia e sport

E’ da quando ero in quarta elementare che pratico atletica leggera. Ho conseguito lo qualifica di “Maestro di sport di classe internazionale“, sono stato per due volte vincitore del campionato russo. Per la mia altezza, 1 metro e 78, è un buon traguardo. Mi sono ritirato dalle gare nel 2002,a ll’età di 30 anni. Mi sono preso una pausa, ho continuato a mantenermi in forma, e quando venni a conoscenza della federazione sportiva russa LGBT, inizia a gareggiare per loro. In contemporaneo, faccio gare per i veterani dello sport.

Il mondo dello sporto è severo: per far parte di una squadra, nella testa bisogna essere al di sopra di tutti gli altri. I candidati per un posto sono molti e possono mandarti via in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo.  Per questo motivo non ho mai fatto comming out o parlato di queste cose. E’ sempre accaduto di dover nascondere il mio orientamento sessuale.

Con i miei amici sportivo mi sono già dichiarato da molto tempo. Non mi sono mai imbattuto in niente di negativo, alcuni dissero addirittura che se lo immaginavano. Ma dove adesso gareggio (sebbene siano veterani dello sport) nessuno sa della mia omosessualità. Non è da molto che li frequento, e bisogna tastare il terreno.

Su di sé

Sono di Tula. Ho terminato il ciclo di studi Sovietico di 10 anni, poi ho proseguito iscrivendomi all’Università Statale di Tula, presso la Facoltà di Sport.

All’inizio cercavo di combattere contro la mia natura, dato che a quel tempo era considerata una cosa del tutto innaturale. Era l’inizio degli anni ’90, non c’era nessun computer, o internet, era un vera fortuna. C’erano già le battute sprezzanti verso le persone omosessuali. Era molto pesante. Mi sentivo una persona completamente sola. Alcuni erano fortunati: si incontravano con il/la proprio/a partner o semplicemente con gli amici, con cui potevano parlare. Per molto tempo rimasi solo, non avendo accesso ad alcun tipo di informazione. E’ stato difficile.

Il comming-out

Lavoro a scuola come insegnante di educazione fisica, e nella sfera dell’educazione si è molto severi con questo tipo di argomento. Sono sicuro al 100% che se i miei colleghi lo sapessero, sarei costretto a cambiare posto di lavoro. Mi è già successo una volta: su “Odnoklasniki” (N.d.T.: Social Network russo) fu postata una mia foto molto personale (tutto nei limiti della decenza) e al lavoro mi hanno fatto intendere che sarebbe dovuta essere cancellata, non si sa mai che i bambini la vedano. Per questo è meglio che non dica niente. Perché devo crearmi problemi?

Anche i miei parenti non lo sanno. Sono persone anziane, non voglio turbarli. Vivi e lasciali vivere in pace. In fondo, penso che sospettino qualcosa. Ma io non oso rischiare di compromettergli la salute.

[SPECIALE OLIMPIADI SOCHI] Amicizia, gioco leale e omofobia III

[Parte III – Traduzione da Snob]

Natal’ja, membro della squadra paralimpica russa, 35 anni, Mosca


Omofobia e sport paralimpico

Tra gli atleti paralimpici, ci sono certamente gay e lesbiche, ma nessuno di loro lo dichiara. Tutti sanno cosa questo può comportare: espulsione dalla squadra. Nelle persone in salute, l’orientamento sessuale può essere dettato da abitudini e comportamenti. Ma noi, che siamo in qualche modo ciechi, cosa vediamo? Ho delle ipotesi rispetto ad alcune persone all’interno della squadra, e molto spesso mi scrivono su internet: «Anche voi ne avete una così», ma nella vita, nessuno solleva questo tipo di tematica.

Per gli atleti paralimpici, in generale, è molto più diffcili rispetto agli altri altleti. Non hanno bisogno di inutili seccature. «Ne abbiamo uno in squadra? Allora va subito eliminato, così che non ne rimanga traccia alcuna». Molte cose nello sport paralimpico non si possono fare…E anche se avessi aperto la bocca una sola volta, è fatta! Addio! A loro non importano le persone invalide, ma le medaglie e i soldi.

Sono abbituata da una vita a nascondere il mio orientamento sessuale: di stupidi siamo pieni. Nella mia squadra, non lo sa quasi nessuno, solo qualche amica e il mio allenatore.

Su di sé

All’età di 10 anni avevo provato una gran varietà di sport. Ma per problemi di vista sono stata espulsa da ognuno di questi. Quando frequentavo la prima elementare sono andata ad una lezione di danza classica, ma non mi hanno preso perché ero troppo alta. Ho fatto ciclismo, poi a 10 anni ho provato atletica leggera, mi hanno presa per il lancio del peso. Ma smisi presto: l’allenatore aveva paura ad aumentare il peso della palla, così persi la voglia. Ho giocato anche a calcio, ma anche loro avevano capito che non ci vedevo molto bene. A 16 anni, frequentai il rugby. Anche lì, mi hanno detto: «Ragazza, curati gli occhi e poi torna».

Quello che sognavo era andare alle Olimpiadi. Un giorno, al lavoro, mi hanno consigliato: vai, mi hanno detto, partecipa a quello per i diversamente abili. Arrivai terza il primo anno; quello successivo, seconda. Poi conobbi il mio allenatore paralimpico. «Dai, prova – mi ha detto – vinci questo, questo e quest’altro e andrai alle Olimpiadi». Risultato: ho partecipato tre volte alle Paralimpiadi.

Ho capito di me alle superiori…Avevo 16 anni, e iniziava a piacermi un’insegnante, ma non l’ho mai dato a vedere in nessun modo. Sono stata sempre discreta. Una persona non poteva sicuramente  immaginarlo. Ogni tanto ci penso ancora, continua a piacermi da allora…

Sono venuta a conoscenza della comunità LGBT più avanti, grazie ad internet.  Tutto è inizaito con quei siti di incontri…E così, camminando per strada, da sola, senza conoscerti…Ti accorgi di aver passato l’itera vita in sordina.

Il Cumming-out

Se non fossi legata alla sfera paralimpica, non mi importerebbe nulla se la gente sapesse o no di me. Ma io vivo per questo sport. Mi prenderebbero in giro e si libererebbero di me. Non voglio dichiarare apertamente di essere lesbica. Non ne sento il bisogno. Se me lo chiedessero all’improvviso, vorrei non aver paure e rispondere onestamente: «Sì, lo sono». Ora, con questa legge (divieto di propaganda omosessuale), le perosne hanno inziato ad darci giù così pesante, che la cosa è diventatat ancor più nascosta. Soprattutto tra le persone con disabilità.