Così ha parlato l’Europa esausta

[Traduzione da Aguas Internacionales]

Hanno parlato coloro che sono stanchi dell’austerity, coloro che hanno voce solo una volta ogni quattro anni: ha parlato l’Europa esausta. Essere un Governo nel mezzo della più grande crisi economica mondiale dopo la Grande Depressione è una roulette russa elettorale. Nessuno sembra in salvo: non importano le idee, le persone, il ricordo dei successi, i colori delle bandiere. Qualsiasi responsabilità della crisi, nella sua manipolazione, riceve un castigo.

Con Nikolas Sarkozy (al suo caso vanno aggiunti un rifiuto del modo di essere e di governare e le promesse non mantenute), sono 12 i leader europei scalzati dal potere da quando è scoppiata la crisi nel 2008. Ricordate all’inizio, il subprime?

E’successo ieri in Francia, è successo venerdì scorso in Gran Bretagna alle elezioni comunali. Nessuno è libero dal terremoto del malcontento. Il malcontento ha colpito in Grecia i due maggiori partiti, Nuova Democrazia (che ha ingannato i bilanci dell’euro) e i socialisti del PASOK ha avuto un calo di quasi il 45% rispetto al 2009.
Nello scenario politico entrano in scena nuovi personaggi: l’estrema destra (è preoccupante l’ascesa dei nazisti greci di Alba Dorata) e i partiti anti-classe politica, come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, un comico italiano che si è messo a fare sul serio.

John Cassidy, sul The New Yorker, ha chiamato “il Referendum dell’austerity” l’insieme straordinario delle elezioni di Francia, Grecia, Serbia e nella Land tedesca dello Schleswig-Holstein. Angela Merkel ha subito una seria batosta in questa regione del nord, a confine con la Danimarca. Per il suo partito, il CDU, non sarà facile governare. La novità è il Partito dei Pirati, che ha guadagnato l’8%; sono i Verdi del XXI secolo.  
FRANCIA
Questa volta, i francesi hanno potuto ritenere di essere qualcosa di più che francesi, quasi americani. De Gaulle disse che le elezioni presidenziali degli USA sono così importanti e ci riguardano tanto che dovremmo votare per queste. Questa volta le elezioni della Francia sono state vitali per l’Unione Europea, per la politica ufficiale che mette davanti l’austerità alla crescita. Wall Street sembra d’accordo. Sono già pronti per lo scambio: da Merkozy a Merkollande.
Agela Merkel è ora più sola nella sua intransigente difesa dei tagli del deficit e dell’austerity come valore supremo. La Francia si espressa è già si muovono degli appuntamenti. Hollande non può cantar vittoria troppo presto, ci sono altre elezioni a giugno, questa volta legislative. Sarà il primo esame sulla realizzazione delle sue promesse, della sua capacità di mantenere l’illusione e la mobilitazione della sinistra. Der Spiegel, tutto ottimista, intitola: “Un nuovo presidente destinato a deludere“.  
Un libro: Lo straniero di Albert Camus, un riferimenti etico della cultura europea, quella che è messa in gioco in questa crisi.
Il film: Quasi amici. Una storia di rispetto, l’incontro tra il mondo della periferia più estrema e il quartiere dei ricchi, E’ buonista, divertente, lascia un buon sapore.
Per informarsi e sorridere: i burattini chiamati Les Guignols d’info
Una canzone: Autre Monde de Teléphone. Sa di mondo felice. Ha suonato l’altra notte a La Bastiglia.
Per pensare: la vignetta di Plantu, il Vauro francese.
GRECIA
Il paese più colpito dalla crisi ha messo in piedi un Parlamento diviso in tre blocchi: quelli di governo, che difendono gli accordi con la Troika, l’austerity, la liberazione e i suoi sacrifici; quelli anti austerità e gli xenofobi dell’estrema destra. Gli eurocomunisti di Syriza sono il secondo partito più votato. Il primo, Nuova Democrazia,conservatore, beneficerà del bonus di 50 posti in parlamento per il partito più votato, previsto dalla legge. Senza questo regalo avrebbe solo 58 posti
   
Formare un governo sarà più di un lavoro di ingegneria, sarà un miracolo. Gli ultimi dati ufficiali, con il 99,9% dei voti contati, sono catastrofici. La somma di Nuova Democrazia + 50 seggi + PASOK non raggiunge la maggioranza assoluta in parlamento. Mancano due seggi. Non è solo un problema di aritmetica, che sanno di avere oltre il 67% del paese contro. Antonis Samaras, leader populista di Nuova Democrazia, sarà incaricato di formare un esecutivo stabile. Ha tre giorni. Nella sua prima dichiarazione ha annunciato che è disponibile a rinegoziare con la Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e FMI).

La sconfitta di Sarkozy in Francia ed i risultati greci sono un disastro per la Merkel e per i mercati. Ci potrà essere un lunedì nero.



Manolis Glezos, el símbolo de Syriza. / John Kolesidis (REUTERS)
 Un libro: La vita e le avventure di Alexis Zorbas, romanzo scritto da Nikos Kazantzakis, che diede seguito al celebre film di Michael Cacoyannis. L’ultimo di Petros Markaris, Io e Kostas Charitos, il ritratto attuale della crisi.
Un film: Z – L’orgia del potere di Costa Gavras, la storia della dittatura dei colonnelli. E’ essenziale mettersi a leggere i titoli di coda: ” E proibirono la Matematica moderna”.

Per informarsi: il quotidiano greco Ekathimerini. in inglese.
Per cantare: Mikis Theodorakis, il padre dell’anima greca moderna.

SERBIA
Serbia esce da un lungo tunnel nazionalista e rischia di entrare in un altro. Con i simboli della decada ultranazionalista e sanguinosa degli anni ’90 morti (Slobodan Milosevic) o imprigionati a L’Aja (Karadzic e Mladic), l’autostrada per il futuro è, in teoria, chiara. Il problema è che un’Unione Europea che non regge, non è più il sogno di giovani serbi, anch’essi piegati dalla disoccupazione di massa. Nelle elezioni di ieri sono venuti avanti il nazionalista Tomislav Nikolic, l’ex leader del Partito Radicale, trasformato in un pomposo Partito Progressista serbo (PPS). Possono vincere e non governare.

L’europeista Partito Democratico di Boris Tadic, il voto utile, è quasi alla pari con il PPS. La Serbia luminosa e con una forza creativa enorme che vota il Partito Liberal Democratico di Ceda Jovanovic aumenta in numero di voti, ma ancora una volta tutto dipenderà da socialisti di Ivica Dacic. Hanno loro la chiave della governance.

Non c’è più il gioco del tutto o niente, come quattro anni fa (l’Europa o il vittimismo e il negazionismo dei crimini come quello di Srebrenica), ma perseverano i pericoli nella Republika Srpska di Bosnia-Erzegovina, sempre con la tentazione secessionista; succede anche nel nord del Kosovo. Ci sarà il ballottaggio presidenziale tra i due vecchi rivali, Tadic e Nikolic. Sarà in queste due settimane, quando ci saremo abituati a Hollande.

Un libro. Ce ne sono molti che spiegano il nazionalismo, la tendenza storica di commettere errori. Mi piace Tre canti funebri per il Kosovo dell’albanese Ismail Kadare: smantella il mito della battaglia di Kosovo Polje, la culla della Serbia celeste e mitologici. Inoltre: Vladimir Arsenijevic, con un testo sul Kosovo, I nostri neri, i nostri nemici.


Un film: Underground di Emir Kosturica. Una metafora della guerra e di coloro che traggono profitto da essa. Il mondo del sotterraneo, spaventato, convinto del fatto che la guerra continui, mentre la superficie lucra sulle loro paura. E’ una pena di Kosturica essere caduti in questo nazionalismo perché il suo film è un monito contro le menzogne ​​e miti.
Per informarsi: Il ponte sulla Drina di Ivo Andric è essenziale per comprendere i Balcani. E sul nazionalismo di Milosevic:  The Politics of Symbol un Serbia di Ivan Colovic.

Per cantare il gruppo rock Bijelo Dugme, un simbolo di ciò che fu la Jugoslavia. Sono storici i loro concerti nel dopoguerra nel 2005 a Zagabria, Sarajevo e Belgrado. Un mondo che ora non c’è più.

Buona settimana.

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