Categoria: Russia

Eurovision Song Contest: Una vittoria annunciata

Conchita Wurst vince la 59a edizione dell’Eurovision Song Contest (ESC). Non è stata certo una sorpresa, per quanto, durante la prima serata di Semifinale, è stata annunciata per ultima, proprio per creare quella suspense che ti fa sentire che qualcosa non vada come deve andare. Ingenui. La sua Rise Like a Phoenix sembra aver colpito nel cuore degli europei. Un bello schiaffo morale all’ondata di intolleranza che la Russia sta cercando di portare avanti come missione etica, nascondendo un’arretratezza purtroppo condivisa dalla maggior parte della popolazione. Una semplice demagogia, che lascia le persone nell’ignoranza delle tematiche, rimanendo così legata a stereotipi ormai antiquati. Proprio dalla Russia, nel periodo in cui la partecipazione di Conchita era diventata ufficiale, erano partire le minacce di boicottare il Festival e di non trasmettere in tv la manifestazione canora.
Adesso, che la vittoria della drag queen è realtà, i politici russi parlano di “Fine dell’Europa“, prigioniera di un moderno etnofascismo, incarnato proprio da Conchita.

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"Al mattino, la gente usciva di corsa a donare il sangue…" – I fatti di Odessa [PARTE II]

[Traduzione da Novaja Gazeta, PARTE I]

Pro-Maidan (medico)

– In Piazza Sobornaja si erano riuniti i manifestanti di Euromaidan e gli ultras del Chernomorets e del Metallurg. Era stata prevista una manifestazione pacifica da Piazza Sabornoja a Parco Shevchenko, dove si trova lo stadio. Quando la gente ha iniziato la marcia, vicino hanno iniziato a riunirsi quelli della fazione opposta – a Campo Kulikovo – dove si trovavano gli Antimaidan. Hanno iniziato ad aggredire le persone. Gli Antimaidan erano numericamente superiori, ma non erano armati, per questo hanno iniziato a picchiare. La polizia ha cercato di contenere la situazione, ma di ogni tanto la situazione sfuggiva di mano. L’età media dei violenti negli Antimaidan era tra i 19 i 30 anni. All’inizio avevano solamente mazze da baseball. Quando i manifestanti di Euromaidan hanno cominciato a difendersi e, ad esempio, i nostri vecchi compagni di Kiev hanno iniziato a distribuire dei mattoni, sono spuntate le armi. Non appena furono viste, hanno chiamato altre persone per difendersi, le quali reprimevano le provocazioni armati di bastoni. Quando le due forze sono diventate pari, allora si sono iniziati a sentire degli spari. A quel punto, ci fu nuovamente un disequilibrio di forze.

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"Al mattino, la gente usciva di corsa a donare il sangue…" – I fatti di Odessa [PARTE I]

[Traduzione da Novaja Gazeta]

Il motivo della tragedia di Odessa, nella quale hanno perso la vita almeno 46 persone, è molto semplice. I militari della polizia ucraina non volevano o forse non potevano impedire che la gente si uccidesse l’un l’altra. Nessuno sa da dove provenissero le bombe moltov, le mazze da basball e le armi da fuoco. Inoltre, nessuno vuole capire che uccidere i “propri” non serve a nulla, attaccano o si difendono.

 

Odessa, diventata scenario di una comune guerra civile, il mattino dopo riprende i sensi: la gente usce di corsa a donare il sangue! Per una notte intera ho incontrato persone che hanno attaccato la Casa dei Sindacati e che l’hanno difesa, e ricordo che alle domande sul perché fosse successo non le dovevano dare i giornalisti; gli stessi interlocutori avrebbero voluto sapere un mio parere. Ma ancora una volta voglio dare voce, in maniera anonima, alle persone che ancora vivono nella stessa città. Io so come si chiamano, ma non voglio che lo vengano a sapere quelli che potrebbero punirli con mazze da baseball e arresti.

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[SPECIALE CRISI UCRAINA] La Crimea è russa: così la pensano in Russia

[Traduzione da The Guardian]

Può una cosa essere evidente ed incredibile allo stesso tempo? Certamente. Soprattutto se non si vuole ammettere la realtà dei fatti. Fino a quando le truppe russe non sono sbarcate in Crimea, molti russi erano incapaci di ammettere la realtà descritta da Vladimir Putin. “Abbaia ma non morde”, pensavano.
Non che Putin abbia tenuto segrete le sue intenzioni. Ha sempre promosso l’idea che l’Unione Sovietica fosse una potenza colonizzatrice; inoltre, definì il crollo dell’URSS “la più grande catastrofe geopolitica dei nostri tempi”.
Di recente, ha annesso una parte della Georgia per mezzo di un’invasione militare nel 2008. Ma ci sono due differenza tra la situazione georgiana e quella ucraina. Tecnicamente non fu Putin, ma Medvedev, allora presidente della Federazione Russa, ad invadere la Georgia. Molto più importante, i liberali russi non appoggiarono molto i loro ragazzi in Georgia durante la guerra; anzi, erano scarsamente consapevoli delle lotte politiche all’interno del paese.

L’Ucraina è diversa: per tre mesi i russi sono rimasti a guardare l’impasse, gli oppositori vennero identificati con le forze anti- Yanukovich a Kiev.
Forse l’ultima volta che l’intellighenzia russa è stata spettatrice di controversie interne di un altro paese fu precisamente il 1968 durante la Primavera di Praga, dove speravano che i cechi riuscissero a costruire quello che loro definivano “socialismo dal volto umano”. Credevano anche che avrebbero mantenuto la promesso per una vita migliore in Unione Sovietica. Nell’agosto del ’68, i sovietici invasero la Cecoslovacchia, reprimendo la Primavera di Praga. A mosca, sette persone scesero in strada per protestare contro l’invasione; vennero arrestati ed così nacque il nuovo movimento dissidente.
Il parallelismo finisce qui. E’ probabile che quello che sta avvenendo in Ucraina fomenti dei nuovi movimenti di protesta in Russia: il giro di vite in corso sulla società civile, rende il prezzo della protesta troppo alto. Eppure, l’invasione della Crimea è una pietra miliare della politica interna russa.
E’ il segnale della perdita dell’ingenuità: non per molto i russi continueranno a pensare che Putin sia semplicemente un nostalgico dell’URSS. E’anche il segnale della sempre maggiore polarizzazione della società russa: in aggiunta a tutte le altre linee lungo le quali i russi sono divisi e attraverso il quale il dialogo civile è impossibile, ora c’è l’abisso tra sostenitori e oppositori dell’annessione prevista. Significa anche che la repressione politica in Russia si intensificherà ulteriormente.
Queste conseguenze evidenti e tragiche oscurano la sfida che la nuova guerra di Crimea pone alla coscienza post-imperiale della Russia. “Posso essere ragionevole su tutto, ma non posso dare la Crimea”, fu una delle ultime linee di pensiero di Galina Starovoitova, consigliere sulle politiche nazionali di Boris Eltsin, che ha supervisionato i primi tentativi della Russia di liberare le sue colonie.

Voleva dire che, come quasi ogni russo, sentiva la zona balneare del Mar Nero parte del suo diritto di nascita, qualunque cosa le mappe potessero dire. La maggior parte, se non tutti i russi, nutrono questo pensiero di eccezione verso la Crimea, anche se appartengono alla minoranza che rifiuta la nostalgia sovietica.

Se la Russia ha funzionato come società con stato di diritto e una certa comprensione comune della sua storia complicata, l’inibizione contro l’agire su questo impulso eccezionalista sarebbe venuto dall’alto. Ma con l’invio di truppe in Crimea da parte del governo, spetta ai singoli russi trovare gli argomenti e, ancora più difficile, le motivazioni per opporsi all’aggressione.

[SPECIALE CRISI UCRAINA] A Kiev cresce la paura della "guerra"

[Traduzione da Libération]


E’ in un silenzio teso che i clienti di un caffè di Kiev ascoltato la notizia: il Consiglio della Federazione russa (la camera alta) ha approvato all’unanimità “l’uso sul territorio dell’Ucraina delle forze armate russe fino alla normalizzazione della situazione politica nel paese”, richiesto dal presidente Vladimir Putin,”in ragione (…) alle minacce delle vite dei cittadini russi, nostri connazionali, le forze armate russe andranno in Ucraina”. La Russia potrebbe ora utilizzare le forze della flotta russa nel Mar Nero, con sede in Crimea, o inviare truppe supplementari. Da diversi giorni, la situazione in Crimea è tesa, uomini armati senza riconoscimenti sono presenti per le strade di Simferopoli, e controllano il Parlamento di Crimea. Venerdì, l’Ucraina ha definito una “invasione armata” i 2000 soldati russi nella penisola.

“Ma non volevamo crederci, non potevamo immaginare che Putin sarebbe stato capace di attraversare il confine”, dice Marina, di origine russa, sconvolta, dopo aver ascoltato la notizia di Piazza Indipendenza. Sui social network , la parola “guerra” è onnipresente. Anche con sarcasmo: “Questa è una grande idea: portare le forze armate russe in uno Stato vicino per difendere i cittadini russi dalla minaccia rappresentata dalle forze armate russe inserite prima”, ha scritto un giornalista sulla sua pagina Facebook. Dalla piazza, uno dei coordinatori del movimento di Piazza Maidan invita alla calma. Tra la folla non c’è un sentimento di panico, ma una preoccupazione crescente. “I fatti sono molto gravi. La Russia ha violato i suoi accordi con l’Ucraina ed il nostro diritto di sovranità, è aggressione pura e semplice”, non dubita Egor, un ragazzo di Kiev venuto per guardare le notizie sul posto.

“Questa non è solo un’annessione”

Il Cremlino continua a mantenere l’incertezza, come ha fatto nei giorni scorsi: “E’ il punto di vista del Consiglio della Federazione. È il Presidente che prende la decisione [dell’uso dell’esercito]. Al momento, non vi è stata alcuna decisione”, ha detto il portavoce di Putin, Dmitry Peskov (RIA Novosti). Ma a Kiev, il messaggio è chiaro. E deve agire di conseguenza. “Il Parlamento ucraino dovrebbe chiedere al comandante in capo di dichiarare la mobilitazione generale dopo l’inizio della aggressione russa contro l’Ucraina”, ha detto uno dei leader dell’opposizione e candidato alle prossime presidenziale, Vladimir Klichko, richiamando anche l’attenzione “dei capi di Stato per garantire la sicurezza dell’Ucraina e rispettare i loro obblighi internazionali stabiliti dal Memorendum di Budapest. In questo modo si desidera fermare l’aggressione da parte della Russia contro l’Ucraina sovrana”.

“Quello che sta accadendo proprio ora, non è solo una annessione, si tratta di un intervento con le forze armate”, ha dichiarato da parte sua Ruslan Kochoulinsky, il vice-speaker della Rada (Parlamento ucraino) che deve decidere questa Domenica se dichiarare lo stato di emergenza nel paese.

Il presidente dell’Ucraina Oleksandr Turchinov ha annunciato Sabato sera che l’esercito ucraino è in allerta. Mentre il Primo Ministro Arseniy Yacenyuk, ha affermato di aver avuto un incontro con Dmitry Medvedev, Sabato sera, in cui ha chiesto alla Russia “di fare rientrare le sue forze armate nelle loro caserme sul Mar Nero per ridurre la tensione”. “Un intervento militare sarebbe inaccettabile perché sarebbe una violazione di tutti gli accordi internazionali”, ha detto, mentre afferma di essere convinto che “la Russia non lancerà un intervento militare perché significherebbe la guerra e la fine di ogni relazione tra i due paesi”.

[SPECIALE CRISI UCRAINA] Una dichiarazione di guerra

[Traduzione da El Pais]

L’escalation pre-bellica in Crimea continua. Soldati su veicoli militari non identificabili stanno bloccando le zone militari ucraine e si dimostrano riluttanti a voler passare dalla parte russa dichiarando lealtà al governo di Kiev. Intanto, una colonna di veicoli militari russi si sta muovendo sulla strada per Simferopoli, capitale della Repubblica Autonoma di Crimea, da Sebastopoli dove la flotta russa ha sede sul Mar Nero, secondo i media locali e le immagini diffuse dalla televisione.
Nella strada che unisce Simferopoli a Yalta, nella località di Perevalnoye, l’unità della 36a Brigata Meccanizzata dell’esercito ucraino e completamente circondata da decine di soldati armati di kalashnikov, anche se i militari ucraini continuano a resistere alle pressione, dichiarando fedeltà a Kiev. Quattordici camionette militari senza riconoscimenti – anche se tre hanno la targa russa – sette fuoristrada e almeno una torretta con mitragliatrice, sono appostate intorno al perimetro della base e si sono insediate nell’area militare. Le unità delle forze armate in diversi punti del paese non hanno abbandonato il loro posto e si sono rifiutati a passare dal versante russo, riaffermando la loro lealtà al governo di Kiev.
Il presidente ad interim, Oleksandr Turchinov, ha confermato che le truppe russe stanno bloccando unità militari ucraine” nella Repubblica Autonoma di Crimea e ha annunciato il blocco dello spazio aereo non commerciale. Da parte sua, il primo ministro ucraino Arseyj Yatsenyuk, ha affermato che il movimento delle truppe russe in Crimea sono una vera e propria “dichiarazione di guerra” contro l’Ucraina e ha sollecitato Putin al ritiro dei suoi soldati. “Vogliamo che ritiri le sue truppe da questo paese e non venga meno agli accordi bilaterali sottoscritti”, ha dichirato Yacenyuk attraverso un comunicato ufficiale trasmesso dalla BBC.

Mobilitazione dei Riservisti

Il Ministro della difesa ucraino ha mobilitato tutti i riservisti (tutti gli uomini fino a 40 anni, in un paese con servizio militare obbligatorio) e ha ordinato al capo di Stato Maggiore e ai comandanti militari di mettere in allerta di combattimento le unità prima dell’intervento militare russo sulla penisola di Crimea, autorizzata ieri dal parlamento russo su richiesta del presidente Putin.
Lo ha annunciato questa Domenica il segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina (CSND), Andrey Paruby, in un’apparizione davanti alla stampa presso la Verkhovna Rada (il parlamento ucraino) a Kiev. Paruby ha aggiunto che la chiamata dei riservisti riguarda solo “quelli che il Ministero della Difesa ritiene necessari”. “Abbiamo bisogno di un esercito unito, abbiamo bisogno di un’azione coordinata”, ha sottolineato.

Sabato scorso, prima che l’escalation delle tensioni e della minaccia russa, il nuovo primo ministro ucraino Arseyj Yatsenyuk, ha invitato la Russia a rimuovere il suo esercito dal territorio ucraino. “Siamo pronti a difenderci”, ha detto in un discorso in diretta televisiva. “Se si verificherà un attacco, significherebbe la guerra e la cessazione di tutte le nostre relazioni con la Russia”, ha detto dopo una riunione di emergenza con i capi della sicurezza nel paese.

Kiev ha risposto avvertendo il suo esercito dopo la delibera del presidente russo, Vladimir Putin , di impiegare le truppe russe nella penisola del Mar Nero. Insieme a Yatseniuk era presente il presidente ad interim Olexander Turchinov, il quale ha affermato che i punti strategici del Paese, come aeroporti e centrali nucleari sono protetti. Ha invitato la popolazione alla calma. “In caso di attacco , abbiamo un piano di risposta”, ha assicurato. Da parte sua, il ministro degli Esteri Sergey Deshchiritsya, ha chiesto l’aiuto della NATO per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina.

Ora , il Ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina dovrebbe rivolgersi senza indugio agli organi competenti firmatari del Memorandum di Budapest – USA e Regno Unito – per organizzare consultazioni urgenti e garantire la sicurezza di Ucraina. Questo trattato, firmato nel dicembre 1994 nella capitale ungherese, garantisce grazie ai paesi firmatari (inclusa anche la Russia) la sicurezza di Ucraina, la sua sovranità e l’integrità territoriale dopo la rinuncia delle armi nucleari ereditate dall’Unione sovietica. Il Ministero dell’Interno è incaricato di rafforzare la protezione degli impianti energetici del paese e le altre infrastrutture strategiche.

[SPECIALE CRISI UCRAINA] L’inizio della fine

[Traduzione da Ezhdevny Zhurnal]


Ricordate questo giorno. Il 1 marzo non è stato l’inizio della primavera. La guerra è iniziata. Che si concluderà (Dio non voglia! Non voglio che finisca così! Spero in un miracolo!) con la bancarotta e il completo collasso del mio paese.

Tutto questo è accaduto prima. Era gli anni ’80. L’Unione Sovietica, dove sono nato, allora decise di ospitare le Olimpiadi e, allo stesso tempo, iniziare una guerra. Le Olimpiadi sono state un grande successo e hanno proclamato il trionfo della nostra squadra. Miliardi di rubli, quelli vecchi, spesi per una vacanza di due settimane, nessuno ci credeva.

Poco prima l’Unione Sovietica iniziò la guerra in Afghanistan. Una guerra inutile, la guerra che nessuno di noi aveva chiesto, dove i nostri ragazzi hanno combattuto eroicamente – ma per cosa? Questa guerra, le sue migliaia di tombe, i suoi migliaia di storpi, che sono ancora a chiedere l’elemosina nelle stazioni ferroviarie e nella metropolitana di Mosca. Insieme alle Olimpiadi. Insieme alla corsa agli armamenti, in cui non abbiamo avuto alcuna possibilità di conquistare un paese, tre volte più sviluppato. Insieme con altri miliardi di quei vecchi rubli spesi per sostenere i paesi che non hanno mai e non ci daranno mai indietro i nostri prestiti e poi ci sputano addosso alle spalle. Tutto questo insieme sarà l’inizio della fine della storia del paese dove sono nato. In soli 11 anni il paese sarà cancellato dalla mappa.

Ora la situazione attuale è diversa da quella precedente solo per due cose. Nel 1980 le Olimpiadi sono iniziate prima della guerra. Una seconda differenza è che ora i ritmi della vita quotidiana vanno più veloci. Quel paese ormai andato era molto più grande e più potente. Aveva un grande potenziale umano, militare, economico puramente aritmetico. Ora la ricca Ucraina con le sue risorse non fa parte della mia vecchia nazione ma è il nemico della mia nazione odierna. Ma aspettare 11 anni non è più necessario.

E’ sorprendente capire che in questo momento si sta vivendo all’interno di un manuale di storia, che viene scritto nel corso degli anni e i bambini che lo leggeranno, scuoteranno la testa. Eppure, dicono di aver vissuto, allora, in maniera miserabile. Ma io non voglio vivere in queste pagine di storia. E sono terribilmente dispiaciuto che la maggior parte dei miei connazionali adesso non si renda nemmeno conto che siamo tutti nella stessa barca e che ancora una volta ci tocca sopravvivere.